Modello San Luca

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Appuntamento in edicola oggi, 25 maggio: il settimanale “il Lunedì” pubblica la seconda puntata della saga di centrodestra. Fuoco “amico” su Alessandro Cattaneo, e mai titolo fu più profetico poiché in Forza Italia si stanno saccagnando peggio che i Pelle-Vottari e i Nirta-Strangio nella faida di San Luca: da una parte l’ex sindaco a sua insaputa, quel tale eletto rimorchiando i Filippi e un capobastone e che ora candida un suo portaborse – già socio di un condannato per fatti di mafia – al Cda dell’Ospedale San Matteo. Quell’unica cadrèga di nomina regionale è tuttavia contesa da uno sciame di trombati e massoni locali (effetto collaterale della sconfitta alle elezioni) tanto che, dall’altra parte, alza la voce il segretario cittadino di Forza Italia Antonio Bobbio Pallavicini, uno che fino al giorno prima era consigliere comunale Margherita e Piddì, in veste di moralizzatore contro Cattaneo e i suoi compagni di cadrèghe o merende. Bobbio “moralizzatore”? Ma non è l’ex assessore oggi indagato per le sospette fatture gonfiate dell’illuminazione creativa al ponte dell’Impero? Ma non è lo stesso “amico” degli amici sorpreso a pasteggiare con Pino Neri in alcuni tra i migliori ristoranti della Locride? Neri, il capo-reggente della ‘Ndrangheta in Lombardia: 9 anni per narcotraffico prima di quelle buone pietanze e nuova condanna a 18 anni per associazione mafiosa subito dopo. Ma non è quel Bobbio sodale di Luca Filippi (in galera accusato di corruzione, attualmente agli arresti domiciliari) nel librarsi a tutta pista tra discoteche e alberghi e ristoranti di lusso a spese del contribuente? Ha proprio ragione papà ‪Ettore Filippi (è a giudizio per corruzione): qui il più sano ci ha la rogna, e lo dice lui, che di rogna e rogne ne ha tanta e tante. (G.G.)

Fuoco “amico” su Alessandro Cattaneo
di Marco Bonacossa

«Lo sapevo, adesso mi mette nei casini, perché tutti daranno per scontato che quello che dice lui è come se glielo avessi dettato io, e io non ne sapevo nulla». Sono parole di Alessandro Cattaneo, l’ex sindaco inconsapevolmente eletto con l’aiutino di un capo bastone alle elezioni 2009 e perciò bastonato nel 2014. Sempre lui è ora chiamato a misurarsi col “memoriale” di un tale che, atteggiandosi a fido scudiero (si è autodefinito il suo “Richelieu”), sta creando ben più d’un grattacapo all’ex sindaco più amato d’Italia. Nel “memoriale” Vittorio Pesato è il borracho «Brunello di Montalcino»; Sandro Bruni un «chierichetto» falso e portasfiga e Renzo Cavioni «la mantide o nutria». E, colpo d’ascia finale, il senatore Gianmarco Centinaio è «Pinocchio», il burattino di legno dalla testa ai piedi.

«Dagli amici mi guardi Dio…» Al noto politico forzista divenuto ormai scrittore, non mancherebbe un incontenibile o incontinente spirito ludico. In particolare quando nel suo libro o “memoriale” definirebbe taluni esponenti della politica pavese gli «innominati», ovvero coloro che non vuole che vengano assolutamente nominati poiché significherebbe rivestirli di una importanza che a suo dire non meritano. Li può innominare solo lui, l’ex socio in affari di un condannato per fatti di mafia, divertendosi nel trovar loro nomignoli o nel tracciarne identikit tranchant. Roba da bestiario medievale.
Il primo di costoro sarebbe nientemeno che il «mostro di Lockness», un individuo che, secondo l’autore, non avrebbe mai lavorato vivendo sulle spalle della ricca famiglia. Costui verrebbe accusato di rincorrere la visibilità politica stazionando in uno dei bar più “in” di Pavia, dove, tra un ruttino e l’altro, dispenserebbe camerateschi pettegolezzi creati ad arte per favorire il suo referente politico, tale «Brunello di Montalcino». E, con i due, a quel tavolo sfila un terzo bicchiere, uno dal profilo cinematografico, tant’è che viene denominato «Ollio» come il sodale comico di Stanlio, uno che nei mesi scorsi occupava una certa carica amministrativa. I soliti bene informati suggeriscono di riconoscere Andrea Spallarossa nel primo «innominato» dal profilo mitologico, Vittorio Pesato nel secondo dal profilo enologico e nel terzo l’ex consigliere Asm Matteo Mitsiopoulos.
