Massimo Depaoli ci porta al cine

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di Giovanni Giovannetti

«Una grande opportunità per la città, una vetrina per far conoscere le bellezze del territorio a un pubblico internazionale». Parole del sindaco di Pavia Massimo Depaoli alla conferenza stampa milanese per Magic Card, spy-story e location pavesi con Arnold Schwarzenegger e Maria Grazia Cucinotta, una co-produzione Italia-America-Cina che vede coinvolto Xiaodong Zhu, l’onolevole plesidente del Pavia calcio.
Grande opportunità? Visibilità? Per carità, nulla di negativo, specie in una città che ultimamente sui giornali ci è andata con frequenza: o per fatti di mafia, o per criminalità urbanistica, o per taluni suoi pubblici amministratori tutti d’un prezzo associati alle patrie galere, o per aver mutuato il verbo leghista in tema di luoghi di culto.
Nulla è negativo dicevo, là dove tutto è un cinema, pur in assenza di sale cinematografiche (una per 70mila abitanti, ‘na sciccheria, grazie a norme, proficue per taluni, che ne hanno favorito la declinazione in residenze di lusso).
«Bellezze del territorio» portate a conoscenza di «un pubblico internazionale»? Caro Massimo, stando sul pezzo, sai allora quante occasioni si sono sprecate, se per occasioni si intendono i film d’autore o di cassetta girati a Pavia? Andando a memoria, Il Cappotto di Lattuada, ispirato a Gogol, girato a Pavia nei primi anni Cinquanta (Renato Rascel protagonista; entrò in scena anche il famigerato Mezzabarba); o I sogni nel cassetto di Renato Castellani (con una splendida Lea Massari); o il memorabile Fantasma d’amore di Dino Risi, dall’omonimo romanzo di Mino Milani, protagonisti Romy Schneider e Marcello Mastroianni; o Le cinque giornate di Milano di Dario Argento, con Adriano Celentano; o Paura e amore di Margarethe Von Trotta, da Cechov, con la Golino, Greta Scacchi e Fanny Ardant. Senza dimenticare scene da L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi o da Teorema di Pasolini (dalle parti di Magherno) nonché una infinità di altre incursioni più o meno “d’autore”.
Caro Massimo, e diciamolo: dopo anni, anzi decenni di oblio, anche la promozione del territorio temo passi per altre vie; e tocchi ai pavesi vecchi e nuovi darsi da fare: solidi progetti mirati e di lungo respiro, e non (non solo) pacchi o pacchetti bulimicizzati.

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2 Risposte to “Massimo Depaoli ci porta al cine”

  1. Vito Says:

    In realtà penso che il sindaco questo commento poteva risparmiarselo. Non riesco a capire quale ricaduta positiva potrebbe avere sulla città il fatto che si giri un film.

  2. rubiconto Says:

    Condivido l’articolo parola per parola. Pavia deve cambiare ripensandosi completamente. Purtroppo lobby, interessi di bottega, inquinamenti della pubblica amministrazione, persone messe nei posti chiave solo perché funzionali ai partiti o ai sindacati hanno completamente distrutto questa città che ho visto protesa verso il futuro solo nei miei primi anni di università. Pavia, come Voghera o Vigevano sono città distrutte da politici incapaci succubi di tutti i poteri forti più insignificanti e letali. Poteri forti ridicoli. Io li definisco da congrega. Modificando leggermente le parole di Henry Miller direi oggi con molta amarezza: “Non ho speranze su Pavia. Sono l’uomo più felice del mondo”:

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