Decretinate

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Incenerire o riciclare? Questo è il problema
di Paolo Ferloni*

Il Decreto Legge detto “Sblocca Italia” n.133 del 12 settembre 2014 si occupa tra l’altro (art. 35) di «misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia dai rifiuti urbani e speciali», impianti che – chissà perché – rappresenterebbero, come indica il titolo dell’articolo, «infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale». Definizione, questa, contenente vari aspetti di singolarità e incongruità, anche nazionale, da approfondire eventualmente in altra sede.
Ci si limita qui a notare un paio di falsità che l’articolo afferma, con sicumera degna di miglior causa, al comma 1, scritto probabilmente sotto stimolo o dettatura di qualche (interessato) esponente della lobby degli inceneritori, qui chiamati pudicamente «impianti di termotrattamento».
È falso, in primo luogo, che «tali impianti […] concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio», perché essi producono invece esiti del tutto contrari: infatti gli inceneritori non promuovono la raccolta differenziata ma penalizzano il riciclo di quei rifiuti solidi, come plastica, carta, cartoni, il cui (modesto) potere calorifico serve ad alimentare gli inceneritori stessi. Infatti se si riciclano carte, cartoni e plastiche non si saprebbe nemmeno di cosa alimentare un inceneritore.
È anche falso dire che essi «deprimono il fabbisogno di discariche», poiché ogni inceneritore produce circa il 33 per cento di ceneri e residui solidi rispetto al totale della massa solida bruciata, quindi ad ogni impianto deve corrispondere la disponibilità di un’apposita discarica.
In sostanza il comma 1 dell’articolo impegna il Presidente del Consiglio dei ministri a decretare entro l’11 dicembre prossimo un elenco di impianti «esistenti o da realizzare per attuare un sistema integrato e moderno di gestione di tali rifiuti atto a conseguire la sicurezza nazionale nell’auto-sufficienza e superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore». È chiara la preoccupazione di sfuggire, prima o poi, alle “procedure di infrazione” della Unione Europea, ed è ovvio che il citato Presidente ami passare per salvatore della patria che a sua volta ama riempirsi di discariche, sia legali sia abusive. Ma non trapela da queste righe una sia pur pallida idea di cosa s’intenda per «sistema integrato e moderno di gestione di tali rifiuti». Né si dice in cosa consista la presunta «sicurezza nazionale» di una tecnica, come l’incenerimento, inconciliabile con il recupero e il riciclo dei materiali e per di più inquinante per il territorio.
Da oltre dieci anni queste nozioni sono di dominio pubblico anche in Italia: una puntuale confutazione dei presunti e strombazzati vantaggi dell’incenerimento si trova ad es. nel libro di Marino Ruzzenenti L’Italia sotto i rifiuti (Jaca Book, 2004) in cui si mostrano i danni ambientali causati dall’inceneritore di Brescia, uno dei più grandi d’Europa, che l’Azienda bresciana da vent’anni presenta come una sorta di modello.
È facile del resto ignorare l’impatto ambientale degli inceneritori in termini di inquinanti rilasciati negli scarichi gassosi, e trascurare l’inquinamento da essi causato, come fa il Decreto.
Nei sei commi dell’articolo 35 successivi al primo, infatti, si dice che «le Autorità competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali» tacendo però sugli inquinamenti che gli inceneritori possono produrre e di fatto producono.
Per aumentare la confusione ed accelerare il danno, il comma 6 precisa che «I termini previsti per l’espletamento delle procedure di espropriazione per pubblica utilita’, di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1, sono ridotti alla metà», in modo che il decisionismo ignorante sia nascosto o mascherato dalla fretta.
Ad avviso di chiunque affronti il problema dello smaltimento e del riciclo dei rifiuti solidi urbani con cognizioni e consapevolezza adeguate alla cultura scientifico-tecnica più aggiornata, l’ art. 35 non può essere utile al Paese. Potrebbe servire forse soltanto a favorire qualche consorteria di amici degli amici del governo, danneggiando i beni comuni, le risorse ambientali e le condizioni sanitarie in cui vivono le popolazioni nelle aree contigue o vicine ai sullodati impianti.

* Movimento civico Insieme per Pavia

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