Tutti a scuola?

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Chi chiude la scuola, cancella il futuro
Una lettera dei Genitori della Scuola di Infanzia Muzio

Il Comune di Pavia, nel giorno dell’apertura delle iscrizioni alla scuola d’infanzia, comunica a mezzo stampa di aver modificato radicalmente il sistema scolastico: unificando le graduatorie comunali e statali mediante iscrizione on-line
; “depotenziando” le scuole Muzio (San Pietro in Verzolo), Malcovati (Mirabello) e 8 Marzo (Vallone)
; non accettando nuove iscrizioni al Muzio e al Malcovati e dimezzando quelle dell’8 Marzo.
Le motivazioni addotte dall’Assessore Cristiani riguardano il turn over dei dipendenti (solo il 60% del personale comunale che va in pensione può essere sostituito con nuove assunzioni) e il fatto che lo Stato non riconosce ai Comuni la competenza sulle scuole d’infanzia.
Critichiamo i tempi e le modalità di decisioni così importanti annunciate a mezzo stampa e tenute nascoste fino all’ultimo al personale, ai sindacati e ai rappresentanti dei genitori.
Ci auguriamo che il Comune abbia compreso l’errore e voglia porvi rimedio mettendosi fin da subito nell’ottica di trovare soluzioni alternative condivise sia con i sindacati che con i genitori.
La difesa delle scuole pubbliche non riguarda solo i genitori dei bambini, ma tutta la città e chi vi gravita per lavoro. Allo stesso tempo non vogliamo che qualcuno strumentalizzi politicamente le nostre richieste, ma desideriamo solo avere e portare soluzioni.
Noi genitori della materna Muzio ci muoviamo di concerto con le altre scuole, tuttavia crediamo che ogni situazione porti con sé delle peculiarità che necessitano di un approfondimento specifico.

Il quartiere o il centro?

San Pietro è un quartiere vivo. San Pietro è un quartiere che funziona, con una biblioteca frequentata regolarmente da tutte le scuole del polo, oratori e parchi, una nuova pista ciclabile. A San Pietro si aprono nuovi negozi. Impoverire l’offerta didattica del quartiere significa colpire sul nascere i timidi segnali di ripresa economica, che andrebbero invece incentivati e supportati. I servizi offerti sono l’elemento che distingue periferie vitali da quartieri dormitorio.
Chiudere scuole in un quartiere significa impattare con la possibilità di lavoro specialmente femminile e specialmente in un quartiere come San Pietro, abitato da molte persone provenienti da altre zone d’Italia e del mondo e che quindi non hanno qui l’aiuto delle famiglie d’origine. Peggiora inoltre la qualità della vita, riduce le ore di sonno e quelle dedicate al gioco e allo stare con gli altri.
San Pietro è diventato un quartiere multietnico in cui si sperimenta l’integrazione fra diverse culture. È quel tessuto sociale fatto di relazioni umane che educa i bambini ad essere cittadini. Chiudere il Muzio e a seguire il Berchet (naturale prossima conseguenza) o altre scuole periferiche, significa andare in direzione contraria, dis-integrare le reti sociali, mettere in ginocchio l’organizzazione di molte famiglie e per alcuni, rendere impossibile la frequenza. È il principio dell’abbandono delle periferie al proprio destino – salvaguardando solo il presunto benessere del centro – purtroppo tristemente già visto in altre parti del mondo che noi non vogliamo accettare. Inoltre gli abitanti del centro hanno solo da perderci: traffico aumentato e ressa sugli autobus e un generale degradamento del servizio scolastico a causa dei numeri elevati di bambini in tutte le scuole, sono solo due dei problemi maggiori che si verrebbero a creare.

La scuola non si chiude

La precedente amministrazione Cattaneo aveva intrapreso la strada della privatizzazione. L’amministrazione Depaoli invece, rivendica la scelta di non privatizzare, ma “razionalizzare” le risorse.
Non siamo contrari a “qualsiasi” cambiamento, ma a quei cambiamenti che porteranno alla chiusura della Scuola d’Infanzia e quindi del polo Collodi – Muzio – Berchet.
La nostra posizione non è dettata da interesse personale quanto da una visione più ampia della cittadinanza che passa attraverso la scuola.
Chiediamo che il comune faccia da subito chiarezza sul destino del del polo educativo scolastico di S.Pietro.
Rifiutiamo inoltre la discriminazione dei non residenti come strategia per liberare posti. Oltre a dubitare dell’effettiva efficacia di questo metodo (non viene chiarito se sono stati cambiati anche i criteri per stilare le graduatorie), non crediamo che scaricare il problema su “gli altri” possa essere una soluzione.
Chiediamo immediata l’apertura di un tavolo di discussione al fine di cercare INSIEME delle soluzioni alternative alla chiusura e alla soppressione di classi.

contatti
Facebook: Insieme contro la chiusura delle scuole comunali pavesi
346.2227677 – 333.8608137
lascuolanonsichiude@gmail.com

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Una Risposta to “Tutti a scuola?”

  1. rubiconto Says:

    Carissimo, la scuola pubblica la difendono i lavoratori, i genitori e gli studenti. Fuori dalla scuola pubblica i sindacati che pensano solo ai loro privilegi ed alle tessere da fare per prendere i distacchi sindacali. La vecchia sinistra è rimasta ancora nel mito dei sindacati che ormai rappresentano solo i pensionati e impediscono al paese di diventare moderno. Buon lavoro.

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