Impuniti

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L’Italia ferita dagli eco-criminali e dalla giustizia negata

Legambiente ha fatto un’analisi di alcuni dei principali ecoprocessi italiani, storie di inchieste e di battaglie in tribunale finite prescritte o a rischio prescrizione, con la conseguente estinzione del reato. «Urgente l’approvazione del Ddl sui delitti ambientali se si vogliono contrastare concretamente le illegalità ambientali e punire chi specula contro l’ambiente mettendo a rischio la salute dei cittadini e l’economia sana».

«Il reato è estinto per intervenuta prescrizione». È un “verdetto” che si ripete e che accomuna ormai molti dei più importanti processi penali italiani su reati e disastri ambientali come quello riguardante il caso Eternit, la discarica di Pitelli (La Spezia) al centro di un traffico di rifiuti, il petrolchimico di Porto Marghera, la discarica del Vallone all’isola d’Elba. Ed ancora il processo Artemide sui rifiuti interrati nella piana di Sibari, in Calabria, o il processo Cassiopea. Quest’ultimo definito come una delle più grandi inchieste mai fatte in Italia nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti. Anni di indagini, inchieste e di battaglie in tribunale che sono terminate, dopo un periodo di tempo determinato, per intervenuta prescrizione con la conseguente estinzione del reato. Accanto alla questione della prescrizione, occorre ricordare che molti processi si concludono con l’assoluzione perché «il fatto non sussiste come reato», come accade per delitti di inquinamento o di specifico disastro ambientale perché non inseriti nel codice penale. Tra gli altri processi a rischio prescrizione ci sono quelli relativi all’impianto di Colleferro, quello della Valle del Sacco, della raffineria Tamoil a Cremona accusata di inquinamento di acqua e suoli o quello contro la Lombardia Petroli a Villasanta alla quale si contesta l’inquinamento del fiume Lambro. Ci sono, poi, i processi archiviati come quello relativo al Petrolchimico di Brindisi, perché si è ritenuto che non vi fosse la prova del nesso causale tra l’esposizione a Cvm e le varie malattie tumorali che hanno stroncato decine di persone che lavoravano nello stabilimento petrolchimico. Anche se uno spiraglio di luce è arrivato lo scorso luglio, quando la Procura di Brindisi ha aperto un altro fascicolo. Ma la strada è lunga e tutta in salita.
È quanto denuncia Legambiente nel dossier Disastri impuniti. La mappa dell’Italia ferita e bloccata dagli ecocriminali e dalla giustizia negata, dove fa un quadro su 17 ecoprocessi già prescritti o che rischiano la stessa sorte. Storie di inquinatori ed ecomafiosi, ma anche storie di giustizia negata, anche per l’impossibilità di promuovere capi di imputazione in campo ambientale. Disastri impuniti che riguardano tutta la Penisola, senza distinzione tra nord e sud. Il problema è che in Italia ci sono processi lunghi, prescrizione breve, e pene esigue in materia ambientale, dal momento che in questo campo i reati contestabili sono ancora oggi di mera natura contravvenzionale. Per questo l’associazione ambientalista continua a ribadire l’urgenza di approvare in tempi rapidi il Ddl sui delitti ambientali, che dopo il via libera unanime della Camera a febbraio scorso, è ancora fermo nelle Commissioni Ambiente e Giustizia del Senato. Nei giorni scorsi Legambiente ha scritto ai senatori delle Commissioni in questione chiedendo l’approvazione del testo entro l’anno ed ha lanciato una mobilitazione on line “Chi inquina paghi”, chiedendo ai cittadini di inviare a loro volta un’email ai senatori dal sito di Legambientehttp://www.legambiente.it/chi-inquina-paghi.
«Dopo la sentenza Eternit e alla luce della mappa dei disastri impuniti tracciata da questo dossier – dichiara Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – suona ancor più inaccettabile il rallentamento dell’iter parlamentare di questo provvedimento. Fino ad ora è stata consentita una sistematica devastazione del territorio, grazie a una legislazione penale ambientale sostanzialmente contravvenzionale, senza alcuna capacità deterrente e con la garanzia di immunità per i responsabili. Il problema di fondo è che nel nostro ordinamento manca una fattispecie di reato ad hoc. Per questo chiediamo con urgenza l’approvazione definitiva del Ddl sui reati ambientali, un provvedimento che permetterebbe di rafforzare l’azione penale in ambito ambientale, rendendo più efficace il contrasto alle illegalità e alle ecomafie, e adeguando l’attuale codice penale che non prevede ecoreati come l’inquinamento o il disastro ambientale. Si tratta di una riforma di civiltà che non si può più rimandare affinché non si ripetano più altri disastri e crimini ambientali, non vi siano più casi di “giustizia negata” e finalmente si punisca chi inquina e specula contro l’ambiente mettendo a rischio la salute dei cittadini e il lavoro delle imprese che rispettano la legge».
Ogni anno in Italia vengono accertati oltre 30mila reati contro l’ambiente, quasi 4 ogni ora: dalle discariche abusive alle cave illegali, dall’inquinamento dell’aria agli scarichi fuorilegge nei corsi d’acqua. Crimini che fruttano alla malavita organizzata circa 16,7 miliardi l’anno. Come già detto, si tratta quasi sempre di reati che vengono sanzionati in maniera assolutamente inefficace (dato che sono contravvenzionali e non delitti) e con tempi di prescrizione estremamente brevi, vanificando in questo modo il lungo e faticoso lavoro degli inquirenti. Di seguito una breve sintesi di alcuni processi prescritti, archiviati e a rischio prescrizione. La prescrizione “taglia” soprattutto i processi in campo ambientale, perché i più complessi e difficili da fare e dimostrare, come nel caso del disastro ambientale. A differenza di altri reati, qui tra perizie e contro perizie i termini processuali si allungano mostruosamente; tanto che diversi processi ci dicono che gli unici a essere condannati in via definitiva sono solo coloro che patteggiano (rito abbreviato), chi sceglie il rito ordinario è quasi certo di farla franca.

(a cura di Legambiente)

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Una Risposta to “Impuniti”

  1. carmela Says:

    Che tristezza….purtroppo la giustizia non esiste… lo raccontano fatti gravi come questi ….e fatti più piccoli…io sono stata picchiata in mezzo ad una strada da una pazza con una bambina di 10 mesi nel marsupio e un bambino di 4 anni per mano..la giustizia ha permesso che tutto questo venisse prescritto…. Ho speso denaro in avvocati e spese di tribunale….
    So che è brutto…ma mi sento di dire che se si subisce un danno, una mancanza di rispetto, se si è vittime di violenze gratuite… è meglio cercare di risolversela da soli…perchè SOLI siamo… Governati da una massa di ladri….
    Scusami per lo sfogo…
    Carmela

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