Una storia senza onore

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di Alessandro Moser*

Più delle piccolinerie di un Facchinotti qualsiasi «Intristisce, ma ancora non sorprende, il rapido dietrofront del presidente del Mortara Calcio, che ha stoppato la collaborazione con la cooperativa Faber e – almeno a detta del sindaco – ha perfino chiesto scusa, per non mettere in discussione la convenzione tra la società sportiva e il comune che disciplina l’uso degli impianti pubblici».Lo si legge stamane nell’editoriale del direttore della “Provincia Pavese” Alessandro Moser. Assolutamente d’accordo.

I profughi e il problema vero di Mortara

Indigna certo, ma in realtà non sorprende, il diktat del sindaco di Mortara che ha vietato l’uso del campo alla squadra di calcio formata da giovani profughi, ragazzi africani arrivati con i barconi. Una squadra promossa dalla cooperativa Faber, in collaborazione con il Mortara Calcio, un progetto di gestione dell’accoglienza semplice, gioioso, probabilmente efficace.
Lo stesso, per dire, messo in campo a Monaco dal Bayern. Il sindaco è leghista, e va per la sua strada, in quel limbo ideologico in cui si pensa che basta dire “no” per cancellare un problema, indifferenti all’umanità spaesata che dietro a quel problema resta però presente, viva. Questa è la sua dimensione politica e morale, inutile perdere tempo a discuterne. Alla prossima riunione di partito gli daranno delle gran manate sulle spalle: buon per lui. Intristisce, ma ancora non sorprende, il rapido dietrofront del presidente del Mortara Calcio, che ha stoppato la collaborazione con la cooperativa Faber e – almeno a detta del sindaco – ha perfino chiesto scusa, per non mettere in discussione la convenzione tra la società sportiva e il comune che disciplina l’uso degli impianti pubblici. Come diceva Manzoni, il coraggio uno non può mica inventarselo.
Non sorprende nemmeno l’armamentario burocratico con cui il sindaco leghista ha articolato il suo diktat, una manciata di cavilli messi giu alla buona per motivare una decisione banalmente ideologica, propagandistica. I leghisti non dicono mai «non vogliamo la moschea perché non vogliamo islamici tra di noi»; dicono sempre: «quel locale non ha l’agibilità, non ha la destinazione d’uso giusta» e così via. Piccoli espedienti di bassa cucina, al solito.
Quello che davvero sorprende in questa storia – una storia senza onore – è una rivelazione fatta dal sindaco. Il quale sostiene, dopo il primo allenamento dei profughi sul campo di calcio comunale, di essere stato «subissato» di telefonate da parte di genitori di ragazzi che fanno calcio con il Mortara. Motivo della protesta (è sempre il sindaco che lo sostiene): noi paghiamo la nostra quota annuale mentre i profughi si allenano gratis. «Un’ingiustizia», ha concluso il sindaco. Un’ingiustizia intollerabile.
Ma sarà vero che il sindaco è stato subissato di telefonate di protesta? Quante: dieci, cento, mille? Ci sarà stata davvero questa ondata di indignazione popolare a Mortara per quei cinquanta ragazzi che giocano a pallone un paio di volte alla settimana sul campo del comune? Se davvero fosse così – ma non lo crediamo, crediamo che si tratti solo di una manovra politica dal fiato corto – ma se fosse così allora Mortara avrebbe un problema parecchio più serio di cinquanta ragazzi che giocano a sbafo su un campo di calcio. Un problema che la interroga in profondità, di fronte a tutti. Ma intanto, e per fortuna, la cooperativa Faber non si è arresa e a quanto pare ha già trovato, in altri comuni lomellini, i campi su cui far allenare i profughi, costruire la squadra e farla giocare. Noi speriamo che questa volta vada tutto bene, per poter pubblicare un’altra volta la foto di quei ragazzi, la foto di quei volti felici almeno per un paio d’ore.

* direttore de “La Provincia Pavese”

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3 Risposte to “Una storia senza onore”

  1. ggiovannetti Says:

    Il sindaco leghista caccia dal campo la squadra dei calciatori profughi di Andrea Galli*

    Minacciate sanzioni al Mortara che ha regalato ai rifugiati palloni e divise. I 130 rifugiati ospitati in totale dalla cooperativa Faber nelle sue quattro strutture.

