Buone pietanze

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di Giovanni Giovannetti

Nuovamente agli arresti in Calabria l’ex consigliere regionale Pdl Santi Zappalà: voto di scambio, così da favorire le ambizioni criminali di Giuseppe Pelle, del suo braccio politico Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva e di Antonio Pelle (tutti incarcerati), cui lo Zappalà si era rivolto con in mano 400mila euro. Arresti domiciliari per un’altro Pelle, Sebastiano.
Secondo i pm Antonio De Bernardo e Giovanni Musarò, come già in occasione delle elezioni regionali del 2010 «il candidato Santi Zappalà chiese in modo scientifico l’appoggio non solo della cosca Pelle, ma di numerosi sodalizi appartenenti alla ‘Ndrangheta e operanti nel territorio del suo collegio elettorale».
In rete e in tivù vediamo Zappalà ripreso dai Carabinieri del Ros sotto casa di Giuseppe Pelle detto “Gambazza” poco prima di pasteggiare buone pietanze e chiedere voti.
Un vago sentore di già visto o sentito? Massì, come dimenticare le «buone pietanze» consumate nel maggio 2009 dal candidato sindaco di Pavia, l’egualmente berlusconiano Alessandro Cattaneo a San Martino Siccomario in casa del capo reggente della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri, da poco tornato libero dopo nove anni di galera per narcotraffico. E come dimenticare l’apporto elettorale a Pietro Trivi di Carlo Chiriaco (condannato a 11 anni in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa). E infatti, alle elezioni comunali 2014, i pavesi non l’hanno dimenticato.

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