Albania mon amour

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Pochi appunti su una serata particolare
di Giovanni Giovannetti

Il calcio sa essere metafora di vita, e andare alla partita è un po’ come fare all’amore: sempre uguale, sempre diverso. Ma ci sono partite che tracimano di significati simbolici, e non parlo di Italia-Germania 4 a 3 o di cieli azzurri sopra Berlino.
Ieri al Marassi di Genova alluvionata sono scese in campo Italia e Albania: «la partita della vita», hanno ripetuto i telecronisti, e non (non solo) per la facile simmetria con lo splendido esordio azzurro del “pavese” Acerbi, reduce da un tumore e altre sfighe eppure lì, a giocarsela nientemeno che in azzurro (grande Conte!)
Ieri si son viste invasioni di campo “d’amore” per una commovente preghiera d’autografo sulla bandiera rossa aquilata a partita in corso; altrettanto commovente, il calciatore albanese calmo si china, la sigla e abbraccia l'”invasore”.
Ma soprattutto si son viste trentamila persone cantare insieme l’inno nazionale italiano; solo che a mandare a memoria il Mameli erano prevalenti ventimila ex-albanesi o, se preferite, neo-italiani.

Sabato 22 novembre a Pavia, Spazio Q di piazza Torino al Vallone, ore 17.30, si terrà un incontro sulla felicità in tempo di crisi e in quell’occasione si potrebbe tornare su questa bella storia.
Si potrebbe raccontare anche la storia di Andreina, “nata” alla Snia, prima fra le donne di casa a frequentare scuola (tra i Rom rumeni l’analfabetismo femminile è superiore al 90 per cento!), che ora insegna a leggere e scrivere a sua madre e alla sorella maggiore.
O di quell’altra famiglia Rom della Snia – nemmeno ricordo il nome – che oggi ha una casa un lavoro e i figli vanno a scuola («Grazie. Non fosse stato per alcuni di voi oggi non saremmo qui»).
O ricordare la “meglio gioventù” pavese (e tra loro alcuni “nuovi italiani”) che il 6 gennaio 2013 si era data appuntamento a casa mia per ripristinarne l’agibilità dopo l’incendio doloso per mano di prezzolati cementificatori.
Oppure interrogarci su parole chiave quali altruismo… amore… amicizia… o riflettere su micro e macrocosmo, ovvero sul destino dell’umanità.
Salvare il mondo? La terra da buon organismo vivente saprà salvarsi da sola; in pericolo è la specie umana, specie molto cattiva e poco solidale, e perciò destinata all’estinzione.

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