Un altro minuto di silenzio?

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di Pier Francesco Damiani*

In appoggio alle azioni di soccorso delle navi impegnate nella Missione Europea Triton nel mediterraneo (ben 3 navi d’altura e ben 4 motovedette… scusate lo sforzo!) ci sono i pescatori siciliani. I militari li contattano e loro mollano le reti e provano a salvare le persone.
Pescatori di uomini, donne, vecchi e bambini. Uno di questi pescatori diceva ieri «Ogni volta speri. Speri di salvarne almeno uno. E quando dopo venti ore che guardi il mare hai gli occhi che ti bruciano e non sei riuscito a vederne neanche uno, puoi soltanto piangere».
Questi pescatori terroni dalle facce rugose sono la nostra speranza. La speranza di un Europa che sembra ormai senza speranze. Quel mare lì, il nostrum, ha sempre meno pesci, però crescono, impetuosi, altri branchi. Sono quelli che Francesco ha chiamato precisamente con il loro vero nome: i perseguitati, gli affamati, i feriti, gli sfruttati.
Troppe invece le altre parole inutili che si consumano in questi giorni e che non sanno “fare i nomi” né delle vittime né dei responsabili.
Mi permetto quindi rammentare le parole sagge che oltre 30 anni fa scrissero i Premi Nobel nel loro Manifesto e che se avessimo voluto comprendere forse non saremmo arrivati a questo punto:

«Noi sottoscritti, donne e uomini di scienza, di lettere, di pace, diversi per religione, storia, cultura rivolgiamo un appello a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, ai potenti ed agli umili. Un olocausto senza precedenti è oggi in corso e dilata sempre più, il perimetro della barbarie e della morte, nel mondo non meno che nelle nostre coscienze.
Occorre ribellarsi contro il falso realismo che induce a rassegnarsi come ad una fatalità a quel che invece appartiene alla responsabilità della politica ed al “disordine stabilito”.
Se i potenti della terra sono responsabili, essi non sono gli unici. Se gli inermi non si rassegneranno ad essere inerti, se dichiareranno sempre più numerosi di non obbedire ad altra legge che a quella, fondamentale, dei diritti degli uomini e delle genti, sarebbe certo, che il nostro tempo non sia quello della catastrofe.
Occorre subito scegliere, agire, creare, vivere, fare vivere».

In tanti ci chiediamo dopo l’ennesima tragedia che fare. Un altro minuto di silenzio?
Occorrerebbe invece ripartire da quell’appello che mette in gioco la responsabilità di ciascuno ed indica gli obiettivi concreti dei concreti diritti che appartengono a tutta famiglia umana.
Occorrerebbe inoltre che al summit dei cervelloni europei partecipassero anche quei pescatori siciliani, dagli occhi che gli bruciano a furia di scrutare il mare. Così magari si riuscirebbe a vedere un po’ più in là.

* volontario Unicef Pavia

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