    Girano temibili sovversivi, a Mortara, sedicimila abitanti in Lomellina dove la sicurezza è un’ossessione e non certo per colpa dell’invasione dei cinghiali nelle campagne. I sovversivi sono ragazzi africani sui vent’anni, originari di Gambia, Nigeria, Mali e Costa d’Avorio, male armati nel senso che molti non hanno nemmeno le scarpette chiodate. Fin qui hanno ricevuto in regalo una decina di palloni e pantaloncini. Manca tutto il resto a cominciare dai campi dove allenarsi, in vista della partecipazione a un campionato di calcio amatoriale che rimane il vero obiettivo nel tempo. In realtà di campi ce n’erano, li aveva messi a disposizione la società locale, il Mortara calcio, formazione storica più nell’età (è nata nel 1920) che nei risultati (apparizioni in serie C poi soltanto serie minori). Senonché il sindaco o meglio il borgomastro ha detto di no.
    Parliamo del leghista Marco Facchinotti, nato a Milano nel 1954, in carica dal giugno 2012, socio amministratore di una ditta di oreficeria, un passato da assicuratore, appassionato di musica tanto da divertirsi suonando in un gruppo «per serate a scopo benefico». Facchinotti, accusano dalla cooperativa sociale Faber che ospita i migranti sbarcati in Sicilia e che ha sostenuto l’idea del pallone, ha minacciato di ritorsioni il Mortara calcio, paventando l’eventualità di annullare la convenzione per l’utilizzo del terreno di gioco. Sicché il Mortara calcio – come hanno ricostruito i cronisti della Provincia pavese – s’è tirato fuori, anche su invito della Faber il cui numero uno, Fabio Garavaglia, dice: «Non vogliamo creare problemi agli altri. Troveremo una soluzione».
    E infatti dopo un pomeriggio alla Prefettura di Pavia, con cui nella «gestione» degli stranieri Faber collabora attivamente («Mi hanno invitato a proseguire»), Garavaglia avrà giorni di gran dinamismo. Ci sono dei paesi attorno a Mortara che vogliono ascoltare il progetto e dare un aiuto. Un campo salterà fuori e anche a breve. Dopodiché, giova precisarlo, il campo individuato a Mortara non era nello stadio da cinquecento posti, utilizzato dai padroni di casa «titolari», bensì in periferia, dietro il cimitero, e sarebbe stato utilizzato al massimo due volte alla settimana, e per di più al mattino, quando proprio rimane vuoto e i pochi residenti attorno sono al lavoro e, nel caso, non possono protestare contro il «chiasso» provocato dalle urla di incitamento e dai palloni.
    «Eppure niente, non c’è stato verso» dice Garavaglia che ricorda come Facchinotti e i suoi chiamino i migranti «clandestini» a prescindere siano essi regolari, rifugiati o prossimi a ottenere la cittadinanza. Ma al di là dei termini, è abbastanza palese la discriminazione e dunque il razzismo? Ascoltiamo Facchinotti e procediamo passo per passo. Sindaco, che cosa combina? «Io non lavoro per avere i “mi piace” su Facebook ma per governare il paese in relazione alle richieste dei cittadini. Posso garantire che appena uscita la notizia sono stato subissato di telefonate, specie da parte dei genitori che portano i bambini al Mortara calcio e che pagano annualmente la loro quota mentre gli africani avrebbero giocato gratis, non versando un centesimo. Un’ingiustizia». Ma il Mortara calcio aveva dato il proprio assenso… «Non mi risulta. Il presidente della società era via. Appena è rientrato ci siamo sentiti, ha chiesto scusa e ha ripetuto che non aveva responsabilità. Sa quale idea mi sono fatto? Che il signor Garavaglia sia andato allo stadio e abbia parlato col primo che passava…».
    Garavaglia sostiene di aver avuto il nulla osta dal Mortara calcio che ha subìto da lei intimidazioni se non ricatti… «Io vivo in pace, ma quali intimidazioni, quali ricatti! La società è in affitto, siamo noi del Comune che paghiamo la luce, l’acqua, e come tutti quelli in affitto mica possono subaffittare a chi gli pare e piace». Facchinotti: lei è della Lega, che comanda a Mortara; tra due anni si rinnova il consiglio comunale; il tema dei migranti ha facile «presa» sulla gente… «Uff… Sono stato volontario per quindici anni con i vigili del fuoco e sulle ambulanze… Al mattino non mi alzo mica per far la guerra al prossimo. Ripeto, debbo ascoltare i residenti». Sempre Garavaglia sostiene che il campo d’allenamento individuato per i ragazzi africani non era nello stadio ma lontano, dietro il cimitero. «Anche quel campo è di nostra proprietà e sopra giocano le formazioni giovanili. Siamo punto a capo. Senta, la vuole la verità? Al netto dei finti moralisti, la gente ne ha piene le scatole, è stufa».
    A Mortara le reciproche accuse vedono lo scontro tra buonismo e cinismo, accoglienza e «real politik»: entrambe le parti sono a distanza siderale. Garavaglia dice che «l’ospitalità ai migranti non può contemplare unicamente il vitto e l’alloggio» perché «abbiamo il dovere di inserirli». E niente come il calcio «permette di creare un gruppo, darsi delle regole e rispettarle insieme». Facchinotti ribatte che davanti alla palazzina dove dormono molti degli africani esiste un campo, con tanto di pali e traverse, ancora una volta di proprietà del Comune, frequentato dai migranti per giocare a calcio «senza che in paese nessuno si sia mai lamentato. E allora, su, siamo onesti, non montiamo inutili polemiche…». Senta, sindaco, bisognerà uscirne, non trova? «Ci sono in corso delle trattative e mi risulta che ci sia disponibilità per uno, due campi, forse più». Ah, sta per cedere? «Non scherziamo: i campi sono fuori Mortara. Vorrà dire che esistono sindaci meno cattivi di me. O meno leghisti».

