Criminali di guerra pavesi. La Sicherheits Abteilung

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1. “La polizia speciale fascista. Alfieri ne è il fondatore”

di Marco Bonacossa

«Nel periodo, invero molto doloroso per l’Italia, che va dal dicembre 1944 all’aprile 1945 , esisteva in Lombardia e più precisamente nel tratto di territorio compreso fra le colline dominanti le valli della Staffora, della Versa e del Tidone, e le pianure estendentisi fra Casteggio, Voghera e Stradella, un corpo di polizia militare, detto Sicherheits Abteilung, costituito esclusivamente da italiani, ed avente il compito di favorire le truppe di invasione tedesche e di impedire ogni possibile reazione delle popolazioni civili contro la dominazione nazi-fascista».
Queste sono le parole d’apertura della sentenza della Corte d’Assise di Voghera che nell’agosto 1945 condannava a morte quattro criminali di guerra fascisti: il cosiddetto stato maggiore della Sicherheits Abteilung, letteralmente traducibile in Reparto di Sicurezza.
La “Sicherai” (i pavesi ne storpiavano così il nome) era una polizia speciale che operò durante la Repubblica Sociale Italiana nell’Oltrepò Pavese. Le polizie speciali erano gruppi di persone che, all’indomani del ritorno del fascismo dopo l’otto settembre, si univano e si ponevano al servizio dei tedeschi e dei fascisti per operazioni di polizia. Le più famose erano a Milano, Firenze, Roma e in altre grandi città del Nord. Con l’avallo e i cospicui finanziamenti delle autorità repubblicane e tedesche esse operavano aldilà di ogni apparente legalità godendo della totalità impunite dell’autorità statale fascista.La Repubblica Sociale, infatti, abdicò al proprio ruolo di Stato dal momento in cui affidò ad improvvisate bande di “tutori dell’ordine” il monopolio della violenza, uno dei cardini principali degli stati nazionali moderni.
La Sicherheits costituisce un unicum all’interno delle polizie speciali perché essa dipendeva direttamente dall’esercito tedesco (come il nome suggerisce) e partecipò con le truppe nazifasciste nei grandi rastrellamenti estivi e invernali. Il dominio di un’area tanto vasta come l’Oltrepò, dal quale nasceva la necessità di insediare veri e propri presidi per il controllo del territorio, la differenziano dalle altre polizie speciali dedite esclusivamente a singoli arresti e alla tortura dei prigionieri nelle cosiddette “Ville Tristi”. Queste ultime, infatti, operavano con una struttura interna e metodi non del tutto dissimili dalle bande criminali degli anni settanta, esercitando il proprio potere su porzioni di territori limitate per lo più a quartieri.
La storia della Sicherheits inizia con Guido Alberto Alfieri, classe 1904, squadrista, combattente in Spagna dalla parte franchista e colonnello dell’Aeronautica, che dopo la liberazione del duce dal Gran Sasso fu tra i più attivi organizzatori del fascismo repubblicano in Oltrepò Pavese.
L’idea di costituire un nucleo di “polizia autonoma” fu la sua. All’inizio furono in dodici militi, senza divise, senza armi, senza una sede (occupavano un ufficio del comando tedesco a Voghera) ed anche un nome dato che l’appellativo di Sicherheits Abteilung fu posto poco dopo quando la polizia speciale fu messa alle dirette dipendenze della 162° Divisione Germanica, che raggruppava anche un nutrito gruppo di soldati sovietici, provenienti dai territori russi dell’asia centrale, agli ordini dei tedeschi e che i pavesi identificheranno poi come i “mongoli”, per i loro tratti somatici.
Nell’inverno fra il ‘43 e il ‘44 gli sforzi del reparto di polizia erano essenzialmente rivolti nei confronti di prigionieri angloamericani fuggiti dai campi di concentramento, disertori e civili che prestavano loro assistenza. Il colonnello Alfieri agiva in veste di “delegato del comando germanico” e per facilitare i suoi spostamenti si serviva della tratta ferroviaria Voghera-Varzi gestita dall’ingegner Felice Fiorentini. In qualità di comandante della polizia speciale, si recava spesso a Pavia, in Prefettura, per partecipare alle periodiche riunioni tra i vertici militari tedeschi e italiani della provincia pavese e di quelle limitrofe, in particolare Alessandria e Piacenza. Ciò testimonia come, nonostante le modeste forze del reparto, la Sicherheits Abteilung rappresentasse un punto di riferimento per le forze nazifasciste nell’area dell’Oltrepò. Il 28 gennaio ’44, infatti, il colonnello fu chiamato a partecipare, insieme ai comandanti tedeschi, ad un incontro organizzato dal capo della Provincia di Pavia Rodolfo Vecchini, al quale aderirono i capi delle provincie confinanti, interessate dal nascente fenomeno partigiano, oltre ai comandanti delle legioni della Milizia presenti nei rispettivi territori. Furono individuate alcune zone del Bobbiese, della val Borbera e della val Trebbia come territori a più alta densità di ribelli, mentre l’Oltrepò non rientrava, ancora, tra queste.
