I soliti ben informati: via dalla politica a Pavia

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6. «Di urbanistica non capivamo una fava»
di Marco Bonacossa

Torniamo al libro o “memoriale” del noto scrittore-dettatore-detrattore-socio calabrese. Pare che si debba attendere il 15 luglio – genetliaco dello smemorialista – per leggere, studiare e analizzarne la sua operaprima. Un evento forse più dell’Harry Potter, e già i cittadini sono in fibrillazione e qualcuno si starebbe attrezzando per la notte di fronte alle librerie, anche fuori Hogwarts. I soliti bene informati raccontano che nei capitoli finali il noto politico forzista guardando la sfera descriva il proprio futuro e quello della città, non disdegnando qualche tuffo nel passato. Racconterebbe di un «futuro che non c’è», quello romano in Parlamento per il giovane imberbe Alessandro Cattaneo, la sua creatura. Nella primavera 2013 un gossip più volte smentito dai nostri Gianni e Pinocchio vendeva l’ex sindaco di Pavia candidato al Parlamento con Scelta Civica di Mario Monti in un seggio considerato sicuro. Ora è proprio il Pinocchio-Richelieu a confermarlo, sostenendo che proprio lui, il “socio” dell’amico degli amici, avesse cercato di spingere con tutte le sue forze la creatura giù nel burrone romano: «un’occasione da prendere al volo» (sì, al volo, come buttarsi dall’aereo senza paracadute) abbandonando Pavia e Forza Italia. Fu la ferma intenzione dell’allora sindaco a rimanere lì dov’era e nel partito a farlo desistere da un tale malcelato proposito (“Richelieu”? “Eminenza grigia”? Mavadavial…) Cattaneo rimase così alla guida della Giunta comunale, nominata da Giancarlo Abelli e non dalla creatura: lo confermerebbe il nostro calabrese, vantandosi di essere stato l’unico assessore unto dal sindaco; una Giunta che del PGT non capiva nulla e ben di peggio nulla ne capiva assessore leghista all’urbanistica Fabrizio Fracassi, tanto da non saper spiegare le cose nemmeno a se stesso. Dopo aver lasciato l’ignota materia in mano a dirigenti e tecnici, gli stessi assessori pare votassero ogni cosa trattenendo il fiato, incrociando le dita e turandosi ogni altro pertugio come scolaretti in trepida attesa della campanella dopo due ore di algebra: l’urbanistica era campo troppo “tecnico”, lontano dal “sentire” dei cittadini, così che ognuno degli assessori teneva occhi ben spalancati, ma solo nel timore o terrore di trovarsi poi in «situazioni imbarazzanti». Come infatti è successo più volte, come si è visto per Punta Est. Secondo lo scrittore forzista, v’era un continuo pellegrinaggio da Fracassi per avere rassicurazioni e, come Snoopy agli amici che si erano perduti, l’assessore a dire loro: «non seguitemi, mi sono perso anch’io…». Lo stesso capitan Fracassi avrebbe dovuto dimettersi ma non lo fece e «noi spostammo il dirigente Moro dall’urbanistica alla mobilità» (ma non l’avevano assunto loro a contratto, annullando un regolare concorso? Ma non ne avevano poi bandito uno ad hoc, così da compensare il buon lavoro svolto dall’onorato e diligente dirigente nel… legittimare lottizzazioni abusive e illeciti urbanistici?) Alle iniziative della magistratura si unì infine la stampa, alla quale qualcuno dentro la maggioranza passava notizie «distorte» sul Pgt e sui progetti urbanistici (i fari dello scrittore o delatore calabrese qui illuminerebbero a dito puntato la figura di baluba Filippi). L’assessorato all’urbanistica venne poi assegnato a Marco Bellaviti, forzista, che lo scrittore o dettatore calabrese dipinge «molto legato alla forma, alla comunicazione, all’apparire» e poco al fare. Lo stesso Bellaviti, insieme ai soliti noti (la corrente di Filippi, quella di Pesato…)  nei cinque anni di governo di centrodestra avrebbe di continuo tramato a suo danno – non ancora scrittore eppure già in camicia di forzista – nell’intento bavoso di colpire creatura Cattaneo. Lo scrittore calabrese avrebbe fra l’altro rotto ogni rapporto con un ex consigliere comunale, Carlo Alberto Conti (stesso partito), che dopo la sua nomina a capo di gabinetto del Sindaco, avrebbe preteso i relativi documenti per verificare se il “socio” calabrese del calabrese rispondesse al profilo tecnico e legale richiesto per questo incarico (e non senza motivo: il “socio” era forse laureato?) Pare che da allora i due non si salutino più. Per il futuro (la versione originale del libro, che attualmente gira a mò di samisdat, è stata scritta o meglio dettata nell’ottobre scorso) lo scrittore-socio-portasfiga calabrese annuncerebbe il proprio impegno al fianco di Alessandro Cattaneo, ma lontano da Pavia (Monti non c’è più: che s’inventerà questa volta?) avvertendo che  «l’avventura pavese è conclusa. Anche se tutti i giornali si divertono a scrivere che un giorno vado in un cda, il giorno dopo in un altro. Io non sono assolutamente disponibile a fare attività politica e amministrativa nella città di Pavia, perché dopo le elezioni è giusto che sia così». Parole ben poco profetiche per non dire balle poiché il suo nome figura tra i candidati al Cda del San Matteo di Pavia e lui stesso non smentisce, anzi… (e creatura Cattaneo? Forzista a Roma e antiforzista a Pavia?) Tra i suoi più fieri propositi vi sarebbe anche quello di guidare i giovani della lista civica (sì, come il pifferaio dei Grimm con i topini…), gli stessi giovani che vedrebbero in «Rudolf Hess» Faldinen – come lo avrebbe chiamato lo scrittoren calabresen in vena di nomignolen – il loro testadiquoio con la q in Consiglio comunale. Si dice che molti, seppur silenti, siano rimasti alquanto contrariati leggendo le anticipazioni dal libro. Non c’è più il futuro di una volta.

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