Tra gli «innominabili» occuperebbe un ruolo di primaria importanza anche «Giuan Le Penn», descritto come uno che ama filosofeggiare, parlare e che crede di avere la verità in tasca su tutto e tutti. Che sia Giovanni Giovannetti?
Tocca poi allo «Squalo», detto anche «il killer», un importante politico pavese che tenderebbe ad accentrare tutto il potere su di sé, a nutrirsi della pelle degli altri ovvero servendosi degli allievi politici per poi «ucciderli» una volta cresciuti, come la strega cattiva nella fiaba dei Grimm con Hansel. Sarebbe quindi già scritta anche la fine del suo attuale «figlioccio». I soliti ben informati indicano in Daniele Bosone e Davide Lazzari questi due «innominati».
Rimanendo in ambito zoologico, a centrodestra il politico-scrittore-trombato osserverebbe compiaciuto (di sé) l’intrepido batter d’ali di una «mosca», detta anche «The Fly», incline a ronzare – ehm – là dove le mosche verdi solitamente ronzano, librandosi in lunghi e incomprensibili giri (verbali) in Consiglio comunale. E tuttavia a lui il nostro scriba riconosce una certa capacità nel catturare preferenze. Non sarà per caso Valerio Gimigliano?
La passione per gli animali deve essere piuttosto marcata se, come suggeriscono i soliti bene informati, nel libro o “memoriale” pare trovi posto anche «la mantide o nutria», un leggendario personaggio che verrebbe definito «falso», pronto a «parlare male di tutti» e bestialmente intento a piluccare briciole in caduta libera dal tavolo politico: insomma, un riciclato della Prima Repubblica in cerca di sopravvivenza. I soliti bene informati suggeriscono di riconoscere questa figura zoo-mitologica, mezzo uomo e mezzo bestio, in Renzo Cavioni.
L’arte di raccontare bugie è quindi una vocazione nella politica pavese, in particolar modo nel centrodestra, se perfino la cosiddetta «Nuvola» (in questo modo l’autore del libro o “memoriale” ne vorrebbe rimarcare l’“inconsistenza”) sarebbe perfino capace di raccontare due bugie diverse o sòle sullo stesso argomento in soli cinque minuti. I soliti bene informati accendono i fari su Giampaolo Chirichelli.
Dalla zoologia si passerebbe poi alla teologia con «il Chierichetto», che verrebbe accusato di portare sfiga nonché di essere uno dei politici pavesi più falsi e di mangiare grazie alla politica, a quale desco poco importa. Altra figura religiosa sarebbe «la Badessa», appartenente all’Ordine dei giornalisti e affetta da «Cattaneite», intenta a screditare quotidianamente l’ex sindaco di Pavia. Taluni indizi indicherebbero questi «innominati» in Sandro Bruni e nell’ex direttrice de “La Provincia Pavese” Pierangela Fiorani.
Rimanendo tra i “menzogneri”, sugli scranni del Mezzabarba non poteva mancare un «Pinocchio», un politico descritto dal memorialista come pronto a mentire a chiunque e a servirsi di tutti pro domo sua, anche degli amici e dell’ex Giunta comunale. I soliti bene informati indicherebbero nel senatore e capogruppo della Lega Nord Gianmarco Centinaio il fiabesco personaggio di legno dalla testa ai piedi.
Dal tenore più pop e social sarebbe invece «Justin Bieber» o «Narciso», altro figuro affetto da «Cattaneite» che vedrebbe nello specchio non il proprio viso ma l’immagine riflessa dell’ex sindaco. Potrebbe essere Niccolò Fraschini? Niccolò apparterrebbe alla schiera dei politici inclini al suicidio quando non da tempo morti. E a tale necrofila cordata apparterrebbe anche la «Dama bianca». Che intenda Cristina Niutta?
