Le perline dei pirletta

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Con la storia del rifiuto dei campi di calcio alla squadra dei migranti, a Mortara si son fatti male da soli, costretti da sindaco e giunta leghista a passare per la città più razzista d’Italia proprio alla vigilia del Palio e relativa Sagra del Salame d’Oca, atteso momento di festa e di guadagno per commercianti e indotto cittadino.
Tra cento o mille anni, l’attuale spostamento di milioni di uomini donne e bambini in fuga da guerre e fame – problemi generati dal saccheggio planetario delle risorse di tutti da parte di pochi – sarà tra le selezionate narrazioni che le future generazioni troveranno in buona evidenza nei libri di storia. E quanto sta succedendo a Mortara forse verrà menzionato tra i più limpidi esempi delle stupidità e degli egoismi elevati a sistema “di paura” da taluni uomini piccoli, scesi temerariamente in campo ad esibire il loro svettante nanismo (altro che celodurismo!) indifferenti al ridicolo e all’interesse, anche economico, della loro comunità.

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Una Risposta to “Le perline dei pirletta”

  1. ggiovannetti Says:

    Il sindaco leghista ferma la squadra dei giovani rifugiati
    di Claudio Bressani*

    Il comune di Mortara nega l’uso del campo. La cooperativa che li ospita: ne troveremo un altro. In campo tra i richiedenti asilo ci sono giocatori professionisti libici e nigeriani.

    Non sarà sacro come il pratone di Pontida, ma è pur sempre verde: come l’erba e come l’amministrazione comunale, un monocolore leghista. E dunque sia vietato ai profughi di calpestarlo. Detto e fatto: il Comune ha imposto lo stop al Mortara Calcio. La società, che milita in Seconda categoria, aveva concesso l’uso del campo sportivo comunale o di un campetto di allenamento, per due volte la settimana, alla cooperativa Faber, che ospita 131 richiedenti asilo in quattro strutture, due a Mortara. Volevano allenarsi, magari metter su una squadretta: non si può fare, ha decretato la giunta presieduta dal sindaco Marco Facchinotti, orologiaio prestato alla politica, primo cittadino eletto nel 2012 con appena il 24% dei voti.
    Gli immigrati hanno fatto in tempo a fare un solo allenamento, venerdì, poi è arrivato l’altolà. Ieri mattina si parlava addirittura di una delibera che vietasse l’uso dei campi. Poi, sembra dopo una telefonata del prefetto, l’idea è rientrata e l’amministrazione ha ripiegato su una chiacchierata a quattr’occhi con Massimo Sommi, presidente della società da soli due mesi. Il subaffidamento dei campi non è ammesso: se non revocano la disponibilità, gli avrebbero spiegato, salta la convenzione stipulata con il Comune per la loro gestione, per la quale la società percepisce un contributo di circa 40 mila euro all’anno.
    Il presidente si è messo in riga: «Io ero in ferie e c’è stato un malinteso con chi, tra i miei collaboratori, ha preso questa decisione. Volevamo aiutarli, ma non è possibile. Ci allineiamo alla volontà del Comune e revochiamo l’accordo solo verbale che avevamo con la cooperativa Faber», ha detto ieri in una conferenza stampa convocata in tutta fretta in Comune, accanto al sindaco.
    Facchinotti, leghista considerato «moderato» che si sta spostando su posizioni sempre più ortodosse man mano che si avvicina la fine del suo mandato, ha spiegato: «Sarebbe uno sgarbo alle famiglie che portano i loro figli a giocare a calcio. Queste persone hanno uno status ibrido e non possono essere tesserate». Già sabato sulla sua pagina Facebook aveva preannunciato provvedimenti nei confronti della società per la sua scelta presa «senza nulla concordare con l’amministrazione comunale»: «Ognuno pensa di poter fare quello che vuole – aveva scritto – dimenticandosi che ci sono regole da rispettare. Questa “trovata” avrà un seguito nelle prossime ore». 

    Iniziativa a costo zero

    «L’idea di farli allenare – dice Fabio Garavaglia, presidente della cooperativa Faber – è venuta perché, tra questi ragazzi, ci sono anche due libici che giocavano nei professionisti, insieme a diversi altri che praticavano il calcio nei loro Paesi, come la Nigeria o il Ghana. Era un’opportunità d’integrazione, ma anche una possibilità per trovare qualche talento. Abbiamo raccolto una quarantina di adesioni. Avevamo concordato di fare due allenamenti la settimana, di mattina, quando i campi sono inutilizzati, ed eravamo pronti a pagare le spese per l’uso di spogliatoi e docce, 750 euro al mese». E adesso? «Avrò un incontro con il prefetto. Intanto ho già trovato la disponibilità di un altro campo. Sono pronto anche a mettere a disposizione un terreno di mia proprietà a Vigevano».

    * “La Stampa”, 22 settembre 2015

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