Gesù bambino figlio di migranti

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di Pier Francesco Damiani detto Mimmo*

Il giorno che sua madre lo partorì era in viaggio. Non un viaggio di piacere ma uno spostamento forzato. Il triste dovere di ubbidire al censimento voluto dai conquistatori. Tutti sottoposti alla conta, per dare un numero agli esseri umani, come ai capi di bestiame.
Oggi siamo diventati più sofisticati: prendiamo le impronte digitali dei poveri cristi che arrivano da fughe senza fine.
Partirono da Nazareth in due ed a Betlemme divennero tre. Si sa che non c’era posto per loro negli alberghi o nei centri d’accoglienza: il business della mafia romana non era stato ancora organizzato.
Erode ebbe un gran timore di questo piccolo intruso e ordinò una strage di bambini. L’orrore prosegue sino ad oggi: nelle strade del nord e sud America, nelle campagne cinesi, nelle scuole dei Paesi arabi, nelle città africane, nei condomini delle periferie italiane. All’inizio il potere ha ucciso tutti i bambini sotto i due anni per eliminarlo. Poi ha trovato un’altra strada più efficace: lo ha messo in mostra sulle facciate dei palazzi, sugli scudi dei guerrieri e sulle corone degli imperatori.
Fu battezzato in acqua dolce, amò i pescatori, riparò la natura scassata dei ciechi e degli storpi, rivelò i segreti agli ignoranti e contrastò i sapienti. Procurò pane, pesce e vino in abbondanza a chi glielo chiedeva. Preferì la pecorella smarrita al possesso del gregge, il figlio dissoluto a quello bravo, le donne e i bambini ai sacerdoti del tempio ed ai capi del popolo, a cui anzi predisse «le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli»
Nacque fuori dalla città, forse per dirci che quando vogliamo chiuderlo nelle perimetrie delle nostre religioni, lui è già scappato altrove. Quando in città infine decise di venirci, i politici ed i preti si unirono per inchiodarlo sulla croce.
Nascesse oggi, sarebbe in una barca di migranti, gettato in mare insieme a sua madre, in vista delle coste siciliane.
Dopo di lui nessuno è residente ma tutti siamo ospiti. In attesa di un visto. In attesa di quegli atti di accoglienza e di fraternità che rendano giustizia alle nostre vite.

* volontario Unicef

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