Stesso sotterraneo profilo, ma di caratura politica più elevata, parrebbe invece il fratello della «Dama» incolore, che nel libro o “memoriale” verrebbe indicato come il «candidato invisibile». Un politico che si vanterebbe di essere il migliore di tutti, ma da dietro le quinte, eppure, stando al memorialista, come la sorella destinato all’autodistruzione: Maurizio Niutta? Chi può dirlo…
Elezioni comunali 2014. Un fulmine a ciel sereno. Dieci punti di vantaggio bruciati in due settimane. Lo scrittore calabrese nel suo libro o “memoriale” imputerebbe la sconfitta al ballottaggio dell’8 giugno 2014 ai… pavesi: anziché votare il sindaco più amato, quel giorno andarono tutti quanti al mare o – valli a capire – a votare Depaoli; in subordine, ma non per importanza, verrebbe l’atteggiamento consapevolmente disfattista dell’intera coalizione, Lega Nord in primis.
Il senatore Centinaio verrebbe indicato dal noto politico forzista in vena di incontinenze come colui che ha costruito la propria carriera politica in cordata con Alessandro Cattaneo, per poi dileggiarlo anche pubblicamente. Lo scrittore-politico-trombato calabrese nel suo libro o “memoriale” lo afferma a chiare lettere, e porta l’esempio di una trasmissione televisiva poco dopo il ballottaggio: in quella sede Centinaio avrebbe esortato un suo collega di Ascoli a «non fare la stessa fine di Cattaneo» (e l’ùra? Dio ne scampi dai perdenti di successo).
Amareggiato per la sconfitta, il noto politico forzista avrebbe alfine cercato conforto non tanto nella fede o bottiglia ma nella scrittura altrui, dettando un libro-intervista o “memoriale” e dicendosi più che sollevato per non dover ancora sostenere il peso di altri cinque anni assieme a una maggioranza sistematicamente sottoposta a ricatti diciamo politici.
Indice puntato dunque sul partito di Salvini e Centinaio, in particolare sono presi di mira i cinque anni di Giunta in Comune. Secondo lo scrittore-politico-trombato calabrese la Lega, smentendo se stessa, avrebbe puntato dritto alle poltrone di peso anche «con accordi poco istituzionali di schieramento», pappandosi Asm e l’urbanistica, ingenerando così – sono parole del politico forzista – i veri problemi della scorsa amministrazione comunale.
Dunque, secondo l’inedito (per ora) portavoce degli amici di Neri e Chiriaco la responsabilità della sconfitta è da ascrivere alla Lega di latta e malgoverno e pure in doppiopetto e men che meno a lui o Ale. E sempre a suo dire alla Lega mal ne colse: il noto politico forzista avrebbe puntualmente rimarcato la forbice tra i risultati del Carroccio alle elezioni europee e quelle comunali pavesi, là dove lo stesso popolo padano ha sonoramente bocciato l’ex assessore all’urbanistica creativa Fabrizio Fracassi e l’allora presidente di Asm favori Gianpaolo Chirichelli (a proposito di Chirichelli: pare che in Procura…)
L’azienda municipalizzata sarebbe stata, per l’autore del libro o “smemoriale”, il vero rimpianto dell’amministrazione Cattaneo, che peccò di coraggio (?) nell’affrontare e risolvere quella che, sarebbero parole sue, fu una «gestione fallimentare».
Le accuse dello scrittore calabrese focalizzerebbero poi su alcuni componenti nonché colleghi della Giunta Cattaneo. Quasi tutti gli assessori verrebbero infatti descritti come velocisti, veri e propri sprinter da giochi olimpici nel rivelare ai giornalisti ciò di cui segretamente si discuteva in Giunta (ma che è ‘sta Giunta? un’associazione segreta? alla faccia della trasparenza…)
Una spina nel fianco, secondo il noto politico forzista, reca il nome di tale Ettore Filippi, descritto come un politico antropofago e dedito all’arte del «maneggiare» o meglio magneggiare, e non per caso era «molto attento al settore dell’urbanistica»; uno buono a carpire voti ma incapace di capitalizzarne i risultati. E l’ex polliziotto tra un arresto e l’altro gli ha reso la pariglia proponendo maliziosamente di chiamare lo scrittore o dettatore o detrattore calabrese “il socio”, e chissà perché…
Asm è stata e rimane una chiave fondamentale per aprire ai segreti della Giunta di centrodestra e proprio sulla gestione politica dell’azienda l’ex assessore Cristina Niutta consumò il suo strappo dalla maggioranza, candidandosi poi a sindaco in alternativa Al Cattaneo. Secondo lo scrittore calabrese – che non ricorderebbe un solo atto avverso alle delibere di Giunta da parte della Niutta – lei, l’ex assessore, più di altri lo riteneva il vero dominus del partito (altro che Richelieu!) e di ciò ne pativa.
