Pressioni estranee

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La seconda parte delle osservazioni di Italia Nostra sul progetto autostradale Broni-Mortara-Stroppiana di Giuseppe Camerini e Paolo Ferloni *

La Commissione tecnica ministeriale ha già riconosciuto esplicitamente l’illegittimità della procedura di Valutazione di impatto ambientale, sottolineando che essa fa riferimento alla sola tratta pavese-lombarda di un’opera che in realtà si prolunga in territorio piemontese, fino a Stroppiana. Forse che il Ministero ritiene di dovere ignorare questa evidenza? Oppure pensa che questa anomalia ineliminabile sia in qualche modo sanabile accordando un’ulteriore proroga di 45+45 giorni per la presentazione di integrazioni? E ancora: perché, pur di fronte al netto giudizio espresso dalla Commissione tecnica, gli Uffici del Ministero non hanno ritenuto di chiudere la procedura con l’espressione di un giudizio? Forse che siano intervenute pressioni estranee?

Due considerazioni. La prima riguarda il rispetto dei tempi stabiliti per produrre le integrazioni. A tal proposito nella citata nota DVA-2014- 001764 del 3 ottobre 2014 si legge: «nel chiedere a Codesta Società di voler provvedere a fornire la documentazione integrativa, si comunica che la stessa dovrà pervenire entro 45 giorni naturali e consecutivi, che decorrono dalla data della richiesta di questa Amministrazione inviata tramite posta elettronica certificata». La comunicazione del Ministero specifica di seguito quanto segue: «Si precisa che qualora il termine indicato per la presentazione delle integrazioni decorra senza esito, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS concluderà l’istruttoria sulla base della documentazione agli atti». Dalla scheda “iter amministrativi” si deduce altresì che anche l’ulteriore proroga concessa con nota del 27 novembre 2014 (prot. DVA-2014-0039132) è di 45 giorni ed ha carattere perentorio. La seconda considerazione riguarda i tempi concessi al pubblico per l’esame della documentazione di progetto e l’espressione di osservazioni, che viene fatta partire dalla data del 13 febbraio 2015, mentre in realtà al deposito di documenti in questa prima data ne segue un altro in data 3 marzo 2015. Ne consegue che per la documentazione depositata il 3 marzo 2015 il tempo a disposizione dei cittadini per elaborare osservazioni è inferiore ai 60 giorni previsto dalla normativa vigente. Tornando alla prima considerazione, alla luce delle date riportate nella scheda “Iter amministrativi” sembra che al termine dei 45 giorni previsto per il deposito delle integrazioni più recenti non sia stata data ottemperanza. In tal caso il Ministero avrebbe dovuto prendere atto del mancato rispetto dei tempi di consegna e interrompere a quel punto la procedura di valutazione, per poi passare alla decisione finale sulla base della «….documentazione agli atti». Cosa che non è avvenuta.

