Tu chiamale se vuoi, emozioni

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Cosa ho visto e provato all’Arsenale
di Mimmo Damiani

Giovedì scorso ho avuto il privilegio di poter visitare l’Arsenale di Pavia. Ex Genio militare. 140.000 metri quadrati composti da bellissimi edifici storici in mattoni rossi, aree verdi, fiume, uccellini, attrezzature, cortili, mense, capriate e scaffalature in legno entusiasmanti. Sono potuto entrare perché accompagnato dalla deputata Scuvera e dal senatore Orellana che, per la loro carica, possono accedere in luoghi “protetti” accompagnando un cittadino. Uno e non di più. Sono entrato con il mio amico Costantino Leanti a nome e per conto del “Comitato civico Arsenale Creativo”. Nostro compito fare fato e filmino per poter documentare/raccontare ai favore dei concittadini che non possono – per ora – accedervi. Ad accompagnarci nella visita un colonnello e due carabinieri.
La prima sensazione che ho provato è così sintetizzabile: «cavoli che bel posto, come sarebbe giusto ed utile che fosse dato in gestione al Comune di Pavia». Per farne uno spazio di socializzazione, cultura, divertimento, incontro, creatività, servizi. Un nuovo quartiere: originale, vivo, aperto, sostenibile. Pensando ai bisogni dei ragazzi, dei vecchi, di chi vuol creare imprese ed opportunità. E del resto le idee già partorite sul suo riutilizzo da parte di cittadini e scuole sono piene di stimoli e proposte concrete e stimolanti.
La seconda sensazione che ho provato è stata «cavoli, ma come si fa a lasciare abbandonato un posto bello come questo». Sino a 5 anni fa l’Arsenale era in funzione. Poi è stato chiuso. E lo Stato, cioè noi, se n’è fregato. E sì che ci hanno rotto le scatole per anni dicendo che lo Stato per funzionare bene deve adeguarsi alla cultura e prassi dell’impresa. Bella coerenza! Certamente anche il più “pirla” imprenditore della nostra provincia se avesse avuto in mano un patrimonio come l’Arsenale sarebbe stato in grado, con il minimo sindacale di intelligenza, di preservarlo, farlo rivivere, fruttare e guadagnarci anche dei soldi. Invece lo Stato ( considerato – come si suol dire – nelle sue “diverse articolazioni”, ovvero: il Ministro della Difesa, Il Ministro della Cultura, Il Demanio, Il Governo, la Regione, la Prefettura, la Provincia, Il Comune, ma anche l’Università, la Camera di Commercio, le Associazioni di categoria, eccetera) non ha saputo occuparsene e valorizzarlo per il “bene comune”. A custodire il patrimonio collettivo sono stati delegati un paio di carabinieri e militari che fanno un giro ogni tanto. Tutto qui.
Attualmente l’Arsenale è in parte abitato da poveri cristi senza casa e frequentato da ladroni che per ora hanno rubato il rame dei fili elettrici, la rubinetteria e un po’ di attrezzature. Gli esperti in materia dicono che il prossimo passo è rubare gli infissi, i termosifoni, i pavimenti, le porte, le antiche tegole.
Nonostante ciò l’Arsenale è ad oggi e per nostra fortuna, ancora più o meno integro nelle sue strutture e spazi ed anche nella sua bellezza e potenzialità.
Sarebbe una forma patologica di coazione a ripetere il male non intervenire in tempo e con intelligenza per preservare e riutilizzare questo patrimonio storico, che appartiene, per diritto di cittadinanza, alla nostra comunità.
È talmente grande che ci può star dentro un po’ di tutto. Anzi deve starci dentro un po’ di tutto. Perché per tornare a vivere deve essere multiplo, articolato, dinamico.
A breve partirà un percorso di “progettazione partecipata” promosso dal citato Comitato civico e dal Comune, per elaborare, con il protagonismo dei diversi soggetti sociali ed istituzionali, una idea/visione di riutilizzo a beneficio collettivo. Abbiamo anche scritto al Ministro Pinotti di consentire ai pavesi, per almeno un paio di week end, di visitare l’Arsenale, per poter vedere, conoscere, godere, immaginare, proporre.
La strada è lunga e piena di insidie, per la burocrazia imperante, le procedure, il gioco delle competenze, i quattrini che mancano, le pigrizie mentali, la sfiducia in noi stessi, le furbizie e le varie menate che tutti conosciamo. Però con un po’ di impegno (alla fin fine basterebbero un centinaio di cittadini davvero motivati, competenti e rompipalle e un po’ di amministratori pubblici capaci e testardi) ci si può riuscire.
Come dice il poeta «Sognare da soli è solo un sogno. Sognare insieme agli altri è l’inizio della realtà». Scusate se sembra un po’ retorico. Però mi sa che è vero.

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