Sì!

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Torno a casa dal lavoro. Piglio il 42. Praticamente vuoto. Sale una ragazza giovanissima e si siede affianco a me. Poco dopo salgono cinque ragazzi con borse, borsoni, buste e un odore forte che sa di storia difficile. Parlano in arabo a bassa voce. All’altezza di piazza Sabotino salgono tre controllori. Ci chiedono i biglietti. E ‘sti cinque ragazzi, in inglese, dicono che non hanno avuto tempo di farli, mi pare di aver capito che abbiano detto se potevano pagare sul bus, che sono in viaggio da giorni. Uno dei controllori inizia a dire che sono obbligati a chiamare le forze dell’ordine, che dovevano starsene a casa loro, che puzzano come capre (tutto in italiano, mentre questi non capiscono alcunché e lo guardano perplessi). Beh, allorché ‘sta ragazzina si alza, non dice nulla, caccia dal portamonete cinque biglietti, glieli dà e dice «Ora i biglietti ci sono, non cacate più il cazzo!». Sorride ai ragazzi, prenota la fermata e scende.
Daje che ce la possiamo ancora fare. (Luca Profenna ieri su Facebook)

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