Così la dipinge Er Greco, Richelieu de noartri

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di Marco Bonacossa

Se qualcuno tra i nostri meno affezionati lettori si fosse perso le prime puntate della godibile saga a sagra in corso nel centrodestra, le può ritrovare oggi sul settimanale “Il Lunedì”, pagina peraltro qui di seguito ripresa.
Un “memoriale” interno sulla giunta Cattaneo agita le acque nel centrodestra pavese. Vi si legge che Chiriaco (condanna definitiva a 12 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) era riferimento a 360 gradi della politica pavese e si indicano gli esponenti del Partito democratico che avrebbero mantenuto rapporti con lui. Filippi? «un attore», ma ce n’è per tutti: da Pesato a Bobbio Pallavicini, da Melazzini alla Gelmini. In Forza Italia volano gli stracci e tutti sono contro tutti.

Una vulgata storica vuole che nell’estate del ’45 Churchill sia andato sulle rive del Lago di Como non in vacanza, per riposarsi dalle fatiche della guerra e dipingere i paesaggi, ma per recuperare alcuni scottanti documenti che lo riguardavano e che Mussolini portava con sé nella fuga.
Tra le notizie di questi giorni segnaliamo che 56 ex consiglieri regionali lombardi sono stati rinviati a giudizio per “Rimborsopoli” dal Gup di Milano Fabrizio D’Arcangelo, e tra loro i pavesi Angelo Ciocca e Lorenzo Demartini della Lega e Vittorio Pesato e Francesco Fiori di Forza Italia (allora Pdl). I consiglieri sono accusati di aver utilizzato, tra il 2008 e il 2012, i fondi pubblici assegnati ai gruppi regionali per spese personali che nulla hanno a che vedere con l’attività politica.
Due mesi fa, l’8 marzo, su “La Provincia Pavese” fu pubblicata un’intervista a Mariella Bocciardo, ex moglie di Paolo Berlusconi, che oltre ad una serie di politichesi come «ri-radicamento nel territorio e poi ascoltare con attenzione i problemi dei cittadini» (le consiglio di non farlo altrimenti sentirebbe che, almeno nel capoluogo, i problemi sono stati creati dall’ex governo locale di centrodestra) indicava in Abelli, Belloni e Cattaneo le persone delegate ad aiutarla nel mettere ordine al mare in tempesta nel partito.
Tra le fila di Forza Italia, in particolare tra i suoi militanti, si avverte infatti la mancanza di un leader, di un padre padrone come era il “faraone” Abelli fino a qualche anno fa. Le speranze di una leadership forte e giovane riposte su Cattaneo si sono inevitabilmente incrinate dopo la sconfitta nelle amministrative dello scorso anno, e le recentissime questioni giudiziarie che riguardano Pesato hanno aggravato ulteriormente la situazione.
Qualche giorno fa ero sulle rive del Ticino e ritraevo il nostro bel fiume ed il Ponte coperto con lo smartphone quando, casualmente, qualcuno tra i politici ben informati delle vicende pavesi, mi ha raccontato di come nel partito serpeggerebbe l’idea che Cattaneo voglia impegnarsi maggiormente a livello nazionale proprio per discostarsi dai problemi e dalle liti interne in città. La sua intenzione sarebbe quella di intrecciare una fitta rete di amicizie con gli amministratori locali forzisti per avere abbastanza peso da lanciare un’opa quando Berlusconi abbandonerà la politica. Perciò, sempre secondo i ben informati, Cattaneo inonderebbe di querele (occhio ai boomerang, consiglierebbe Andreotti…) chiunque ricordi i suoi incontri con il boss mafioso Pino Neri e i suoi rapporti con Carlo Chiriaco, sia per mantenere una veste immacolata a livello mediatico e nazionale (tentativo ormai vano, mi permetto di suggerire), sia per allontanare da sé quei compagni di partito che, ampiamente citati nelle carte dell’inchiesta antimafia Infinito, cercano di tirarlo per la giacca e lo vogliono a Pavia. E pur di riuscirci tra costoro c’è chi – i soliti ben informati giurano di dire la verità – avrebbe perfino scritto un libro, dal tono più gossipparo che storico, nel quale verrebbe raccontata la parabola della giunta Cattaneo e dei suoi esponenti, con commenti piuttosto forti sui dirigenti del partito e sugli (ex?) alleati.
Cattaneo avrebbe fatto intendere ad alcune persone a lui molto vicine, e al contempo distanti dall’autore del libro o “memoriale”, come di questo libro lui stesso sappia poco o nulla e che tuttavia lo troverebbe alquanto inutile se non pericoloso, e non senza ragione, sia per sé che per il partito.
Sarà vero? Oppure Churchill andò sul Lago di Como solo per dipingere il paesaggio? Ma veniamo al libro o “memoriale”.
La condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa a Carlo Chiriaco ha scritto con l’inchiostro indelebile la storia recente della città di Pavia: uno dei maggiori esponenti del partito che vinse le elezioni amministrative nel 2009 era un “amico degli amici”. Oggi come allora, abbandonando il garantismo di facciata, tutti ne stanno prendendo le distanze e, secondo i ben informati venuti a raccontarlo, c’è qualcuno come l’autore del libro o “memoriale” che sarebbe ancora scosso da quella vicenda giudiziaria nella quale lui stesso compariva in prima persona. Avrebbe infatti scritto, con toni struggenti e melodrammatici, che nei suoi confronti era partita un’operazione di sputtanamento politico e mediatico poiché il suo nome era stato accostato senza motivo a quello di Chiriaco (e dire che le visure camerali puntualmente esibite dall’antimafia lo indicavano – lui, un pubblico amministratore – quale socio dei prestanome di Chiriaco, e dunque in affari con un condannato per concorso esterno in associazione mafiosa cinghia di trasmissione tra ambiente sanitario, pubblici amministratori e interessi criminali) e che l’unica arma a sua disposizione rimaneva la querela verso i «detrattori».
Strumento assai vano mi permetto di suggerire.
Ve lo ricordate il discorso di Craxi alla Camera del 3 luglio 1992 quando, in occasione della votazione sulle autorizzazioni a procedere che lo riguardavano, disse che tutto il sistema politico era corrotto?
In Italia si ragiona così: tutti colpevoli, tutti innocenti.
 Sempre a detta del nostro golaprofonda, nel “memoriale” o libro questo politico farebbe nomi e cognomi di esponenti del Partito democratico che avrebbero condiviso momenti con Chiriaco. Avanza anche accuse alla stampa locale, per aver volutamente ignorato le intercettazioni tra esponenti Pd e il direttore sanitario dell’Asl, così da mettere all’indice soltanto lui a suo dire per la vicinanza al sindaco Cattaneo che, il 13 luglio 2010, la mattina degli arresti, se la sarebbe fatta sotto quando l’autore del libro o “memoriale” per un po’ non rispose al citofono e al telefonino.
I ben informati che hanno avuto modo di leggere il dattilo del libro o “memoriale” confermano che l’autore si dilunga sullo strettissimo legame tra Abelli e Chiriaco, minimizzando la vicinanza dei condannati per mafia all’ex sindaco Cattaneo. Infatti Chiriaco verrebbe dipinto come uno che si manteneva in contatto con ambienti criminali che nulla tramavano a Pavia (e Pino Neri su quale pianeta stava? E Barranca? E De Masi?). E che all’interno dell’allora PdL tutti lo credevano assolto per le sue vecchie questioni giudiziarie. Assolto? Carlo Chiriaco figurava condannato in primo e secondo grado per estorsione, in concorso col clan Valle; e solo dopo due annullamenti e un rinvio da parte della Cassazione, scrivono gli inquirenti, era «riuscito a lucrare un proscioglimento per prescrizione». Una seconda condanna data 2007, questa volta per concorso in esercizio abusivo della professione medica (era coinvolto in un oscuro traffico di false lauree in medicina con la Bulgaria). Erano forse queste le credenziali che nel 2008 ne consentirono la nomina a direttore sanitario dell’Asl pavese?
Secondo i bene informati, l’autore parrebbe cadere in contraddizione più d’una volta proprio sulla figura di Chiriaco, prima dipinto come il rappresentante di una minoranza all’interno del Pdl, poi come l’uomo di fiducia di Abelli e infine come un millantatore che voleva far credere di avere chissà quale potere, salvo poi elevarlo a personaggio politico ascoltato da tutti, a destra così come a sinistra.
Nel racconto di quei giorni, con l’abito del Giuda l’autore non mancherebbe di ringraziare l’ignaro Cattaneo per la sua vicinanza umana e politica, e si scaglierebbe contro taluni esponenti dell’attuale maggioranza di centrosinistra che, dopo averlo accusato, avrebbero nascosto mano e indice puntato.
Il solito ben informato (me lo dice sorridendo e capirò dopo il motivo del suo sorriso) mi racconta che nel libro o “memoriale” non mancherebbe un paragrafo dedicato a chi ha fatto libri e a chi, con manifesti elettorali, dichiarazioni pubbliche e sul web avrebbe alimentato lo sputtanamento nei suoi confronti. L’autore del libro o “memoriale” avrebbe infatti gioito della loro sconfitta elettorale. Mi permetto di aggiungere che non pochi hanno poi sorriso quindici giorni dopo: dopo la sconfitta elettorale degli amici di Neri e Chiriaco, di cui il memorialista era trombato sodale.
Con la recente candidatura di Cattaneo al consiglio d’amministrazione dell’ospedale San Matteo, in Forza Italia sono volati gli stracci. Al commissario (liquidatore?) “azzurro” Mariella Bocciardo consiglio vivamente di leggere questa pagina per capire, esattamente, in quale palude sia stata inviata dal partito.
