«Luca Filippi resti pure in galera»

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L’Ordinanza del Tribunale del Riesame
di Giovanni Giovannetti

Secondo l’incarcerato Luca Filippi le sue private spese con la carta di credito di pubblico amministratore lui le avrebbe poi rimborsate. Secondo il milanese Tribunale del Riesame, quella del rimborso è sostanzialmente una balla. Dunque l’ex presidente di Asm Lavori (controllata al cento per cento da Asm, società pubblica di proprietà al 95,7 per cento del Comune di Pavia) rimarrà ancora per qualche tempo ospite delle patrie galere, e i magistrati pavesi potranno serenamente ultimare gli interrogatori senza il rischio di inquinamento delle prove.
Eccola qui l’Ordinanza dei giudici milanesi. Se possibile, è ancora più esplosiva di quella, a firma del Gip pavese Maria Pia Oddone, che un mese fa lo aveva spedito a mediare le sue malefatte in gattabuia.
Rimborsi? Falso, poiché l’imputato afferma senza provarlo d’aver «provveduto a restituire all’amministrazione le spese sostenute con la carta di credito aziendale che invece andavano computate come di natura personale e che non potevano essere addebitate all’ente pubblico».
Fra l’altro Asm Lavori, come ogni ente pubblico, ovviamente «non è tenuto a pagare spese personali, anticipando così le somme che Filippi avrebbe dovuto regolare con mezzi propri», mentre qui si contano ruberie a quattro o cinque zeri: soldi spesi in tanto private quanto esclusive cene, viaggi, discoteche, hotel di lusso (come otto, dicasi otto suite “vistamare” all’hotel Trampolines di Riccione il 6 novembre 2012) e altri benefit; ad esempio, quella «vettura Fiat Doblò pagata dall’azienda ma nell’esclusiva disponibilità della moglie dell’indagato».
E veniamo alla «consolidata modalità operativa fondata sulla corruzione, secondo la quale per ottenere lavori era necessario versare il 10 per cento al presidente della società»: dopo gli interrogatori di Angelo Cavagnini, Giuseppe Quatraro e Federico Marchiafava – dipendenti di Asm Lavori – e i riscontri da loro offerti alle accuse dell’imprenditore Pierangelo Scariato, per Luca Filippi piove sul bagnato. Ad esempio Marchiafava, «tra le molte cose riferite, raccontava che» Scariato, titolare di un’impresa di impianti elettrici, «aveva ricevuto direttamente da Filippi (senza una procedura che comprendesse altri preventivi per valutare la congruità) l’incarico di scavo e posa per l’acquedotto di torre dei cani;» (lavori di escavazione a un elettricista!) «i lavori erano stati autorizzati da Balduzzi [Luigi Balduzzi, direttore tecnico di Asm Lavori] su indicazione di Luca Filippi». Annusando la tresca, Marchiafava fece «un sopralluogo, accertando la totale irregolarità dell’azienda». Per i giudici milanesi questa testimonianza «costituisce un robustissimo riscontro a quanto ammesso da Scariato» poiché «conferma che Filippi procedeva direttamente agli incarichi senza alcuna attività di valutazione di congruità del prezzo e di riscontro delle competenze specifiche».
E chi provava ad applicare le regole della buona amministrazione, riferisce sempre Marchiafava, era sottoposto a sanzioni disciplinari (e per Quatraro, geometra a contratto, la mancata riconferma).
Vennero invece assunte persone senza mansioni specifiche, «ma che in compenso rispondevano a una logica clientelare e che garantivano docile obbedienza alle direttive impartite da Filippi».
Un potere, quello di influenzare le scelte dell’amministrazione, esercitato da Filippi anche lontano da Asm Lavori, «come dimostra ad esempio la telefonata del 3 settembre 2014», telefonata di cui gli inquirenti sottolineano cinismo e spregiudicatezza: forse parlando con il capogruppo di Forza Italia in Comune Antonio Bobbio Pallavicini, Luca lo invita ad «informare Pedrazzini» che sta per liberarsi un posto di lavoro al policlinico, quello di un dipendente malato terminale: e che si muovessero, così da sostituirlo «con una persona di loro fiducia».
Insomma, «dalle indagini ed in particolare dalle intercettazioni e dalle stesse dichiarazioni rese da persone informate sui fatti emerge la spregiudicatezza con la quale» Luca Filippi «agiva, disattendendo le più elementari regole della buona amministrazione»; assumendo personale non qualificato; richiedendo in cambio solo obbedienza e la disponibilità ad assolvere a compiti non corrispondenti al profilo professionale solo formalmente richiesto. Inutili assunzioni di persone servilmente devote al loro beneficiante Luca Filippi, che a sua volta «lungi dal tenere il comportamento di diligente amministratore della cosa pubblica, utilizzava tale ruolo per conseguire propri vantaggi in danno della pubblica amministrazione» abbandonandosi ad «atti contrari ai suoi doveri».
E tra gli assunti miracolati dal Filippi ecco Pier Paolo Coerezza, «che non aveva altro incarico se non di essere a disposizione di Filippi», anche nel riscuotere tangenti: «una volta a lui» ha ammesso Scariato «e una volta direttamente a Filippi, portando il denaro piegato dentro un foglio».
Un comportamento «abituale e generalizzato», che sembra trovare rilevanti riscontri nell’interrogatorio di Cavagnini: oltre a evidenziare quel certo vizietto di Filippi per le scommesse, il “Cava” ha riferito che oltre a lui «anche altri dipendenti o collaboratori di Asm corrispondevano al Filippi somme di denaro per sostenere la campagna elettorale» e fa i nomi di Coerezza, Balduzzi, Bacalione, Baldiraghi.
Nel respingere la richiesta di scarcerazione, i giudici del Tribunale del Riesame non mancano di rimarcare la venalità del Filippi: nonostante lo stipendio quale dipendente dell’Istituto di assistenza e cura Santa Margherita e «significativi ulteriori introiti» per decine di migliaia di euro come presidente di Asm Lavori e come componente del Cda di Asm, Filippi junior «non ha esitato a richiedere il pagamento di “provvigioni” alle persone che aveva fatto assumere, integrando in modo illecito i suoi guadagni». La incapacità a contenere e governare le sue esigenze di vita, per i giudici va a sommarsi con l’«assoluta indifferenza per il rispetto della cosa pubblica, usata come un proprio strumento di potere e di arricchimento personale».
Ettore Filippi, padre di Luca, è a giudizio per corruzione. Tempo fa, quando lui era vicesindaco e Luca consigliere comunale, in una intervista al quotidiano locale disse: «Luca è più bravo di me alla sua età». E sulla paterna laude, questa volta, si può anche convenire.

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Una Risposta to “«Luca Filippi resti pure in galera»”

  1. Anonimo Says:

    C’è una cosa che continuo a non capire.Ma ASM Lavori è una società che esegue lavori? Oppure una società che assegna lavori? Magari dopo che qualche ente li ha assegnati a lei, violando la legge e rubando sul lavoro degli altri?
    No, perchè, dico… non è che puoi farti assegnare lavori per poi farli eseguire ad altri. Perchè se è così, si tratta solo di altri reati

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