Il tema di Lara

by

di Lara Morano

Colpo di scena, Brunello di Montalcino esiste, ed è Luigi Greco. Effettivamente, vista l’eco e l’affanno, i libri di questo figlio di Geppetto nelle ultime settimane possono essere diventati più d’uno, come scrive Fabrizio Merli sulla “Provincia Pavese”, in una intervista allo smemorialista che caldamente vi segnaliamo. E tuttavia, come per i Vangeli apocrifi, è ben più interessante la prima versione, quella in cui “il socio” dell’amico degli amici dice le cose che dice su “Nutria”, o “Pinocchio”, o “Chierichetto portasfiga”, o “Badessa”, l’ex direttrice del giornale di Merli: è tutto scritto e registrato.
A proposito di contaballe, sai che parabola da qui in avanti, quando in rete a breve esibiremo le registrazioni? Visto l’agitarsi tocca farlo, così Mario Fortunato per Telepavia e Fabrizio Merli lo potranno intervistare un’altra volta, e domandare se, oltre a due libri, esistono anche due Luigi Greco.
E se questo surreale egotico sodale di un condannato per fatti di mafia si atteggia a padreterno, corre obbligo dare voce all’evangelista autrice dell’“apocrifo” (dal Greco “nasconder”, “ciò che è tenuto nascosto”): è Lara Morano, brava giornalista sinceramente “di destra” e altrettanto sincera amica di Alessandro Cattaneo. (G. G.)

Credo che adesso sia il mio turno per rivelare ogni verità su questo (ormai chiacchieratissimo) memoriale, che non so neanche se uscirà. Lo scrittore Calabrese, sui social network pare che continui a vantarsi di tutta la pubblicità che gli è stata fatta facendo uscire prima del tempo i contenuti della sua “opera d’arte”. Bene, io che ho avuto modo di conoscerlo, posso assicurare che è un suo leitmotiv: «bene o male purché se ne parli, mi date solo più visibilità». Contento lui contenti tutti … a parere mio non è che questo sia necessariamente sinonimo di popolarità sana … voglio dire, se ti accontenti!!!! Dopo questo cappello introduttivo voglio dare la mia testimonianza sul libro dello scrittore calabrese, in quanto era un progetto nel quale ero coinvolta in prima persona e se certe cose sono uscite allo scoperto facendo tanto rumore, è stato perché l’ho voluto io. Il mio non è stato un “dispetto” verso il memorialista, bensì un gesto di tutela verso una persona che, suo malgrado (e inconsapevolmente) è stata coinvolta, e che rischiava di finire vittima di un equivoco che gli avrebbe rovinato immagine, carriera e rapporti personali.

L’idea del libro nasce innocentemente tra i tavolini di un bar, subito dopo i risultati delle amministrative 2014. Non ho mai nascosto il mio affetto e la mia stima per Alessandro Cattaneo, che ho votato e che rivoterei altri milioni di volte (pur apprezzando anche le qualità del nostro attuale primo cittadino, sia chiaro). La sconfitta mi ha lasciato un amaro in bocca dal gusto prima di tutto umano … ero dispiaciuta per Alessandro, perché per me e per chi gli sta vicino è solo Alessandro. Non dimenticherò mai la sensazione di angoscia che ho provato la notte dell’8 giugno: il dispiacere e il senso di inutilità per non poter cambiare le cose e per non poter alleviare la delusione di un amico che ci aveva creduto fino in fondo. Per chi crede nel valore delle emozioni può leggersi il mio articolo, pubblicato sul “Settimanale Pavese” on line intitolato: Spoglio elettorale: spumante in via Taramelli 7, standing ovation a San Martino di Tours. Scritto due giorni dopo tanto è stato il dispiacere.

