In difesa di Mattia Sangermano

by

Un grosso NO alla sua strumentalizzazione

di Marco Bonacossa

Il titolo può apparire esagerato, certo. Ma “a questo gioco al massacro io non ci sto”, diceva Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica, il 3 novembre 1993, a reti unificate, a proposito dello “Scandalo Sisde” nel quale fu coinvolto, in piena Tangentopoli.
Potrei usare le stesse parole per assumere una posizione impopolare a riguardo di Mattia Sangermano, il ventenne intervistato in occasione della barbara devastazione di Milano del primo maggio. Come al solito, dopo il legittimo sdegno, condiviso anche dal sottoscritto, per le sue parole si passa all’esagerazione e, peggio, alla strumentalizzazione.
Viene indicato dagli organi di stampa, sul web e sui social network come un black bloc, ma basterebbe aver letto soltanto un paio di paginette, scarse, su di loro, per capire come una regola ferrea di quel movimento sia l’anonimato, l’infiltrazione tra i movimenti di massa e la dispersione, all’interno di essi, dopo le loro azioni. Non può quindi esistere un black bloc che, a volto scoperto, rivendichi di fronte ad una telecamera il proprio operato. (Un breve chiarimento: non esiste un movimento black bloc ma gruppi violenti di noglobal, di diversi paesi e dalle diverse sigle ed in collegamento tra loro, che si uniscono in occasione di grandi eventi per una finalità comune per poi sciogliersi l’indomani).
Trovo riprovevoli le parole di Mattia, ma alquanto fastidiosa la loro strumentalizzazione da parte delle forze politiche. Nel centrodestra e nella destra pavese si è subito attaccata la sinistra (ignorando forse quante anime ci siano al suo interno) indicando in questa area politica la culla ideologica di questo ragazzo e dei delinquenti che hanno devastato Milano. Si è presa a pretesto la intelligente dichiarazione del sindaco Depaoli, più da professore che da sindaco in questo caso, per gridare istintivamente, come le comari del paesino di Sant’Ilario, alle “dimissioni” del primo cittadino.  E per cosa? Per il buon senso?
Trovo sbagliatissima anche la posizione di Matteo Mognaschi, l’unico consigliere comunale leghista, che suggerisce al preside Rubiconto del Liceo Cairoli, “provvedimenti disciplinari ESEMPLARI nei suoi confronti”. Per qual motivo un dirigente scolastico dovrebbe punire un suo studente per una cazzata detta di fronte alle telecamere? A scuola non ha commesso niente. Stai tranquillo Matteo che i discorsi, e anche un paio di ceffoni aggiungo io, del padre sono i provvedimenti migliori.
Trovo persino divertenti, fino a quando non trascendono nelle minacce a lui e alla sua famiglia, le pagine su facebook dedicate a Mattia Sangermano e al suo eloquio non certo da nobile inglese. Ma tutto deve rimanere nei limiti della satira.
Basterebbe soffermarsi un attimo su quei due minuti di intervista a Mattia per capire come il problema non sia quel ragazzo, ma un certo tipo di società, la nostra, basata sulla comunicazione svuotata di ogni senso. L’apparenza ad ogni costo senza un motivo. La voglia di apparire, di avere quei “quindici minuti di celebrità” come diceva Andy Warhol, sono stati il motivo scatenante delle sue parole. Parole a caso sulle banche, magari captate tra una birra e un sedere di ragazza che passa, sono stati i contenuti delle sue motivazioni: vuote, ignoranti, stupide. Egli non è nient’altro che il modello di una buona parte della generazione twitter, ragazzi e ragazze i cui pensieri non superano i 140 caratteri, dalla scarsa cultura (mi meraviglia di più come sia arrivato in quinta liceo che le sue parole sugli scontri) e pronti alla resa totale e incondizionata di fronte alla volontà di comprensione della società e dei suoi fenomeni.
Una generazione che è vissuta in un Paese dove le promesse politiche sono state perennemente tradite, il cui futuro, non solo lavorativo, per i giovani è incerto e che non concede alcuno strumento, sia culturale, sia educativo, per far sì che essi possano sviluppare, non solo una coscienza critica, ma una coscienza del sé.
Le parole di Mattia, povero di mezzi logici e culturali per capirlo, sono state solo un atto di obbedienza alle parole d’ordine della società: apparire, apparire, apparire. Egli ne è, anzi, il prodotto per eccellenza.
Chi ha più sale in zucca e vorrebbe o pretenderebbe di essere un rappresentante del popolo dovrebbe capirlo. Dovrebbe.

Annunci

6 Risposte to “In difesa di Mattia Sangermano”

  1. Francesco Rubiconto Says:

    Gentile Bonacossa, leggo nel suo articolo le sciocchezze che pronuncia Mognaschi della Lega Nord. Suggeriamo a Mognaschi prima di fare il dirigente scolastico di trovare un mestiere se ne è capace. Con il suo intervento dimostra, come in passato, quanto sia ignorante ed incapace di comprendere il funzionamento delle istituzioni in un paese democratico. Di democrazia Mognaschi capisce poco. Si limiti a suggerire ai suoi militanti le sciocchezze da fare e lasci svolgere a noi il mestiere che la nostra capacità e la nostra intelligenza ci hanno permesso di svolgere sempre con equilibrio e serietà. Noi non siamo in consigli di amministrazione di ASM perché abbiamo una tessera della Lega Nord in tasca. Noi non diventiamo dirigenti per chiamata diretta del partito che gli stessi militanti hanno definito composto da “ladroni in casa nostra”. Noi siamo uomini europei e viviamo come tutti i paesi civili d’Europa. Non siamo secessionisti padani che finanziano con 600 milioni di euro in un anno la scuola della moglie di Bossi. Noi siamo persone libere che non hanno bisogno, come lui, di sparare sciocchezze tutti i giorni per assicurarsi una poltrona. Per non lavorare tutta la vita e vivere alle spalle dei contribuenti italiani.
    Cordialmente

  2. alecivetta Says:

    Bravo marco!!condivido ogni tua parola!!

  3. Davide Says:

    Già, sig. Marco Bonacossa, sino a quando ci sarà gente che addebita tutto al sistema e/o alla società, non verrà mai riconosciuta la responsabilità delle proprie azioni. Continuiamo a piangerci addosso come vittime passive degli eventi. Sarei curioso di leggere l’opinione di un povero cittadino al quale è stata bruciata l’auto, e confrontarla con la sua potendo ipotizzare la diversità di opinioni, sicuramente date da uno stato d’animo diverso, un punto di vista diverso e sopratutto sale in zucca diverso.

    • Anonimo Says:

      Gentile Davide, come vede nel mio pezzo c’è tutto e penso che lei non abbia capito niente. C’è la Responsabilità individuale del ragazzo (la sua colpa è l’idiozia dimostrata), responsabilità educative e sociali (se qualcuno fa qualcosa riceverà l’input da se’ stesso e dall’esterno), ma non può diventare il capro espiatorio e il simbolo di un gruppo di delinquenti. Lui non è posto a vittima della società, anzi ne è indicato come un responsabile, tanto me quanto lei. Lui adotta un pensiero semplicistico, non filtrato da nessun tipo di cultura o intelligenza critica, e lei dicendo cose che non esistono nel mio pezzo e parlando dei proprietari delle auto distrutte, come se dovessero quindi prendersela con il ragazzo, fa lo stesso.

  4. Anonimo Says:

    buongiorno
    vorrei avere la sua mail per ragionare su un fatto
    grazie Cristina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: