Il salotto della città

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l’atelier di Gigi Viciani, artista e pavese
di Mino Milani

Orgoglioso dei suoi straripanti rifiuti e rossofuoco com’ è (colore perfetto nella sua discrezione: a chi è venuta la brillante idea?) il bidone dell’immondizia sembra chiedere: «Guardatemi, sono il più bello, no?» e non c’è dubbio che lo sia, al confronto con gli altri miseri sacchi rigonfi che gli hanno buttato attorno. Siamo nel “salotto della Città”, come è stata chiamata piazza Cavagneria dopo la sua chiusura alla sosta automobilistica È solo pomeriggio, ci vediamo a notte. Ma intanto, scavalcate queste sconcezze pubbliche, sotto l’antico portico cerchiamo conforto nel privato.
E troviamo subito il civico 17, la Galleria d’arte che festeggia in questi giorni il suo undicesimo anno di vita. È lo studio di Gigi Viciani, artista e pavese (non artista pavese, essendo luogo di nascita e attività momenti e condizioni non strettamente dipendenti l’uno dall’altra); pittore, musicista, cantante da una parte, già operaio della Necchi dall’altra. Qui, tra pareti piene di quadri, Viciani lavora e insegna: e tra gli allievi (a costo zero) v’è un gruppo di ragazzi per i quali il disegno e la pittura rappresentano speranza, ricerca di sé, commovente ansia di vita.
Non alle spalle ma al fianco di Gigi, ci sono la moglie Giovanna, le figlie Alessandra e Simona (mica troppo tra parentesi, la traduttrice italiana di Charles Bukowski). In Cavagneria 17 ci si incontra a chiacchierare, si presentano libri e autori nuovi o vecchi; di tanto in tanto Gigi tiene un concerto, si leggono prose e poesie, si rammentano vecchi tempi e vecchi personaggi e magari si fa qualche puntata nel futuro più o meno probabile. Il valore aggiunto (forse meglio dire “assoluto”) degli incontri è il loro stesso fine, che dimostra come la cultura, per vivere, non abbia bisogno che di se stessa.
Probabilmente è per questo che pochi ne parlano, e anzi pochi sanno che c’è. Pochi. Un circolo quindi, verrebbe da chiedersi, esclusivo o addirittura chiuso? Niente affatto, anzi è aperto a tutti; non cerca nessuno, però, né si preoccupa d’essere cercato. Niente quattrini, niente pubblicità: non chiede referenze, soltanto amicizia. Questa è la sua forza undicenne. Undici anni, che età, ragazzi.

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