Secondo i bene informati, nel libro o “memoriale” scritto dal trombato politico forzista si leggerebbero commenti di sale (sulle ferite) nei confronti di altri esponenti forzisti, leghisti e postfascisti. Un libro o “memoriale”, come pare, tutt’altro che ben accolto dall’ex sindaco di Pavia. Secondo l’abitualmente inconsapevole Cattaneo «va a finire che quello lì mi mette nei casini, perché tutti daranno per scontato che quello che dice è come se lo avessi detto io, e io non ne sapevo nulla».
La posizione e la notorietà di Cattaneo pare ingenerino gelosie interne mascherate da falsi sorrisi, in primis da parte di Antonio Bobbio Pallavicini detto “Toni” che, secondo l’autore del libro o “memoriale”, era solito inventare gossip per mettere l’uno contro l’altro. Bobbio (sì, l’ex delfino di Filippi, il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale già sorpreso a pasteggiare con Pino Neri e ora indagato) verrebbe infatti descritto come un politico dalla carriera veloce e facile ma dalla personalità debole, che lo porrebbe in competizione con gli amici e a flirtare con gli avversari politici (repetita iuvant: ex consigliere comunale di centrosinistra con Capitelli, annusata l’aria, nel 2009 “Toni” si ricandidò col centrodestra di Cattaneo).
Tra i tanti peccati originali di Forza Italia pavese l’autore ricorderebbe le recenti elezioni regionali, dove il partito si smarrì tra le logiche di corrente candidando Vittorio Pesato e Mario Melazzini. L’autore, insieme a Cattaneo, appoggiò Melazzini ma, si leggerebbe nel libro o “memoriale”, entrambi sarebbero rimasti delusi dal suo comportamento: una volta eletto, Melazzini non si sarebbe minimamente impegnato per il territorio pavese; più di millecinquecento voti a suo favore soltanto a Pavia, lamenterebbe l’autore, che a buon titolo si è sentito tradito – lui e la sua corrente – da chi, in campagna elettorale aveva fatto mille promesse per poi non mantenerne una sola, non facendosi mai vivo con chi ne aveva favorito il successo.
Non mancherebbero gli attacchi anche a Maria Stella Gelmini, coordinatrice regionale del partito, accusata di poco coraggio e responsabile della perdita di gran parte delle città lombarde. Nel libro o “memoriale” verrebbe descritta come colei «che se ne sbatte e non vuole scontentare nessuno».
Uno dei bersagli preferiti dello scrittore forzista parrebbe tuttavia Vittorio Pesato il «trasformista», il perdente d’insuccesso sempre lì marcire d’invidia e a gufare contro Cattaneo, il perdente di successo.
Il trombato politico azzurro autore del libro o “memoriale” ricorderebbe infatti come durante la stagione del #formattiamoilpdl Pesato si presentasse insieme ai suoi fedelissimi brandendo uno striscione che recitava: «Ricordatevi chi è il vostro Padrino». L’autore del libro o “memoriale” individuerebbe la presunta incoerenza di Pesato proprio in quelle elezioni regionali dove – a proposito di “trasformismo” – fu appoggiato dal “Padrino” Abelli contro Melazzini, sostenuto da Cattaneo. Pesato verrebbe anche descritto come quel politico che ha perso le sue occasioni: arrivato in Regione dopo un ripescaggio (Abelli optò per la Camera), sconfitto in ogni elezione, non sarebbe più nessuno.
Lo scrittore forzista, che nel libro o “memoriale” si autodefinisce il «Richelieu pavese» (mi permetto di osservare che pare un filino esagerato), racconterebbe che, durante il governo di centrodestra, il gruppo di Pesato era formato da Labate, Gimigliano, Arcuri e Facciotto; alla «banda Bassotti» (sono parole dello scrittore) si sarebbero infine unti o uniti Irianni e Conti, con l’obbiettivo di far mancare ogni volta il numero legale, così screditare la figura di Cattaneo (fatto!).
Ettore Filippi verrebbe descritto come il «fantasma di Palazzo Mezzabarba». Lo scrittore calabrese lo tratteggia come uno «che ha una certa presa», una «spina nel fianco» ma più fumo che arrosto, più attore che potenza. Anche l’ex poliziotto pare fosse incline a tramare contro Cattaneo, provando a ridicolizzarlo dal “Mondo di Pavia”, testata online di Filippi e i suoi amici sponsor, i costruttori con lui a giudizio. Inquietante poi questo passo, sempre su Flippi: uno che «alla fine i voti li ha sempre presi, non chiedetemi come, perché davvero non lo so». E dove o come si prendono i voti? Lo scrittore calabrese pare non saperlo ma accusa Rinnovare Pavia, l’ex partitino di Ettore Filippi, di pensare troppo all’Urbanistica (che c’entra poi l’Urbanistica…)
Non mancano infine i ritratti politici e sentimentali di figure e figuri della politica pavese e di chi, a fronte di un tale troiaio, da Forza Italia se n’è uscito o allontanato: Bosone, Lazzari, Bruni, Cavioni, Chirichelli, Fraschini, Cristina e Maurizio Niutta, Trivi e degli (ex?) alleati leghisti, a partire da Centinaio. E, nella tradizione delle migliori soap opera, arrivederci alla prossima settimana.

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