Tra i motivi della sconfitta si fa largo Pietro Trivi. L’avvocato pavese (sodale di Chiriaco e non di meno dipinto come «un bravo ragazzo») avrebbe pagato lui per primo e fatto pagare alla coalizione le sue velleità di (mancata) star della politica nonostante – sono parole dell’autore del libro o “memoriale” – i suoi evidenti limiti di capacità politiche e le acclarate fragilità caratteriali. Lo scrittore calabrese o “socio” ammetterebbe di essere rimasto molto deluso dalla sua persona già nel 2009: infatti sarebbe stato proprio Chiriaco (condannato a 12 anni di reclusione per fatti di mafia) a sponsorizzarlo quale candidato sindaco del centrodestra alternativo a Cattaneo.
“Er Richelieu de noantri” si arrogherebbe altri due meriti storici: la caduta della Giunta Capitelli (centrosinistra) e la candidatura di Alessandro Cattaneo. Durante il governo di centrosinistra “il socio” racconterebbe di essere stato lui a raccogliere le firme delle dimissioni dei ventidue consiglieri comunali per far cadere la Giunta, non prima di aver contattato e convinto Gian Carlo Abelli e di essersi recato a casa del vicesindaco Ettore Filippi (all’epoca col centrosinistra: con la Francia o con la Spagna…) per tramare l’accordo.
Anche la candidatura di Cattaneo sarebbe stata una sua iniziativa (e non di Berlusconi, perennemente occupato in cene eleganti e incontri di vertice fino a tarda notte con la nipote di Mubarak): iniziativa che “il Faraone” o pollo avrebbe acconsentito perché «certo» (?) della sconfitta di Cattaneo, il delfino sin da subito derubricato a pesce lesso, uno che volentieri si lascia guidare (detta così l’Abelli ci fa una ingiusta figura di palta). Soltanto durante la vittoriosa campagna elettorale Abelli ne avrebbe cavalcato l’onda montante, accreditandosi come padre padrino politico e fors’anche padrone del Cattaneo (e dire che dopo anni di malefatte targate centrosinistra e Filippi, quell’anno il centrodestra avrebbe vinto anche candidando a sindaco Paperino e assessori Qui Quo e Qua). L’ex sindaco avrebbe infine litigato più volte con il “Faraone” o pollo oltrepadano, smarcandosi dalla pennuta figura.
Dalle parole del noto politico forzista-Richelieu-rimasto-in-sottana si evince come l’ex governo cittadino di centrodestra somigliasse più a un ring del wrestling, dove tutti lottavano contro tutti e tutti erano in cerca di visibilità, potere politico reale o millantato, poltrone importanti e remunerative. Un’arena entro cui premeva cautelarsi non tanto dagli intrepidi bollori di un’opposizione arrapata e incline a… in quel posto quanto dalle senili caldane dei consiglieri amici (degli amici), sempre pronti a ricattare per così dire politicamente l’ex sindaco qualora non avesse dato fisica soddisfazione a ogni singolo componente di queste correnti intestine. Venticelli profumati che nascevano aggregando consiglieri comunali giusto il tempo necessario a perseguire il loro unico intento: entrare… lì in quel posto, nella stanza dei bottoni. Homo homini lupus. Parafrasando Battiato, Povera Pavia.
Concludendo, come si è autodefinito il nostro smemorialista? Ah, sì, il «Richelieu della politica pavese». Alessandro Cattaneo, scappa! Sei tra zombies in cerca di sangue fresco.

(fine seconda parte. Continua)

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