Buona scuola?

by

La “Buona scuola” secondo Renzi-Giannini
e le richieste di abrogazione per incostituzionalità

di Paolo Ferloni

La “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, cioè la legge 13 luglio 2015 n. 107 (15G00122), meglio nota col breve, più popolare e meno burocratico titolo di “Buona scuola”, pubblicata il 15 luglio 2015 nel n. 162 della “Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana”, è entrata in vigore il giorno successivo, per diventare subito oggetto, nei due giorni seguenti, di due richieste di abrogazione con referendum popolare avanzate alla Corte Suprema di Cassazione di Roma.
Valutare con serenità le strutture e la funzionalità della scuola italiana, prima e dopo questa nuova “Riforma”, è compito arduo e di medio-lungo periodo, al quale sarebbe giusto e bello che personalità competenti potessero e volessero dedicarsi con impegno proporzionato al significato civile, culturale e sociale di tale valutazione per il futuro del Paese. In passato si era in parte occupato di questo obiettivo il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), che però il Governo Renzi ha definito “ente inutile” ed ha subito abolito, assieme alle Province, con provvedimento per ora surreale, perché occorre una legge costituzionale per renderlo definitivo.
Nel 2014, dalla Relazione del CNEL al Parlamento sui servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni si sa che “L’Italia spende in media in istruzione per alunno più della media Ocse ma con risultati in lettura e matematica inferiori alla media… e le performances «insufficienti» degli studenti «non sono dovute a un impegno inadeguato di risorse». Infatti nel complesso la spesa pubblica italiana in Istruzione, che rappresentava nel 2001 una quota pari al 4,1% del PIL, è scesa al 3,7% nel 2012 a fronte di una popolazione scolastica complessiva, dalla scuola dell’infanzia all’università, che ha invece registrato un lieve aumento.
Permane inoltre – secondo il CNEL – una grande distanza, nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni, tra il livello medio di istruzione della popolazione adulta italiana (15-64 anni) e quello medio UE: nel 2013 la quota di popolazione con un titolo di scuola secondaria superiore era pari a 56,5% in Italia rispetto al 71,8% nell’Europa a 27 e 69,5% nell’Europa a 15 Paesi (81,9% in Germania), come riferisce il sito http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=34837. Già questi pochi dati bastano per capire che il Governo Renzi ha chiamato pomposamente «Riforma», per di più in vista di una sé dicente «Buona scuola», una legge avente lo scopo principale di tappare un buco, assumendo qualche decina di migliaia d’insegnanti precari, e lo scopo secondario di far credere sempre più agli italiani che il modello berlusconiano-morattiano-gelminiano della scuola come azienda sia da attuare per dare spazio e riconoscimento al «merito», assimilato in pratica al dirigismo dei dirigenti. Che l’equivalenza scuola = azienda sia intelligente o stupida è questione controversa, da affidare alla saggezza del benevolo lettore e del colto cittadino.
La legge consiste di un solo articolo, i cui svariati temi sono suddivisi in 212 commi, nei quali la materia del cosiddetto “riordino”, in sé eterogenea, è ripartita in 12 settori principali:
– l’autonomia scolastica, messa in opera in piani triennali;
– il dirigente scolastico, visto subito dagli insegnanti e irriso dalla stampa nazionale come “super-preside” o “preside-sceriffo” (si veda ad es. “La Repubblica”, 25 giugno 2015);
– il curriculum flessibile dello studente;
– l’alternanza scuola-lavoro, per attuare un legame più stretto tra scuola e impresa;
– l’apertura dei locali scolastici fuori orario ad usi ulteriori da parte di terzo settore e associazioni;
– il piano di assunzione di 100.000 precari;
– la “Carta dell’insegnante” per l’aggiornamento e la formazione continua dei docenti;
– la riorganizzazione territoriale in «reti» di scuole;
– il Piano nazionale della scuola digitale, con estensione della banda ultralarga negli istituti e portale unico dei dati della scuola, contenente anche il curriculum dei docenti;
– donazioni di privati ed enti alle scuole pubbliche, detrazioni fiscali per studenti di scuole paritarie;
– edilizia per nuove “scuole belle”, rifinanziamento del Osservatorio sull’edilizia scolastica;
