«I bambini si fidano del silenzio»

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Appuntamento con Chandra Livia Candiani e Andrea Cirolla venerdì 29 maggio, ore 18, alla libreria Delfino in piazza Cavagneria a Pavia.

Chandra Livia Candiani è tra tra le più significative e profonde voci della poesia italiana. Questa solitaria «eremita della città» vive a Milano, traduce testi buddhisti e tiene corsi di poesia nelle scuole elementari periferiche («in quelle del centro cittadino i bambini sono anche troppo stimolati e sazi»). Viene così a contatto con mondi anche difficili, come quello dei migranti, «tra bambini con una lingua ferita». Un’esperienza che ora trova approdo in Ma dove sono le parole? (edizioni Effigie, euro 12), libro curato assieme ad Andrea Cirolla.
«Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio». Sono le parole di un poeta. Ma ha nove anni e forse nemmeno frequenta più la scuola. Eppure proprio a scuola ha imparato a comporre versi, dopo aver incontrato questa strana maestra, diversa da tutte le altre. Omar, egiziano, sintetizza in quattro versi la storia dell’emigrazione: «Arrivo in Egitto / e vorrei star lì per sempre / il giorno dopo / vorrei ritornare a Milano».
Ma dove sono le parole? testimonia un’esperienza di otto anni in quelle aule, proponendo alcune delle poesie composte dai circa 1.400 alunni presenti ai seminari di Chandra Candiani: «Sono le voci di bambini e bambine di nove e dieci anni», racconta, «molti vengono da Paesi stranieri, molti vivono qui scomodi. C’è un silenzio dietro queste voci, un silenzio che gli ha permesso di parlare. Questo silenzio è esposizione massima al rumore delle vite degli altri. Di cosa si fidano i bambini? Si fidano del silenzio, di indirizzi, di indicazioni, di giudizi, si fidano del non sapere prima, si abbandonano al viaggio insieme. Per mano. Senza rete».
Chandra Candiani ha insegnato loro ad amare la poesia, poiché la poesia può trovare voce in ogni cosa (in un gesto, in un oggetto…), in quell’intimo immenso misterioso spazio cosmico e circolare, spirituale e contemplativo in cui tutto è interconnesso: persone, piante, oggetti. «Cosa siamo, una goccia d’acqua o l’acqua della goccia?» per dirla con Raimon Panikkar. Per James Hillman e i neoplatonici questo spazio è l’Anima Mundi: ciò che va a gravare sull’anima del mondo grava su di noi, e viceversa. Poiché la Natura è “creativa” e “saggia”, intenta a librarsi nella «danza collaborativa le cui forze propulsive sono la creatività e l’emergere costante di novità», ha scritto Fritjof Capra, auspicando l’affermarsi di una tale scienza della qualità.
E questa “danza collaborativa” e non competitiva tra gli elementi del creato, permeata della “ecologia profonda” che non separa l’uomo dagli altri esseri viventi, si spera possa un giorno diventare consolidato punto fermo delle generazioni future.

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