Palla al centro

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di Stefano Pallaroni *

Moschea a Pavia. Dal sito della “Provincia Pavese” condivido questo sacrosanto editoriale di Stefano Pallaroni: «i luoghi di culto aperti e ben definiti sono un deterrente ai seminatori di zizzania, religiosa e non, mentre la Costituzione italiana garantisce a ciascuno di noi la libertà di culto». Bravo Stefano. 

Ricapitoliamo. A Pavia il Piano di governo del territorio (Pgt) approvato dalla giunta Cattaneo ha previsto un’area riservata a luoghi di culto nel rione di Pavia Ovest tra le vie Fratelli Cervi e Alvar Aalto. Un’altra zona, con la stessa destinazione d’uso, è stata indicata lungo via Lardirago alla frazione Cà della Terra. Poco prima di Natale il rappresentante della comunità islamica locale, il cittadino egiziano Mohamed Gamal, ha presentato il rendering di una moschea firmato dagli architetti Massimo Giuliani, Marco Tosca, Paolo Alberico e Marco Pecchio: il costo, chiavi in mano, 5 milioni di euro. Il finanziamento arriverebbe dal governo del Qatar, propaggine della penisola arabica di 11mila chilometri quadrati affacciati sul Golfo Persico. L’ambasciatore qataregno in persona sarà presto a Pavia a illustrare il progetto. Il Qatar è un posto ad alta densità di riccastri e pure con tanti sfruttati in barba al Pil pro-capite che supera i 100mila dollari; lì ci organizzano ogni anno un torneo di tennis internazionale e una prova del motomondiale e nel 2022 sono in calendario i mondiali di calcio Fifa. Le risorse principali sono petrolio e gas naturale. Nella capitale Doha, dove si è appena giocata la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Napoli, sono concentrati 400mila degli 1,7 milioni di abitanti. Pare che in Qatar l’infelicità sia dilagante e che le separazioni marito-moglie siano in aumento. Laggiù provano però a consolarsi con 4mila milionari e 290 persone che hanno un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari. Quale sia l’entratura della comunità islamica di Pavia per accedere a quella goccia milionaria necessaria a edificare una moschea in città è certo uno degli aspetti che un’amministrazione comunale ha il dovere di chiarire. E’ invece surreale la “previsione” fornita al riguardo dall’assessore alle Pari opportunità della giunta Depaoli. Laura Canale, infatti, ha spiegato che non ci sarà alcuna moschea per il momento [a Pavia], intanto perché i tempi sarebbero lunghi e poi perché non è tra le priorità di questa giunta». Converrete che siamo di fronte ad argomentazioni discutibili. O forse è solo un modo di mettere le mani avanti. Voltare le spalle alla realtà può persino sembrare un modo per semplificarsi la vita. Mentre è vero che le situazioni, anche quelle più spinose, un’amministrazione deve gestirle. Chiudere il dialogo invece di avviarlo, in modo che tutte le carte vengano messe in tavola, è controproducente e trasmette debolezza. Una posizione, quella della giunta Depaoli, che ha già consentito alla comunità islamica di aggiungere al dibattito considerazioni inoppugnabili: in tutta Europa ci sono moschee, i luoghi di culto aperti e ben definiti sono un deterrente ai seminatori di zizzania, religiosa e non, mentre la Costituzione italiana garantisce a ciascuno di noi la libertà di culto. Nei due scantinati ai rioni San Giovannino e San Giuseppe, invece, per i 3mila musulmani di Pavia le condizioni sono quelle, aggiornate ai tempi, dei primi cristiani nelle catacombe di Roma. Che poi, lo dice la Storia, l’hanno spuntata lo stesso.

* http://pallaroni-pavia.blogautore.repubblica.it/2015/01/02/moschea-a-pavia/

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