La corruzione «spuzza»

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Papa Francesco a Scampia: mai più «immigrati cittadini di seconda classe»
di Giovanni Giovannetti

Nella sua visita napoletana papa Francesco lo si è visto al santuario della Madonna di Pompei e a Scampia, ma si è mantenuto a buona distanza dai campi Rom del tormentato quartiere napoletano.
Questioni di tempistica e di protocollo, certamente non di opportunità, poiché il tema dell’immigrazione ha avuto spazio nelle parole del pontefice in piazza a Scampia: «su questa terra siamo tutti immigrati e di passaggio» ha detto.
Ma anche solo per un momento proviamo a immaginare quale forza nonché eco una tale visita avrebbe potuto maturare se, per dire, Francesco si fosse recato in uno di questi campi, dirottando lì per lì il “papamobile” e, sfuggendo al rigido protocollo, con l’approssimarsi della Pasqua, una volta giunto avesse lavato i piedi a dodici di loro.
In altri tempi, alcuni tra noi provarono a suggerire la cosa a Benedetto XVI in visita a Pavia nel 2007, l’anno dell’emergenza umanitaria Rom alla Snia. E tuttavia all’incontro coi Rom papa Ratzinger preferì quello col sindaco Piera Capitelli e col vicesindaco Ettore Filippi, poi incarcerato per corruzione.
Corruzione. Un tema caldo, lambito da Francesco a Scampia: corruzione che «spuzza» ha detto, invocando la «pulizia della propria anima e della società».
Forse questo papa non avrebbe stretto la mano ai pubblici amministratori pavesi di allora, ai fautori di quell’emergenza Rom creata ad arte per favorire un illecito urbanistico. Impedirono anche l’accesso alla scuola a decine di questi bambini (per Francesco, fondamentale è l’educazione) poiché, lo sentenziò Capitelli (un dirigente scolastico, membro della Commissione etica del Partito democratico) sarebbe stato «un incentivo per le famiglie a radicarsi sul territorio». Con buona pace della Costituzione, dei diritti inalienabili dei minori e del buon senso.
Di più: «Fosse per il sindaco di Pavia, i Rom li avrebbe messi sopra un treno e mandati via». Anche per questo sindaco un popolo di troppo si stava aggirando per l’Europa. Anche a sinistra c’è stato chi sconsideratamente ha alluso a «deportazioni» finali per gli “scarti umani”, radicando in questi immigrati la convinzione che la crescita sociale da noi si ottiene solamente con la pratica dell’arbitrio e della violenza.
E tutto questo per quale fine? Una speculazione immobiliare? Peggio, tentata lottizzazione abusiva. Nel luglio 2007 quel sindaco dispose l’abbattimento di uno dei quattro fabbricati sotto tutela, ignorando il vincolo del Piano regolatore (successivamente imposto anche dalla Soprintendenza ai Beni monumentali) e senza il sostegno di perizie asseverate. Proprietà e pubblica amministrazione trapanante lo avevano già deciso da molto tempo, gia nel corso dell’amministrazione Albergati (in quota Margherita, sindaco dal 1996 al 2005), ben prima dell’emergenza Rom che – numerosi – alla Snia mantenevano una temporanea nonché abusiva dimora. Scopriremo che il Piano integrato di intervento della proprietà al Comune (Tradital, gruppo Zunino, il “Berlusconi rosso”) approvato dalla Giunta e mai passato dal Consiglio comunale, nulla ci azzeccava con le volumetrie della storica fabbrica. E che ci volevano fare? Sin troppo scontata la risposta: un altro inutile centro commerciale. Ancora una volta furono i Rom le vittime, l’appiglio che giustificava le ruspe: criminalizzare i Rom rumeni per poi invocare «l’ordine, la sicurezza e la legalità». L’odiosa messinscena delle persone mantenute nel degrado per legittimare dubbie operazioni immobiliari ha anche un nome: si chiama “finanziarizzazione degli zingari”.
Il sindaco Capitelli di centrosinistra era sostenuto politicamente da buona parte della sua stessa maggioranza: dal vicesindaco poi incarcerato Filippi («I Rom non esistono») all’assessore ai Servizi sociali Francesco Brendolise («L’esperienza dimostra che prima delle ruspe spariscono tutti»). E tra loro Fabio Castagna. Diventato capogruppo, sei anni dopo (e non sei giorni dopo), tornando sull’emergenza all’ex Snia l’attuale assessore ai Lavori pubblici così scrive: «lo rifarei», e prosegue: «faccio presente che nel quartiere di Pavia est ci siamo dovuti pure sorbire una manifestazione di Forza Nuova che stava facendo proseliti tra cittadini». Per contrastare il presunto espansionismo di Forza Nuova nel quartiere hanno così pensato di emularli, rivendicando – e sdoganando – “da sinistra” il razzismo e la xenofobia.
Mai più «immigrati cittadini di seconda classe» ha ammonito Francesco. e che «a’maronna v’accompagni», assessore Castagna incluso (la Madonna o Maradona?). Grazie Francesco.

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