Il parere negativo della Commissione ministeriale per la VIA e la VAS

Si deve altresì rilevare che l’istruttoria di esame del progetto originario e delle prime integrazioni (durata oltre un anno e mezzo) ha prodotto in merito un parere negativo dettagliato e circostanziato espresso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale. Le criticità evidenziate riguardano un po’ tutte le componenti prese in esame: i volumi di traffico, l’inquinamento atmosferico e acustico, le cave, l’incidenza sulle produzioni agricole. Viene da chiedersi perché sia stata accordata una nuova sospensiva per la presentazione di osservazioni dopo che una procedura durata oltre 30 mesi aveva evidenziato tali e tante criticità da indurre la Commissione tecnica a riconoscere un significativo impatto del progetto sul territorio interessato e a esprimere un parere pienamente negativo sulla compatibilità ambientale. E al di là delle considerazioni di carattere tecnico sugli aspetti progettuali, la stessa Commissione, come già ricordato, ha riconosciuto esplicitamente l’illegittimità della procedura di V.I.A. quando ha sottolineato che essa fa riferimento alla sola tratta pavese-lombarda di un’opera che si prolunga in territorio piemontese, fino a Stroppiana. Forse che il Ministero ritiene di dovere ignorare questa evidenza? Oppure pensa che questa anomalia ineliminabile sia in qualche modo sanabile accordando un’ulteriore proroga di 45+45 giorni per la presentazione di integrazioni? E ancora: perché, pur di fronte al netto giudizio espresso dalla Commissione tecnica, gli Uffici del Ministero non hanno ritenuto di chiudere la procedura con l’espressione di un giudizio? Forse che siano intervenute pressioni estranee al puro ambito tecnico di valutazione del S.I.A.? Nella nota CTVA-2014-0003209 del 19 settembre 2014 si legge che in seno all’assemblea plenaria del 13 giugno 2014 il solo rappresentante ad avere espresso dissenso rispetto alla naturale conclusione dell’istruttoria (parere negativo) è stato il delegato della Regione Lombardia, vale a dire dell’Ente che per tramite di Infrastrutture Lombarde (società interamente partecipata da Regione Lombardia) esercita di fatto il ruolo di concedente. Si può supporre che un siffatto dissenso abbia pesato in modo significativo nell’orientare il Ministero verso un’ulteriore concessione di proroga. Si rileva che Infrastrutture Lombarde S.p.A., in sede di presentazioni dei documenti di integrazione, è impegnata a dimostrare la legittimità della procedura in corso e a respingere la richiesta di integrazioni relative all’impatto ambientale della tratta da Mortara a Stroppiana. A tale proposito I.L. S.p.A. ha prodotto una relazione (“Relazione di risposta alla richiesta di integrazioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” disponibile in allegato al documento 1-0003_ A_GN_GEN_0000_RG_007A). In riferimento alle competenze regionali in materia di infrastrutture viarie, la relazione richiama il D.lgs. n. 112/98. Secondo I.L. S.p.A. tale provvedimento «…ha introdotto nuove disposizioni in materia di viabilità. In particolare, ha conferito alle Regioni le funzioni di “programmazione, progettazione, esecuzione,manutenzione e gestione delle strade non rientranti nella rete autostradale nazionale” (art. 99)». Tale conferimento, tuttavia, non costituisce implicita autorizzazione a che le Regioni possano promuovere autostrade cosiddette regionali, come dimostra la già citata solenne “bocciatura” della Legge Regionale Ligure (L.R. n. 30 dello 06/08/2009) per effetto di un ricorso promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La L.R. n. 30/2009 della Liguria ricalca nella struttura e nelle finalità la legge regionale lombarda che regola la “programmazione e sviluppo della rete viaria d’interesse regionale”. Più nello specifico, la Presidenza del Consiglio si è rivolta alla Corte Costituzionale (ricorso n. 92 del registro 2009) per proporre questione di legittimità costituzionale degli artt. 5 (commi 2 e 3), 6, 7, 8, e 9, comma 2 della suddetta legge regionale. Nel ricorso si legge che «…nonostante le Regioni abbiano competenza legislativa concorrente in materia di “governo del territorio”», la materia della disciplina delle infrastrutture, per i profili attinenti alla tutela dell’ambiente, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., e per le «attività di progettazione», ai sensi dell’art. 4, comma 3, del D.lgs. n. 163 del 2006, rientra nella competenza esclusiva dello Stato. Nel ricorso, tra le altre argomentazioni addotte, si legge inoltre che «…la previsione secondo cui la Regione può definire autonomamente con il concessionario autostradale una specifica autonoma convenzione (art. 8, comma 2), oltre ad introdurre potenzialmente distorsioni nel mercato concorrenziale, sarebbe suscettibile di violare il principio di leale collaborazione (art. 118 Cost.), trattandosi di infrastrutture per i collegamenti a lunga distanza che vanno oltre l’interesse regionale». La sentenza 186/2010 (pubblicata su G.U. 3 giugno 2010) della Corte Costituzionale