Pupo e Papi

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Cattaneo e i voti di mafia alle Amministrative pavesi 2009
di Giovanni Giovannetti

Luigi Greco – braccio destro e sinistro di Alessandro Cattaneo – era a conoscenza della caratura criminale di Pino Neri, ma Cattaneo no. E lo sapeva Dante Labate, già socio in affari della famiglia Neri e candidato per Cattaneo, ma Cattaneo no. E lo sapeva Francesco Rocco Del Prete (candidato «nella piena disponibilità» del narcotrafficante ‘ndranghetista Pino Neri), amico del cuore del futuro sindaco fin dai tempi della scuola, ma Cattaneo no. E lo sapevano Valerio Gimigliano e l’ex polliziotto tutto d’un prezzo Ettore Filippi. Ma Cattaneo No, non lo sapeva, a lui nessuno l’aveva detto. E dunque che c’è di male a chiedere i voti della mafia, se non sai che sono della mafia. Fa ridere, ma è così.
Nella sentenza d’Appello al processo Infinito molte pagine sono poi dedicate all’apprendistato di Carlo Chiriaco a bottega da Neri e Cosimo Barranca (ai vertici della ‘Ndrangheta lombarda) così come Leonardo dal Verrocchio. Chiriaco ha conosciuto le patrie galere eppure, nel 2009, lo incontriamo tra i più risoluti coordinatori della campagna elettorale di babycattaneo e centrodestra. Anche Chiricaco pare conoscesse la caratura criminale di compare Pino, ma come gli altri non lo disse al Cattaneo, forse per non turbarlo… Leggiamo (pag. XXXI): «con piena consapevolezza di favorire il sodalizio criminoso» Chiriaco «contribuiva con condotte costanti e reiterate nel tempo al mantenimento in vita e al rafforzamento della capacità operativa dell’associazione mafiosa. In particolare: […] procurava voti della ‘ndrangheta in occasione di competizioni elettorali comunali e regionali…», eccetera.
Più avanti, al paragrafo su Neri  (pag. 384): «È del tutto evidente che fra gli scopi alternativi dell’appartenenza al sodalizio mafioso vi sia, oltre a quello di commettere delitti, anche solo il condizionamento del voto, il controllo del mercato, l’alterazione delle regole democratiche della rappresentanza e della concorrenza»; secondo i magistrati, l’apostolato ‘ndranghetista non lo si misura solo col metro del terrore, ma «dalla creazione di una rete di sodali che, attraverso il metodo mafioso, riesca a perseguire i suoi scopi anche solo in ambito politico, amministrativo, affaristico». È la cosiddetta “mafia dei colletti bianchi” di cui Neri si rivela ascoltato esponente.
Caro il mio ignoto a te stesso Alessandro Cattaneo, a cui nel 2009 sono tanto piaciute le pietanze di Pino Neri (e nel 2014 a confermare tra i tuoi candidati gli amici degli amici Greco, Labate e Gimigliano), a rivederci in Tribunale: io e chi i mafiosi (e gli amici dei mafiosi) li vorrebbe fuori dalla pubblica amministrazione a sedere tra gli inquisiti; tu e il narcotrafficante ‘ndrangetista Pino Neri dall’altra parte, tra gli inquisitori (fa ridere, ma è così). Nel frattempo, concediti questo in-utile ripasso.

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