Insieme per…l’arsenale

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Laboratorio di progettazione partecipata “open space technology”
29-30 Giugno 2015

Alcune idee e proposte da parte di Insieme per Pavia

“Un’idea della città” di Paolo Ferloni

L’area dell’Arsenale può essere esaminata, studiata, affrontata con un progetto – più o meno partecipato – anche da sola, e si presta a un approccio di questo tipo perché è da oltre un secolo una zona chiusa entro i suoi muri, relativamente ben conservata e priva di interazioni funzionali con il resto del quartiere Pavia Ovest e della città, se si prescinde dalle poche centinaia di addetti che vi lavoravano. Si rileva che un’attenta coscienza culturale e politica di oggi sconsiglia di considerare l’Arsenale come se possa essere isolato dal resto della città, anche se in passato lo era, e se ha sempre rappresentato una separazione tra il centro di Pavia e il quartiere di Pavia Ovest.
Esso infatti fin dalla sua origine è stato oggetto di una operazione industriale e tecnica simile a quelle con cui si diede avvio ad altre industrie cittadine private che hanno lasciato aree dismesse in eredità alla Pavia odierna. Nel caso dell’Arsenale un ente pubblico (Ministero della Difesa) ha scelto e acquisito un’area agricola per i propri scopi organizzativi e produttivi e l’ha utilizzata per costruirvi, a partire dal 1862, un insieme di edifici adibiti a vari usi e produzioni non inquinanti. Esaurite dopo un secolo e mezzo le attività e funzioni esercitate nell’area, essa è stata dismessa senz’alcuna forma di consultazione della città. Tale atteggiamento delle autorità militari nei confronti dei cittadini è stato altrettanto indifferente quanto quello dei proprietari privati di aree industriali dismesse.
I problemi posti da queste ultime aree nel contesto cittadino sono senza dubbio più gravi di quelli che presenta la zona dell’Arsenale. Ma si tratta in ogni caso di aree da recuperare ad una visione e fruizione da parte della città, a proposito della quale occorre formare e maturare un’idea che descriva e ne interpreti le funzioni e i significati utili e vantaggiosi per tutti nel mondo di oggi e in quello di domani. Né ci si può illudere che sia necessario o sufficiente quanto proposto dalla Relazione del Progetto Scuola 21 del Liceo Artistico “A. Volta” di Pavia “Un bene storico da tutelare e valorizzare: lo Stabilimento Genio Militare di Pavia” (Pavia, 2010) in cui, con buona ingenuità del tutto apprezzabile, a pag. 7 si ipotizzava:“L’abbattimento del muro lungo via Riviera, che attualmente delimita l’area in quanto militare, consente l’integrazione degli edifici esistenti con il tessuto cittadino”. E si prevedevano sommariamente usi commerciali, residenziali, ricreativi.
Forse è bene sottolineare che non basta prospettare l’ abbattimento di un muro per integrare in modo efficace un’area nella città, ma occorre sviluppare riflessioni approfondite su quanto la città contiene, offre e serve a chi vi abita stabilmente, a chi vi è domiciliato provvisoriamente, a chi la visita per tempi brevi, e a tutte le generazioni che ne possono usare gli spazi, sia privati che pubblici. E a seguito di simili approfondimenti è ragionevole proporre insediamenti che tengano conto degli interessi privati e siano finalizzati agli interessi collettivi, come era a modo suo finalizzato l’Arsenale stesso, che ha lasciato alla città un territorio in sostanza non compromesso da scelte ambientali negative, anzi connotato da criteri di un uso pubblico efficiente.
Alcune proposte” di Walter Veltri

