Ah, la verità…

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di Giovanni Giovannetti

«La querela è una brutta notizia data due volte», soleva ripetere uno che se ne intendeva.
Ma gli impunibili d’un tempo tardano a farsene buona ragione tanto che il compianto lottizzatore abusivo Dario Maestri nonché presunto mandante di ben altre intimidazioni, poco prima di lasciarci ha querelato il settimanale “l’Espresso”, me e il giornalista Daniele Ferro per una intervista sul malaffare pavese.
Ineccepibili i contenuti di quell’artiolo e vera anche la querela, presentata alla ignara Procura di Roma e non presso quella pavese, luogo dove l’imprenditore era a giudizio, lui e la banda dei sodali, a seguito delle loro malefatte. Malefatte comprovate dai documenti e dalle clamorose intercettazioni che si leggono in allegato alla richiesta di rinvio a giudizio e, assai sobriamente, nella stessa intervista a “l’Espresso”; intercettazioni peraltro riprese anche dalla stampa locale e da questo blog (qui, qui, qui, qui e qui). Curiosamente non risultano altri esposti, oltre a quello per l’articolo di “Espresso”.
Al solito, siamo chiamati a misurarci con le querele di facciata volte ad intimidire (sono ormai una trentina: guai a dire che Pino Neri è un mafioso e Dario Maestri un trapanante dai modi spicci): intimidire me (echissenefrega) e chi la greve messe di intimidazioni ha raccontato.
A quando una legge all’americana sulla responsabilità civile degli inutilmente querelanti soccombenti? Si ridurrebbero drasticamente le cause in-civili e sparirebbero quelle inutili intentate da mafiosi come Pino Neri e da trapananti tirapiedi come Ettore Filippi e il suo untore, con buon ristoro della giustizia, oberata di questo inutile lavoro.
A Roma dunque, a portare in quella sede atti giudiziari e memorie esplicative, ovvero gravi notizie di reato fino ad ora circoscritte all’orbita pavese.

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Una Risposta to “Ah, la verità…”

  1. Angela Says:

    E’ inutile ribadire che è vergognoso il comportamento delle autorità in questi casi. Qui siamo “oltre”. Questo è un sistema, che fabbrica “vittime”. Gli strumenti per mettere fine a tutto questo “malaffare” esistono. Ma per mantenere il malaffare non deve essere alla portata delle “vittime”. Pertanto devono rimanere tali!

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