La pelle leopoldata

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Incenerire rifiuti: è un interesse nazionale?
di Paolo Ferloni *

Gli inceneritori dei rifiuti «costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente», recita il comma 1 dell’art. 35 del Decreto Legge detto “Sblocca Italia” n.133 del 12 settembre 2014.
È chiara in questa definizione la forte volontà politica del governo, imposta al Parlamento nella forma del Decreto Legge, forma non necessaria e non motivata perché il Paese, cosparso da trent’anni – senza programmazione e senza logica – di discariche e d’inceneritori come la pelle del leopardo di macchie, avrebbe bisogno di essere orientato, senza millantate urgenze ma con serie ragioni economiche, verso la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali, come si orientano da tempo i Comuni più virtuosi sia qui sia nel resto d’Europa.
Invece non c’è né un «preminente interesse nazionale» né un vero vantaggio locale nel bruciare materiali a basso potere calorifico (carte, cartoni, plastiche) per produrre con alti costi alte temperature, gas velenosi, ceneri, vapore ed infine ottenere scarsa energia elettrica e acqua calda per illuminare e riscaldare ad esempio un terzo della città di Brescia o un quartiere di Milano.
Si è già osservato del resto che se si riciclassero carte, cartoni e plastiche non resterebbe quasi nulla di secco e combustibile da immettere in un inceneritore. Se le biomasse umide vengono trattate adeguatamente, si arriva a percentuali di raccolta differenziata che permettono di chiudere gli inceneritori: a Cavazzoli (Reggio Emilia) l’inceneritore, dopo 44 anni di onorato servizio e miglioramenti tecnici, è stato chiuso nel 2012, con espressa soddisfazione del sindaco, il ben noto dottor Graziano Del Rio, ex-presidente ANCI, poi ministro del governo Letta, ora influente Sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Governo Renzi: come può egli sostenere palesi contraddizioni come quelle contenute nel citato art. 35?
Se vogliamo davvero riferirci all’insieme dell’Europa, va rammentato che la direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE, recepita nell’ordinamento nazionale dal d.lgs. n. 205/2010, prevede (articolo 7, punto 1, lettera a) che, entro il 2020, il riutilizzo e il riciclo di rifiuti quali carta e plastica provenienti dai nuclei domestici, siano aumentatati complessivamente almeno al 50 per cento in termini di peso. Per promuovere il riciclaggio di alta qualità gli Stati membri «istituiscono la raccolta differenziata dei rifiuti, ove essa sia fattibile sul piano tecnico, ambientale ed economico e al fine di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i settori di riciclaggio pertinenti. Entro il 2015 la raccolta differenziata sarà istituita almeno per i seguenti rifiuti: carta, metalli, plastica e vetro». Dunque l’Europa sta avviandosi verso una prospettiva di raccolta differenziata in cui la materia prima da bruciare negli inceneritori tenderà ad esaurimento.
La convenienza economica di raccolta differenziata e riciclo lascia prevedere la tendenza alla riduzione del numero di discariche e d’inceneritori, e la chiusura di quelli più vecchi e meno convenienti, come a Reggio Emilia. È curioso che l’ultimo ad accorgersene sia il patrio Governo.
Per misurare la distanza tra le attività industriali serie degli italiani e le idee obsolete di una politica che non aiuta ma danneggia il Paese, si consideri che proprio mentre i parlamentari si apprestano a convertire in legge il Decreto Legge citato, si tengono a Milano in parallelo – ironia della sorte – le due conferenze tecniche internazionali Paper Recycling Conference Europe e Plastics Recycling Conference Europe, nei giorni 29 e 30 ottobre 2014, i cui programmi scientifici si possono trovare consultando il sito (http://www.recyclingtoday.com/OurEvents.aspx). Se invece di convertire in legge lo squalificante articolo 35 una Commissione parlamentare si degnasse di assistere con attenzione a queste due Conferenze, forse potrebbe ricavare qualche confronto e idea davvero utile alla gestione dei rifiuti cartacei e polimerici, certamente con maggior vantaggio nazionale.
Altrimenti la facile espressione usata nel Decreto Legge «attuare un sistema integrato e moderno di gestione di tali rifiuti» rischia di apparire una vuota petizione di principio, come vacuo appare il riferimento alla «mancata attuazione delle norme europee di settore» che come si è visto non sono state affatto scritte nella prospettiva di favorire gli inceneritori, anzi mirano a raggiungere il risultato opposto, quello di sviluppare al massimo la raccolta differenziata e il riciclo delle risorse.

* Italia Nostra – Movimento civico Insieme per Pavia

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