ha accolto quasi in toto le obiezioni sollevate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In particolare la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5 (commi 2 e 3) della L.R. della Liguria 30/2009 secondo il quale la Regione provvede autonomamente allo studio di fattibilità, di compatibilità ambientale ed all’affidamento dell’incarico di redazione del progetto preliminare. Analogo giudizio di illegittimità è stato espresso dalla Corte nei confronti degli artt. 6, 8 e 9, comma 2 della legge della Regione Liguria n. 30 del 2009, che dispongono – tra gli altri – la potestà della Regione di agire in tema di «…concessione avente ad oggetto la progettazione definitiva ed esecutiva nonché la realizzazione e la gestione delle autostrade». Si fa notare che la sentenza della Corte Costituzionale, emessa nel 2010, è ben posteriore all’entrata in vigore del D.lgs. n. 112/98 che secondo I.L. S.p.A. conferisce alle Regioni piena potestà in materia di autostrade regionali. Quanto poi alla separazione dei procedimenti VIA del tratto Broni-Mortara e del successivo tronco autostradale da Mortara a Stroppiana, nella relazione di I.L. S.p.A. si legge: «non è invece oggetto della presente procedura il Raccordo Autostradale “Mortara‐Stroppiana” che, a cavallo tra la Regione Piemonte e la Regione Lombardia, sarà oggetto di altra procedura concessoria e approvativa. Di conseguenza, non risulta accoglibile la richiesta di integrazione del Progetto Definitivo e del correlato Studio d’Impatto Ambientale dell’autostrada regionale Broni‐Pavia‐Mortara con il tratto Mortara‐ Stroppiana (che, peraltro, è ancora a livello di progettazione preliminare approvata, a seguito di CdS, con DGR n. x/359 del 4/7/2013 della Regione Lombardia e DGR n. 10‐5747 del 6/5/2013 della Regione Piemonte)». Nella sostanza, I.L. S.p.A. rigetta la richiesta di includere nella procedura di V.I.A. relativa all’autostrada Broni Mortara il raccordo che, a cavallo fra Regione Piemonte e Lombardia, è oggetto di altro iter in corso. All’espressione «a cavallo di», pur elegante per i rimandi equestri che ispira, andrebbe preferito l’aggettivo “interregionale”. Interregionale è infatti il percorso da Mortara (PV) a Stroppiana (VC) e interregionale è dunque il carattere dell’opera autostradale nella sua interezza, vale a dire la Broni-Mortara-Stroppiana. Il quadro delle procedure in corso appare in verità quanto mai confuso. Da un lato la Regione Lombardia promuove una parte dell’opera (Broni-Mortara) sulla base di una legge regionale di dubbia costituzionalità, dall’altro la stessa Regione Lombardia supporta la Regione Piemonte nel promuovere una distinta procedura autorizzativa per un tronco autostradale (Mortara-Stroppiana) classificabile come interregionale (a meno che non si voglia dimostrare che Stroppiana sia parte del territorio lombardo…) senza averne titolo alcuno. Al momento dell’avvio della procedura di progettazione preliminare della Mortara-Stroppiana risulta infatti che la Regione Piemonte non fosse dotata di una sua legge sulle autostrade regionali e per altro se anche le Regioni avessero pieno titolo in materia, lo avrebbero solo per le cosiddette autostrade regionali, che per definizione iniziano e finiscono all’interno del territorio regionale. Il risultato è che la procedura V.I.A. appare monca, non essendo riferita all’interezza dell’opera. Ciò, come ricorda correttamente la relazione della Commissione Tecnica di Valutazione di Impatto Ambientale, espone al fondato rischio di un’infrazione delle Norme Comunitarie, anche in relazione al pregio naturalistico (ZPS “Risaie della Lomellina”, SIC: “Garzaia di Celpenchio”, “Garzaia della Verminesca” ,”Garzaia della Cascina Isola) dell’area interferita dal tracciato autostradale nel tratto da Mortara (PV) a Stroppiana (VC). Auspichiamo che il Ministero tragga le conseguenze del caso e faccia proprie le conclusioni già espresse dalla Commissione Tecnica di VIA nella sua Relazione, assumendo toni di ferma coerenza giuridica e sensibilità ambientale. In caso contrario, se cioè il Ministero dovesse esprimere parere positivo sulla compatibilità ambientale dell’opera in oggetto, la scrivente Associazione si attiverà in tutte le sedi opportune per impugnare la decisione e segnalerà all’attenzione del Commissario Europeo per l’Ambiente quelle che si configurerebbero come evidenti distorsioni nell’applicazione delle direttive comunitarie in materia di valutazione di impatto ambientale e protezione della natura (Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e Direttiva 2009/147/CE “Uccelli”). Il testo delle osservazioni, qui riportato quasi integralmente, è stato inoltrato ai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali a nome delle Sezioni pavese e lomellina di Italia Nostra dal Presidente della Sezione pavese, Dr. Achille Mortoni, il 10 aprile 2015.

* Italia Nostra, Sezione di Pavia

Fine. La prima parte è qui:
https://sconfinamento.wordpress.com/2015/04/16/questautostrada-non-sha-da-fare/

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