I giorni immediatamente dopo l’8 giugno sono stati caratterizzati da una gran confusione, dovuta in parte allo shock e in parte alla nuova situazione alla quale bisognava abituarsi. Il mio punto di riferimento era il bar accanto al Comune (Augustus) e mi ritrovavo ogni giorno a bere il caffè insieme a una collega giornalista, tra un’intervista e l’altra alla nuova giunta. La collega era anche una cara amica all’epoca e ci frequentavamo molto. Quasi tutti i giorni ci capitava di incontrare l’ex capo di Gabinetto, la persona che per ben cinque anni è passata come “L’angelo custode di Alessandro Cattaneo” (oggi permettetemi di dire che forse si è trattato di un granchio grosso come palazzo Mezzabarba e tra un po’ capirete perché). Io non lo conoscevo se non superficialmente, e in realtà, al primo impatto è una persona molto simpatica e disponibile. Non mancava mai di pagare il caffè, anche quando l’aveva già offerto innumerevoli volte, insomma un gentiluomo radicato ai valori della sua terra (cosa che sottolineava tutte le volte). Chiacchierando con lui, che raccontava con nostalgia i bei momenti dei cinque anni trascorsi, la mia collega ha avuto un’illuminazione: scrivere un libro sulla politica pavese raccontata dal “braccio destro” di Alessandro Cattaneo. Inizialmente non ero convinta, il mio istinto mi metteva già in guardia, ma poi mi sono lasciata coinvolgere perché il progetto mi è stato “venduto” come innocente, e a favore di un amico. L’ex capo di gabinetto infatti, non faceva che sottolineare quest’ amicizia fraterna che trascendeva l’impegno politico. In tutto ciò, Alessandro Cattaneo era completamente ignaro di tutto in quanto si trovava in America; solo successivamente è stato informato e ha sempre chiesto molto gentilmente di essere tenuto fuori dal progetto (anche li, avrei capito solo dopo il perché). Inizia così l’avventura, ci incontravamo ogni giorno in tre (io, Luigi Greco e la terza persona che non nomino per rispettarne la privacy) al Palatreves e la mattinata era dedicata al capitolo del giorno. Il lavoro era strutturato nella seguente maniera: Luigi Greco iniziava a parlare, noi lo registravamo e poi con calma avremmo “sbobinato” l’intervista per lavorarci su (ci dividevamo i capitoli anche se, a onor del vero, la mia collega era quella che si impegnava di più … io ero molto trattenuta, tuttavia qualcosa mi diceva di rimanere … e meno male che l’ho fatto, così ho potuto limitare i danni). Passavano i giorni e il libro iniziava a prendere una piega sempre più lontana dalle premesse iniziali. Da che doveva essere un innocente  memoriale di viaggio, a che stava diventando una specie di sfogo personale dell’autore, dove iniziava a parlare male di (quasi) tutti i politici pavesi, descritti e derisi anche sul piano personale. Preoccupata che una cosa del genere avrebbe potuto nuocere all’immagine di Alessandro Cattaneo (il quale non sapeva nulla ma era citato ogni due per tre in quel libro che avrebbe dovuto intitolarsi Io Cattaneo e Pavia), ho esposto ingenuamente le mie perplessità allo scrittore/amico, sicura al cento per cento che mi avrebbe dato retta (visto che si dichiarava amico e ne parlava come di un fratello, mai e poi mai avrei pensato che lui stesso avrebbe voluto fargli del male). Non sono stata ascoltata e il massacro andava avanti. Una serie di bugie, cose non dette e manipolazioni varie, mi hanno fatto capire che la situazione era torbida come non mai. Perché mentire? Che razza di persona è uno che utilizza il nome di un amico (così lo definiva) per far da traino all’acquisto di un libro e poi quel nome non lo tutela minimamente?! Non è finita: lo scrittore calabrese ha voluto che intervistassimo anche Alessandro Cattaneo, perché voleva essere “raccontato” in un capitolo anche dall’ex sindaco. Era il primo giorno di settembre 2014, Alessandro era appena tornato dagli Stati Uniti e aveva da poco saputo del libro … ebbene, la sua prima frase?: «Ecco lo sapevo, adesso mi mette nei casini, perché tutti penseranno che quello che dice lui è come se glielo avessi detto io, e io non ne sapevo nulla». Il tono era mezzo ironico ma con quel retrogusto grave che fortunatamente sono riuscita a cogliere. Con l’educazione che lo contraddistingue, Alessandro Cattaneo non ha osato chiedere di rinunciare a quel progetto, ma era visibilmente perplesso (per non dire preoccupato … del resto se si parlava di lui magari sarebbe stato corretto chiedergli il permesso). Come ultima chance, ho chiesto a Luigi Greco di far visionare i contenuti del libro ad Alessandro e lui, non solo non ha voluto, ha anche abilmente giostrato la verità a suo vantaggio, dicendo che Alessandro non voleva assolutamente leggere il libro perché si fidava di lui. Ho un brutto difetto: io devo andare fino in fondo nelle cose, e l’ho talmente stressato da fargli finalmente uscire la sua vera essenza, e infatti ecco le tre frasi che mi hanno fatto capire che forse, per ben cinque anni, il messaggio passato ai pavesi era un messaggio falso: «E secondo te io dovrei rinunciare al mio progetto perché se no a lui rovino la carriera?» (frase uno), «Io l’ho creato, lui a me sta dando qualcosa?» (frase due) e …. Attenzione che arriva il top: «Io sono Alessandro Cattaneo, e lui è me» (frase tre). In tutto ciò, Alessandro Cattaneo era ignaro di tutto. La sua volontà di non essere coinvolto non era rispettata dallo scrittore calabrese, in quanto, nell’ostentare questo legame viscerale (consentitemi, alla luce dei fatti, di dire in maniera faziosa ed esagerata), l’equivoco sarebbe stato inevitabile. Non credo di dover aggiungere altro se non che tutto questo mi è parso assolutamente torbido, privo di trasparenza e soprattutto disonesto. Quello che ha riportato Marco Bonacossa nei suoi articoli sono le registrazioni e i capitoli di quel libro che io stessa ho dato a lui per far sì che venisse fuori questa verità. Lo stesso Bonacossa ha deciso, trovandomi pienamente d’accordo, di non riportare taluni passaggi riguardanti fatti e considerazioni sulle persone che esulano dall’attività politica dei diretti interessati, proprio per non lederne l’immagine privata e pubblica. Per nulla al mondo avrei consentito un’ingiustizia di quella portata. Se quel libro fosse uscito impunemente, chiunque ci sarebbe cascato e avrebbe pensato che Alessandro Cattaneo era d’accordo con quei contenuti, cosa non vera perché non ha mai parlato male di nessuno. La storiella “Io&te lo stesso pensiero” , montata su da Luigi Greco, è a parere mio una delle storie più tristi mai raccontate nella politica pavese: quella di un giovane di grande talento oppresso da chi di quel talento se ne voleva solo servire. Non so quale sia il pensiero di Cattaneo in merito … lui vuol starne fuori e io rispetto il suo volere. Questa è la storia come l’ho vissuta io, e come ho ritenuto di agire per scongiurare un massacro immeritato ai danni di una persona che stimo, che ha un avvenire davanti a se, e che merita finalmente di spiccare il volo, dimostrando che qui a Pavia avrebbe potuto dare molto di più se solo non gli avessero dato tutte quelle grane per cinque lunghi anni.

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Una Risposta to “Il tema di Lara”

  1. ggiovannetti Says:

    A beneficio dei non pavesi posto qui l’intervista odierna di Merli al socio (e non “amico”, caro Merli…) dei prestanome di di un condannato per fatti di mafia. Fate voi…

    l’ex assessore
    Il memoriale di Luigi Greco
    che fa agitare la politica

    PAVIA Lo stanno aspettando da settimane. “Il libro di Gigi Greco” è ormai definito così nei dialoghi su Facebook, quasi che il titolo fosse un dettaglio di secondo piano. Luigi Greco, ex assessore ai lavori pubblici, ex capo di gabinetto e alter ego di Alessandro Cattaneo, ha scritto un memoriale di 200 pagine sui cinque anni che lo hanno visto al governo di Pavia. Uscirà il 15 luglio, ma del suo contenuto, nei corridoi degli ambienti politici, si sta discutendo ormai da settimane. Ci anticipa di cosa parlerà questo libro? «Intende dire “questi” libri?». In che senso? «Nel senso che io ne ho scritto uno e sto per pubblicarlo. Ma sui social network si sono lette anticipazioni che non corrispondono al contenuto. Frasi decontestualizzate. Come la storia dei nomignoli ai politici». Vuol dire che nelle 200 pagine non si parlerà nè di “Brunello di Montalcino” nè della “Mantide”? «Esatto. Nel libro che sto per pubblicare, questo capitolo non c’è». È una grossa delusione. E i riferimenti alla Lega e al suo ruolo nella sconfitta di Cattaneo? «Un’analisi del voto. Forza Italia aveva messo in lista i suoi “cavalli” più pregiati e ha avuto un risultato eccellente. La Lega, alle Comunali, ha preso la metà dei voti delle europee. Nonostante si votasse lo stesso giorno. Ma non è una novità, è già stato scritto». Sentirlo da lei ha un altro valore. E di Asm che ci dice? «Che con Asm vi siano stati problemi nella comunicazione e nei rapporti di forza, rispetto all’amministrazione Cattaneo, è risaputo». Mai nessuno venne in giunta facendo pesare il numero di consiglieri leghisti? «Non in mia presenza. So che ogni anno ci chiedevano il premio; tecnicamente ci stava, politicamente no, E si discuteva». Restiamo nell’ambito della Lega. L’urbanistica? E’ vero che l’unico che ci capiva qualcosa era Ettore Filippi? «Beh, sì. Lui aveva già discusso il piano regolatore di Albergati. Noi, come giunta, abbiamo pagato molto l’inesperienza». Qualcuno le rinfaccia ancora l’indagine Infinito del 2010 e l’amicizia con Chiriaco, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. «Sì, sono cinque anni che cercano di delegittimarmi in questo modo. È vero, conoscevo bene Chiriaco, ma se parliamo di politica, Chiriaco conosceva tutti a Pavia e non solo nel centrodestra. Con me, poi, era continuamente in conflitto perchè avevamo due visioni differenti». Politicamente l’esperienza di giunta non le lascia rammarichi? «Forse sì. Ci fu un eccesso di personalismo da parte di alcuni. Lo abbiamo pagato».(f.m.)

    “La Provincia Pavese”, 30 maggio 2015

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