Bilancio partecipato

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di Giovanni Giovannetti

Tutto ciò che favorisce la partecipazione diretta dei cittadini non può che essere visto con favore, e dunque anche l’eventuale introduzione a Pavia del Bilancio partecipativo. Fra l’altro, in campagna elettorale, uno dei principali punti del programma della lista civica Insieme per Pavia, il quinto, prevedeva il 20 per cento delle spese pubbliche deciso direttamente dai cittadini, nonché l’incentivazione delle delibere di iniziativa popolare.
Sulla questione vanto un’esperienza diretta in quanto nativo del Comune di Capannori, provincia di Lucca, dove torno spesso. Capannori (45.000 abitanti, 17.000 famiglie, 40 frazioni) rappresenta un’esperienza avanzata su più fronti, dalla raccolta differenziata – ben oltre l’80 per cento – al Bilancio partecipativo.
Capannori è tra i maggiori Comuni italiani per estensione territoriale, e primo nell’eco-efficienza, estesa all’acqua (le 15 fonti pubbliche si avvalgono di avanzati sistemi di sicurezza), all’aria, all’uso sostenibile del territorio, al contenimento del rumore e dell’inquinamento elettromagnetico e via via fino all’incentivazione dei pannolini lavabili o degli spazzolini per i denti a cui cambi la testina o le gomme da masticare biodegradabili, in acquisto presso le due farmacie comunali (a Pavia le chiudono). Aggiungo i detersivi alla spina in 13 negozi del Comune e il latte, alla spina, a 1 euro al litro 24 ore su 24 presso i due distributori di Lammari e San Leonardo.
Lì la raccolta differenziata “porta a porta” raggiunge l’82 per cento dei rifiuti, con punte superiori al 90 per cento in alcune frazioni. Prima del 2006 il pattume era in crescita, ma da subito si è vista una flessione complessiva dell’1,8 per cento, oltre ad una eclatante riduzione del 23 per cento per i rifiuti indifferenziati destinati alla discarica.
È poi in corso la fase sperimentale di “Tariffa puntuale”, ovvero la più equa tariffa “variabile” a misura dei sacchi della indifferenziata effettivamente ritirati (sul sacchetto, un microchip personalizzato ne consente la registrazione) tale da incentivare la selezione dei materiali riciclabili, guardando al traguardo dei “rifiuti zero” entro il 2020.
Tra le buone pratiche locali si segnalano quella del compostaggio domestico (incentivata con la riduzione del 10 per cento della “Tariffa di igiene ambientale”) e l’eliminazione dell’acqua minerale in bottigliette dalle 22 mense scolastiche, sostituita con l’acqua comunale, oltre alla promozione delle fonti pubbliche (la “via dell’acqua”, il “parco dell’acqua”, ecc.) volta a eliminare il consumo di 3 milioni di bottiglie in plastica.
C’è poi l’“Isola del riuso”, gestita dalla Caritas, dove è possibile barattare oggetti ancora in buono stato: libri, mobili o altro.
Il consenso popolare è alla base del successo, consenso ottenuto promuovendo decine di assemblee nei bar e nelle parrocchie, per comunicare le buone ragioni di questa piccola rivoluzione culturale, il senso del radicale cambiamento di consolidati comportamenti individuali e famigliari.
Abbandonato il sistema dei cassonetti “lineari”, che deresponsabilizza, a Capannori è stato introdotto un conveniente sistema tariffario, calibrato sul consumo dei rifiuti, tale da consentire al Comune – tra raccolta differenziata e innovazioni – un risparmio di un milione e mezzo di euro ogni anno.
Il Bilancio partecipativo pesca da questa cifra: mutuando il sistema assembleare di Porto Alegre in Brasile, parte di questi soldi (500.000 euro, 40.000 dei quali elargiti dall’Autorità Regionale per la partecipazione) viene oggi destinata al finanziamento di alcuni progetti “dal basso”. Chi li sceglie? Novanta concittadini estratti a sorte (parola d’ordine: responsabilizzazione), persone che forse non sarebbero venute alle assemblee.
Come leggo, «Il nuovo percorso partecipativo ricalcherà a grandi linee le orme dei precedenti «e inizierà con una serie di incontri tematici, i “World Caffè” con i 90 cittadini sorteggiati» durante i quali saranno illustrati i risultati a bilancio sociale raggiunti dal Comune nell’anno precedente e definite le linee di indirizzo per l’anno nuovo. La tappa successiva saranno quattro laboratori di progettazione partecipata «durante i quali saranno individuati ed elaborati i progetti da realizzare sul territorio. I progetti che passeranno l’analisi di fattibilità da parte degli uffici comunali saranno presentati alla cittadinanza nel corso di assemblee pubbliche e poi votati da tutta la popolazione durante la settimana del voto. L’ultimo atto del Bilancio socio-partecipativo sarà l’apertura dei cantieri per costruire quanto decretato dai cittadini».
Si, capisco, Capannori è in Toscana mentre Pavia è, con Imperia, la prima città del sud Italia. Ma sognare si deve.

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2 Risposte to “Bilancio partecipato”

  1. Anonimo Says:

    Ma cosa vuoi sognare? A Pavia la giunta Depaoli conferma per intero tutti i dirigenti scelti da quella barzelletta di Cattaneo… alla faccia del rinnovamento!!

  2. Paolo Ferloni Says:

    1. Chi chiede ad altri se vogliono sognare potrebbe ben firmarsi, perché al giorno d’oggi occorre prendersi la responsabilità in primo luogo dei propri sogni. Soprattutto se per caso l’esito delle proprie parole o realizzazioni sia risultato insignificante alla prova del voto nel 2014. Meglio cambiare sogni nel 2015!
    2. Il rinnovamento o sarà partecipato o non sarà. Prima di chiedersi cosa ha fatto, fa o farà il Sindaco di Pavia per il rinnovamento, ognuno si interroghi su quale iniziativa egli stesso prenderà per questo nobile scopo, qualora esso rientri nei propri sogni.
    3. Criticare – stando fermi, confortevolmente chiusi in casa o nel proprio piccolo gruppo – quanto farà la Giunta o faranno gli altri sarà più comodo, più facile e più gratificante. Volendo, si potrebbe – stupidamente – continuare a credere che “tanto peggio, tanto meglio!” come qualcuno credeva sessant’anni fa.
    4. Dare un contributo alla partecipazione sarà invece impegnativo (occorre informarsi, pensare, proporre, uscire di casa, muoversi, confrontarsi) e poco visibile, poco efficace, poco gratificante.
    5. Se si guarda non ai sogni, ma ai risultati pratici, non sarebbe disonorevole almeno copiare quanto già sperimentato e verificato da altri, per esempio a Capannori, come suggerisce Giovannetti, in questo post così poco polemico e tanto concreto.
    Anzi sarebbe un (il) comportamento (più) intelligente.

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