Le prime formazioni della Resistenza sulle colline e sulle montagne pavesi, infatti, non avevano ancora assunto quell’importanza strategica e numerica che avrebbero avuto nei mesi successivi.
Dopo i “successi” operativi sul Monte Boglelio con l’incendio dell’albergo Belvedere e l’arresto di una quindicina di inglesi e l’aver smantellato il direttivo del Comitato di Liberazione Nazionale di Voghera, Alfieri cominciò, godendo di una pressoché totale impunita, ad atteggiarsi da “signorotto locale” intralciando l’attività degli organi militari ufficiali, requisendo verbali segreti dei Carabinieri di Voghera, perquisendo arbitrariamente i treni in transito nella città iriense e requisendo generi di prima necessità per sé stesso e per la sua polizia. Il colonnello si rese protagonista, il 9 marzo, del fermo di un treno che trasportava una cinquantina di soldati proveniente da Pavia e diretto a Piacenza. Le nuove reclute della Repubblica, la maggior parte in attesa del momento giusto per disertare, appena giunte in stazione a Voghera intonarono “Bandiera rossa” e il comandante della Sicherheits si attivò per individuare i responsabili. Inoltre fece arrestare arbitrariamente nove persone a Zavattarello e chiese un riscatto di 400.000 lire per il rilascio. I suoi comportamenti gettarono sconcerto addirittura tra le autorità fasciste che aprirono un’indagine a suo carico, destinata però all’archiviazione per le protezioni delle quali egli godeva presso gli alti comandi tedeschi.
Un punto di non ritorno per la storia della Sicherheits e della guerra civile nell’Oltrepò Pavese giunse nella notte del 23 giugno ‘44 quando Alfieri fu bersaglio di alcuni colpi di arma da fuoco sulla strada delle Piane di Varzi. A ferirlo mortalmente fu, per errore, un milite della Guardia Nazionale Repubblicana posto a guardia di alcune armi sequestrate alle forze partigiane.
Alfieri venne ricoverato urgentemente all’ospedale di Voghera, insieme al suo feritore, che fu poi trasferito al nosocomio militare Borromeo di Pavia, posto nel famoso collegio omonimo, e registrato con un nome falso per salvarlo dalla minacciata vendetta dei militi della polizia speciale. La decisione fu presa per proteggere la vita a quel giovane, figlio di un alto ufficiale fascista, evitando così uno scontro “diplomatico” tra diversi corpi armati e che, soprattutto, si diffondesse la notizia di una sparatoria tra fascisti. Dopo diversi giorni di agonia, Alfieri morì il 29 giugno e il referto medico riportò come causa del decesso una peritonite intestinale causatagli dai colpi di arma da fuoco ricevuti. Bianca Ceva, già prigioniera della Sicherheits, affermò nelle pagine del suo diario che Alfieri rimase vittima dello stesso clima di terrore e furore che egli aveva prodotto.
Due giorni dopo, il primo di luglio, si tennero i funerali e ancora la Ceva scrive: «Per le vie deserte, dinnanzi a porte e finestre chiuse è passato ieri il funerale del colonnello Alfieri, seguito dai suoi, dai tedeschi, e da coloro che per dovere d’ufficio non potevano mancare. Il terrore ancora una volta aveva creato il vuoto».
Al rito funebre parteciparono tutti i militi della Sicherheits Abteilung, i maggiori ufficiali dell’esercito tedesco e le più importanti autorità politiche provinciali. La sua morte, inoltre, lo fece assurgere a “martire” della causa fascista, a tal punto che la Brigata Nera locale prese proprio il suo nome. Dopo un iniziale periodo di smarrimento fu Felice Fiorentini, colonnello dell’Aeronautica come il defunto Alfieri, a prendere in mano le redini della Sicherheits Abteilung, diventandone il capo storico e con la sua gestione la polizia speciale sparse morti e violenze in tutto l’Oltrepò Pavese. (…continua con il ritratto di Felice Fiorentini)

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