No auto, sì party

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Centro storico di Pavia chiuso alle auto. Facciamo un referendum?
di Paolo Ferloni *

Vent’anni fa 7 pavesi su 10 si dissero favorevoli alla chiusura del centro alle auto, ma non si fece nulla. Se i commercianti facessero due piccoli conti – operazione che si direbbe sia di loro competenza – sulla velocità commerciale delle auto private dei non residenti nel centro storico, potrebbero accorgersi che gli esercizi commerciali sono raggiungibili più in fretta e meglio.

Le prime pagine dei giornali locali in novembre sono state ricche di brutte notizie dal capoluogo, o meglio di tragici incidenti stradali avvenuti a Pavia, presentati con titoli altisonanti, anche su sei colonne: «Falciata e trascinata per 500 metri. Pavia, consigliere comunale 26enne in fin di vita. L’auto era rubata, ladri fuggiti» (13 novembre), «L’ho visto, sembrava un pazzo. Testimone descrive l’investitore di Strada Nuova. Per Elena c’è ottimismo» (16 novembre), «Pedone travolto in piazza. Zona Emanuele Filiberto, giovane di Cava fugge poi si costituisce» (lo stesso giorno), «Undicenne investita mentre va a scuola. La studentessa della Casorati stava attraversando sulle strisce. Medicata al pronto soccorso, ha riportato contusioni» (25 novembre).
È noto che un centro antico, come quello di Pavia, presenta una particolare immagine urbanistica con una tipica valenza storica, visto che conserva la mappa degli isolati romani e il disegno del tessuto urbano medievale.
I titoli, le notizie, le dinamiche degli incidenti ripropongono con forza la domanda: in un simile centro antico serve girare in auto? O meglio: a chi serve? A che cosa serve?
Questione difficile, alla quale si potrebbe rispondere meglio se si disponesse di aggiornati e precisi dati demografici, economici, sociali e statistici, ivi compresi quelli sui flussi quotidiani di popolazione tra città e territori circostanti, sia a corto sia a lungo raggio.
È bene però rammentare ai più anziani, e far sapere ai più giovani, che a Pavia nel giugno 1990 il Comune, dietro iniziativa di un folto comitato di residenti, organizzò un referendum per porre ai cittadini tre quesiti circa la chiusura del centro storico al traffico delle auto. Come annotò tra gli altri Sandro Repossi (“Il Corriere della Sera”, 20 ottobre 1993) «da quella consultazione, che aveva solo carattere indicativo, è emerso un dato preciso: 7 pavesi su 10 favorevoli alla chiusura del centro». Per precisare poi: «Nei tre anni che hanno seguito il voto referendario non è cambiato nulla».
Infatti la cittadinanza si era divisa in due, da una parte «i sostenitori della chiusura del centro storico alle auto dei non residenti: un partito battagliero che chiede che la volontà popolare manifestatasi nel referendum del 1990 venga al più presto rispettata»; dall’altra parte chi si accontentava della situazione così com’era, adducendo in particolare il consenso dei commercianti alle auto in centro.
Sui commercianti vien subito da osservare che forse 24 anni fa essi erano in maggioranza pavesi, mentre oggi se si tien conto delle numerose attività commerciali gestite da società esterne, cioè in franchising, i pavesi appaiono in minoranza, se non in via di estinzione.
E comunque se i commercianti facessero due piccoli conti – operazione che si direbbe sia di loro competenza – sulla velocità commerciale delle auto private dei non residenti nel centro storico, potrebbero accorgersi che gli esercizi commerciali sono raggiungibili più in fretta e meglio, cioè più comodamente, a piedi, o in bici, o con un mezzo pubblico. Ma i commercianti, si sa, non sono obbligati ad andare al di là di questi due conticini, né a conoscere la storia, l’arte, la cultura della città, né a prevederne i migliori sviluppi futuri.
Per come lo abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto, il centro antico di Pavia è qualcosa di molto più complesso, ricco e stratificato di un centro commerciale moderno, di un nuovo quartiere periferico o di un paese cresciuto da poco fino a diventare città. Senza affrontare ora questo tema, basti osservare che per molti secoli le sue stesse dimensioni erano adatte a una piccola popolazione e a traffici lenti e modesti. E che non si può pensare di stravolgerle, né oggi né in futuro.
Dunque la vita contemporanea con l’uso di automobili, furgoni, autobus e camion va contemperata con le dimensioni, le geometrie, i messaggi di questa nostra storia antica.
La parte di popolazione che ha messo l’auto privata al centro dei propri sogni, idoli e desideri, che si appassiona ai nuovi modelli, ama la potenza e la velocità dei motori, può ben scegliere di vivere in periferia in una villa dotata di un vasto garage o in un paese qualsiasi della pianura circostante. Ma non può pretendere di scorrazzare in auto nei centri storici, né ad alta velocità né violando le regole elementari della guida in condizioni di sicurezza. Può invece essere indotta a parcheggiare il proprio beneamato veicolo ai margini del centro storico. E dal parcheggio, con vantaggio per la salute, può entrare in centro serenamente a piedi. O in bicicletta.
Va da sé che un sistema di navette che colleghi parcheggi e centro storico sarebbe uno strumento molto utile per tutti: sia per chi arriva da fuori e parcheggia, sia per i residenti stessi.
«Animo, Giunta comunale!» era il titolo del manifesto del Comitato che nel 1991, un anno dopo il referendum, esortava la maggioranza di allora a dare esecuzione ai tre quesiti del referendum.
Non si fece nulla. Cosa dire oggi ai pavesi ed alla maggioranza che governa la città?
Coraggio cittadini, Proponiamo un altro referendum. In sostanza un’automobile non è che un piccolo insieme semovente di sedie su ruote. Non c’è motivo di farne un idolo, un mito, un dio moderno. Anche perché il motore a scoppio inquina l’aria con i gas di scarico ed è un vero disastro energetico: il suo rendimento termodinamico arriva al massimo al 30 per cento e il resto dell’energia contenuta nel combustibile va sprecato in varie forme. Dunque vadano fuori dal centro storico auto, moto, furgoni, camion, autobus.
Il centro antico sia calmo, decoroso, pacifico, pulito e bello. Sia i residenti, sia i non residenti possano visitarlo e aggirarvisi a piedi senza fastidi né rischi. E sentirvisi a casa: nelle sue dimensioni umane e negli strati umani della sua storia.

* Movimento Civico Insieme per Pavia

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Una Risposta to “No auto, sì party”

  1. rob Says:

    vogliamo ricordare che la giunta si “sinistra” rosso – verde di allora denunciò (con la scusa di affissione di manifesti abusivi ahahah!!!) chi la richiamava all’ordine e chiedeva di rispettare il risultato del referendum? successivamente alcuni componenti di quella giunta finirono in guai giudiziari …….. ben più gravi!

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