– deleghe al Governo per una lunga e vasta serie di settori di applicazione: 1. criteri di riparto per il Fondo di funzionamento delle Istituzioni scolastiche; 2. il riordino dell’equipollenza di titoli di insegnanti per varie discipline; 3. le modalità dell’anagrafe digitale e del Portale unico del Ministero; 4. Il regolamento attuativo della Carta dei diritti-doveri degli studenti per l’alternanza scuola – lavoro; 5. la revisione, con le Regioni, dei percorsi dell’istruzione professionale; 6. linee guida per il sostegno alla formazione tecnica superiore ed alle fondazioni di partecipazione; 7. linee guida per il sostegno agli istituti tecnici attivi nel campo della Mobilità sostenibile, in particolare in marina mercantile; 8. definizione dei criteri per l’attribuzione di crediti formativi a studenti di Istituti tecnici superiori; 9. adozione del Piano nazionale per la scuola digitale; 10. determinazione dell’organico dell’autonomia su base regionale; 11. organizzazione di corsi intensivi di formazione per reclutamento di dirigenti scolastici; 12. piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato; 13. obiettivi, modalità, criteri di valutazione del personale docente in formazione ed in prova; 14. criteri e modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta elettronica per la formazione e l’aggiornamento del docente; 15. istituzione del Portale unico dei dati della scuola; 16. modifiche al regolamento della disciplina amministrativo-contabile; 17. modalità di erogazioni liberali e investimenti a favore delle Istituzioni scolastiche; 18. piano straordinario di verifica della permanenza dei requisiti per il riconoscimento della parità scolastica; 19. piano edilizio d’intesa con le Regioni per le nuove scuole; 20. riordino in forma di un nuovo Testo unico per le leggi sulla scuola; 21. la riforma del sostegno ad alunni disabili e certificazioni relative; 22. un sistema integrato di istruzione zero-sei anni; 24. rendere efficace il diritto allo studio attraverso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni; 25. la diffusione e la promozione della cultura umanistica; 26. la revisione normativa per le scuole italiane all’estero; 27. l’adeguamento della normativa sulla certificazione delle competenze.
Nel suo insieme questo vasto cumulo di deleghe è l’aspetto della riforma più suscettibile di sollevare dubbi quanto alle possibilità di essere tradotto in pratica. La lunghezza dell’elenco dà conto della volontà del Governo di scuotere le tradizionali strutture scolastiche stimolando l’innovazione sia tra il personale docente e dirigente, sia nella stessa amministrazione ministeriale.
Dopo aver letto – sia pur in maniera non troppo pedante, ma con attenzione – l’intero testo della legge e le due richieste di abrogazione con referendum popolare avanzate alla Corte di Cassazione, si potrebbero suggerire in prima istanza almeno un paio di commenti.
Per quanto attiene al testo (15A05645) depositato alla Corte di Cassazione da 11 cittadini e pubblicato dalla G.U. Il 17 luglio 2015, cioè quello del Comitato Referendum Possibili di Roma (amici di Pippo Civati) nei commi dell’articolo 1 che esso chiede di abrogare non pare che si possano ravvisare formule contrarie agli articoli della Costituzione, e appare estremamente improbabile che la Corte Costituzionale ne deliberi l’ammissibilità. Certo si può dire che si tratti di scelte politiche cattive e discutibili, ma un Parlamento stimolato da un Governo diversamente orientato potrebbe annullarle con una nuova legge meno dirigista e più rispettosa della scuola e del buon senso; a tale scopo far ricorso alla Corte Costituzionale non serve. E a tali scopi essa si rifiuta di prestarsi.
Per quanto riguarda il testo (15A05656) depositato da 14 cittadini alla Corte il 18 luglio 2015, che chiede l’abrogazione dell’intera legge, senza peraltro indicare alcuna motivazione (indicazione, è vero, non obbligatoria), è pure assai improbabile che l’abrogazione venga considerata ammissibile dalla Corte Costituzionale.
Un cittadino qualunque potrebbe dunque sollevare degli interrogativi di stagione: a chi e a quale scopo serve aver depositato le due richieste sopra citate? A dare lavoro alla Suprema Corte di Cassazione, poco attiva durante la canicola estiva? A dar lavoro alla Corte Costituzionale? A dar lavoro a qualche avvocato? A dar lavoro a qualche solerte giornalista?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Comunque, a chi scrive non pare segno d’intelligenza, né da un punto di vista tecnico, né sotto il profilo politico, dar seguito alle due richieste citate e sostenerle.
Spiace per chi è già intervenuto pubblicamente a sostegno delle due richieste abrogative, senza peraltro addurre motivazioni solide in merito.