L’Arsenale è tra le più estese aree dismesse presenti sul territorio di Pavia.
Inoltre è collocato in un ambito strategico confinante con il fiume Ticino ed a breve distanza dal centro storico.
Sarebbe opportuno che per tutte le aree dismesse venisse elaborato un progetto unitario per individuare le singole funzioni da insediare in ciascuna e le priorità da prospettare.
L’area in questione è pubblica per cui nella progettazione dovrà prevalere l’interesse comune rispetto a quello degli speculatori che in passato e in questi anni hanno devastato la città.
L’area è molto estesa, misura circa 143.000 m2 per cui è auspicabile che vi trovi collocazione un mix di funzioni.
Dopo la chiusura delle fabbriche a Pavia è quasi completamente assente un apparato produttivo. Dunque nell’Arsenale potrebbe trovare sistemazione un distretto industriale innovativo (Polo Tecnologico) che si occupi prevalentemente, in sinergia con l’Università e gli altri soggetti istituzionali presenti in città, di ricerca e sviluppo con ricadute occupazionali qualificate prevalentemente giovanili.
Potrebbe trovare collocazione anche il polo scolastico previsto prima al Ticinello e successivamente in via Tibaldi. Molti sarebbero gli aspetti positivi di questa scelta. Si potrebbe creare un percorso pedonale per consentire di arrivare dalla ferrovia e dalla stazione degli autobus direttamente a scuola senza dovere usare altri mezzi con tutti i benefici connessi. Inoltre essendo Istituti tecnici gli studenti potrebbero avere lezioni anche a stretto contatto con le aziende.
E’ anche importante che l’area venga utilizzata per l’intero arco della giornata per evitare che ad una certa ora diventi un deserto. Pertanto potrebbero esservi collocate svariate attività ricreative, culturali e formative, assieme ad aree che favoriscano la socializzazione.
Vista la vicinanza al fiume, sarebbe bene prevedere iniziative collegate al Ticino ma che non siano impattanti sul territorio.
“Progettare con bellezza, funzionalità e sostenibilità” di Stefania Vilardo

L’ Arsenale ha notevoli punti di forza e rischiosi punti deboli: è localizzato in un’area pregiata (sul Ticino, vicino al centro storico e alla tangenziale), fino ad ora separata dal resto della città, di dimensioni importanti, tali da sembrare difficili da gestire ma, proprio per questo, capaci anche di qualificare il futuro della città. Non richiede bonifiche onerose, è costituito da bei manufatti storici in buone condizioni; soprattutto è “un luogo nel cuore dei pavesi” (l’affluenza di domenica 21 Giugno, quando è stato aperto alle visite, ne è testimonianza) e, ancora di più, è un’occasione di rigenerazione urbanistica, sociale, politica.
La considerazione da cui partire è che l’orizzonte temporale entro cui pensare il progetto deve essere lungo: “in me non c’è che futuro”, così recitava uno dei motti di Adriano Olivetti, un uomo che ha prodotto cose belle e funzionali, in modo sostenibile.
Di cosa ha bisogno la città oggi, ma anche tra cinquant’anni? Bisogna fare uno sforzo, avere una mente aperta, soprattutto convincere i politici che l’Arsenale va oltre il loro tempo. Non bisogna avere paura di sperimentare nuovi modi di produrre, vivere, fruire del tempo libero. Nuovi per Pavia ma che in altri luoghi, in Italia o all’estero, esistono già.
Secondo punto importante è che le istituzioni pubbliche siano consapevoli degli obiettivi e degli strumenti: di pianificazione, di gestione, finanziari, soprattutto nel dialogo con i privati: il “realismo finanziario”, o meglio il nanismo politico, apre le porte alla speculazione e agli interessi di pochi.
Date queste premesse si possono delineare le caratteristiche che dovrebbe esprimere il progetto: bellezza, diversamente il degrado sarà in agguato, e poi perché ne abbiamo diritto in una città dove l’ultimo edificio decente risale al periodo fascista; funzionalità diurna e notturna rispetto alla città, assecondandone i bisogni produttivi e ricreativi; sostenibilità perché di questi tempi è inderogabile, quindi si pretenda la certificazione Leed, anche per trainare l’economia di un settore come l’edilizia che può superare la sua crisi solo innovandosi.
In linea con questi elementi proviamo a elencare alcuni esempi, ma se si rispettano queste premesse, anche altre proposte realizzeranno progetti virtuosi e rispettosi degli interessi di tutti.
La Casa delle Culture: giovanili, scientifiche, o della memoria, per liberare le potenzialità delle numerose associazioni o istituzioni presenti in città, con un Centro Congressi capace di internazionalizzare Pavia.
Un Polo Scolastico delle scuole superiori a indirizzo artistico e tecnologico, in dialogo con la Casa delle Culture e gli insediamenti produttivi.
Un Polo Tecnologico\artigianale che ospiti innovazione nei prodotti e nei modi di produrre.
Un Polo Ricreativo per rispondere alle esigenze di una città universitaria e, più in generale, a un tempo libero di qualità: impianti sportivi (utili anche per il polo scolastico), locali di ristorazione di varia natura, mense per studenti.
Un Polo delle Altre Residenze come esempio di un altro modo di abitare, che coltivi la condivisione, la partecipazione, la consapevolezza delle relazioni.

Insieme Per Pavia

Email: insiemeperpavia@gmail.com Facebook: https://www.facebook.com/insiemeperpavia

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