Grazie Questura (di Vicenza però)

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di Paolo Venturini

Sono tra chi allo stadio ci andava e ora non più, stomacato dalla inutile militarizzazione di una festa sportiva. Come non essere d’accordo con questo amaro commento di Paolo Venturini reduce da Vicenza, dalla storica vittoria del Pavia sul blasonato Bologna (e in futuro, caro Questore, vediamo di evitare altre figure di merda). G. G.

Vicenza, 14 agosto. A nostro rischio e pericolo siamo venuti sin qui per vedere giocare il Pavia, sloggiato dalla Questura per problemi di ordine pubblico, non meglio specificati. Arriviamo allo stadio Menti: l’impianto è in città, circondato da case e dal fiume Bacchiglione, che scorre a 20 metri dall’impianto. Le strade sono tutte aperte a residenti e tifosi delle due squadre. Stranamente, non vediamo chilometri di transenne, barriere alte 2 metri, angusti corridoi per separarci dai terribili ultras bolognesi. Ma sarà vero che c’è la partita? La decina di vigili presenti (con 4-5 carabinieri a supporto) ci indirizza verso un parcheggio pubblico, utilizzato da entrambe le tifoserie. Prima della partita si va in pizzeria, incontriamo una tavolata di bolognesi: sembrerà assurdo, ma sono anche disarmati! Con sprezzo del pericolo, scambiamo due battute sulle rispettive squadre e un «in bocca al lupo» per la partita. I biglietti li compriamo sul posto: la stessa biglietteria serve entrambe le tifoserie. Incredibile come la questura di Vicenza non si renda conto del rischio altissimo che sta correndo. Ci sembra quasi di essere in un altro Paese. Dentro lo stadio non succede nulla, se non la bellissima impresa degli azzurri. E i bolognesi, in 150 al massimo, potrebbero essere chiamati tutti all’appello, come si fa a scuola. In effetti, in confronto ai 1500 genovesi e 1000 veronesi già visti al Fortunati, non sono molti, ma il Questore di Pavia dice che sono cattivissimi: come non crederci? Finisce la partita. Usciamo tutti insieme, pavesi e bolognesi. Parliamo della partita, noi felicissimi, loro un po’ meno. Insieme ci mettiamo in coda alla cassa del parcheggio, e poi ognuno riprende la propria auto e torna a casa propria. In sintesi: ordine pubblico gestito come in una partita di calcio e non in una guerra, con persone trattate civilmente, a differenza di Pavia. Grazie alla Questura vicentina, loro, sì, capaci di organizzare un servizio d’ordine.

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