Annunci

Una Risposta to “Buona scuola?”

  1. Francesco Rubiconto Says:

    Carissimo Prof. Ferloni, non entro volutamente nel merito dell’articolo pubblicato perché un confronto serio su una materia così complicata richiederebbe tempi e luoghi diversi ma mi permetto (essendo in completo disaccordo con la sua analisi) di proporre due sole domande:
    1. E’ serio citare il CNEL come fonte di dati sapendo che è un organismo lottizzato (ed anche caro considerando cosa prendono a cranio i membri di tale organismo) da sindacati e “corpi intermedi” non rappresentativi né degli interessi dei lavoratori né di quelli del nostro paese? E’ serio citare il CNEL che in 50 anni non ha fatto niente di niente in tema di lavoro sottraendo allo stato italiano solo risorse per dei privilegiati nullafacenti?
    2. Perché in Germania o in Olanda (e mi fermo qui per non tediare i lettori) i presidi hanno molti più poteri dei dirigenti scolastici italiani e nessuno si sogna di chiamarli sceriffi? E quando si parla di sceriffi non sarebbe meglio concentrarsi sui migliaia di dirigenti, nominati dai politici su raccomandazione dei sindacati, che senza aver fatto alcun concorso pubblico, amministrano ASL, ASM, società a partecipazione pubblica ecc. ecc.? Dobbiamo quindi pensare che in quasi tutti i paesi d’Europa vi siano regimi autoritari?
    Personalmente preferisco questa riforma a quella Gelmini. Io continuo a pensare che dare poteri a tutti senza definire precise responsabilità personali non sia di sinistra ma di destra.
    Da una persona di sinistra che ho sempre stimato mi sarei aspettato il ricorso alla corte costituzionale non contro questa riforma ma su ben altro.
    Ad esempio lo spoil sistem applicato alle nomine dei dirigenti pubblici.
    Mi sarei aspettato un ricorso alla corte costituzionale sul costo delle pensioni di dirigenti sindacali come quella assegnata al signor Bonanni della CISL.
    E così, mentre la Gelmini licenziava docenti ed ATA senza che il sindacato proclamasse un solo sciopero, oggi abbiamo dei nuovi assunti grazie al dittatore Renzi.
    E questo, in verità, è l’unico punto che mi lascia perplesso sulla riforma. Personalmente non avrei mai assunto in massa 70 mila docenti. Avrei imitato la Finlandia, paese nel quale la selezione per diventare insegnanti è spietata (con percentuali di promossi bassissima).
    Le sembrerà strano ma come preside sceriffo la cosa che ho più a cuore, ogni giorno dell’anno, è la buona preparazione ed il benessere dei miei studenti/esse.
    E perché questo possa accadere c’è bisogno di ottimi docenti non di insegnanti incompetenti.
    Perché se è possibile trovare presidi incompetenti nelle stessa misura è certamente verificabile la presenza nelle scuole di docenti incapaci che non possono e non devono fare questo mestiere.
    Prima o poi occorrerà che Lei e tutti gli intellettuali di sinistra ci diciate se questi docenti incapaci hanno il diritto di stare in cattedra danneggiando gravemente anche lo sviluppo psicologico oltreché culturale dei nostri studenti/esse.
    E questa affermazione viene da un dirigente sceriffo che si pregia di avere nella sua scuola docenti di elevatissima capacità.
    Mi creda prof. Ferloni non se ne può più del populismo di destra e di sinistra.
    Perché dopo Renzi nel nostro paese non ci sarà De Gasperi o Berlinguer ma Salvini e Grillo.
    E lei, come me, non vivrà molto bene se al governo ci saranno questi due grandi statisti.
    Cordialmente
    Francesco Rubiconto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: