Fuori i nomi!

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Ieri il quotidiano locale ha benevolmente ospitato questa mia lettera in replica ad Antonio Bobbio Pallavicini e Marco Bellaviti. Lo spazio, si sa, è tiranno e dunque la lettera figura accorciata o epurata di un paragrafo e poco altro, qui in grassetto.

Leggo le piccate repliche del capogruppo consiliare di Forza Italia Antonio Bobbio Pallavicini e dell’ex assessore all’Urbanistica Marco Bellaviti al Ricorso di Italia Nostra al Tar per la cancellazione dei Piano di governo del territorio, cui ha fatto seguito la decisione della Giunta Depaoli di rinunciare a costituirsi, rendendo così tangibile la discontinuità con l’imbarazzante passato (e ci mancherebbe: per quale motivo sindaco e assessori dovrebbero opporsi alla cancellazione di un Piano che loro stessi intendono riscrivere «radicalmente»?)
A centrodestra pare non venir colta la differenza che passa fra gli opposti sguardi politici (entrambi legittimi) e la deroga alle norme civili e penali, fino al limite estremo del peculato, dell’abuso d’ufficio, della concussione, della corruzione. Sembrano altresì ignorare che è finita l’era della concertazione affaristica tra secreterie “politiche” (ovvero tra privati d’ogni colore lì a spartirsi la torta) nonché l’era dei Piani di governo del territorio scritti a tutta betoniera con la penna dei Bugatti (arrestato per corruzione), dei Maestri (arrestato per corruzione) e dei Calvi (indagato e prossimo al rinvio a giudizio). Finita anche l’era dei dirigenti assunti e pagati in misura proporzionale alla loro flessibilità nel legittimare ruberie (e per assorbire ogni responsabilità in vece della politica, se poi interviene la Procura) e l’era degli assessori all’Urbanistica “garanti” del mercimonio.
Huston, c’è un problema: il sistema Paese non può più permettersi ladrocìni e affarismo, mafie e corruttele (la sola corruzione ci costa 60 miliardi l’anno); ma non ditelo ai Bobbio Pallavicini e ai Bellaviti. Non dite loro che, anche a centrodestra, dopo la lunga notte della tangenzialità affaristica, tocca alfine ridestarsi provando a far politica.
Il nuovo sindaco Depaoli e il nuovo assessore all’Urbanistica Gualaldi sono persone differenti da loro: al momento, è la differenza che passa tra i nostalgici di un centro di potere fine a se stesso e chi invece, sia pure in ritardo, prova a configurare un progetto di città.

Giovanni Giovannetti

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