    * “Corriere della Sera”, 22 settembre 2015

  2. ggiovannetti Says:

    Il sindaco leghista ferma la squadra dei giovani rifugiati di Claudio Bressani*

    Il comune di Mortara nega l’uso del campo. La cooperativa che li ospita: ne troveremo un altro. In campo tra i richiedenti asilo ci sono giocatori professionisti libici e nigeriani.

    Non sarà sacro come il pratone di Pontida, ma è pur sempre verde: come l’erba e come l’amministrazione comunale, un monocolore leghista. E dunque sia vietato ai profughi di calpestarlo. Detto e fatto: il Comune ha imposto lo stop al Mortara Calcio. La società, che milita in Seconda categoria, aveva concesso l’uso del campo sportivo comunale o di un campetto di allenamento, per due volte la settimana, alla cooperativa Faber, che ospita 131 richiedenti asilo in quattro strutture, due a Mortara. Volevano allenarsi, magari metter su una squadretta: non si può fare, ha decretato la giunta presieduta dal sindaco Marco Facchinotti, orologiaio prestato alla politica, primo cittadino eletto nel 2012 con appena il 24% dei voti.
    Gli immigrati hanno fatto in tempo a fare un solo allenamento, venerdì, poi è arrivato l’altolà. Ieri mattina si parlava addirittura di una delibera che vietasse l’uso dei campi. Poi, sembra dopo una telefonata del prefetto, l’idea è rientrata e l’amministrazione ha ripiegato su una chiacchierata a quattr’occhi con Massimo Sommi, presidente della società da soli due mesi. Il subaffidamento dei campi non è ammesso: se non revocano la disponibilità, gli avrebbero spiegato, salta la convenzione stipulata con il Comune per la loro gestione, per la quale la società percepisce un contributo di circa 40 mila euro all’anno.
    Il presidente si è messo in riga: «Io ero in ferie e c’è stato un malinteso con chi, tra i miei collaboratori, ha preso questa decisione. Volevamo aiutarli, ma non è possibile. Ci allineiamo alla volontà del Comune e revochiamo l’accordo solo verbale che avevamo con la cooperativa Faber», ha detto ieri in una conferenza stampa convocata in tutta fretta in Comune, accanto al sindaco.
    Facchinotti, leghista considerato «moderato» che si sta spostando su posizioni sempre più ortodosse man mano che si avvicina la fine del suo mandato, ha spiegato: «Sarebbe uno sgarbo alle famiglie che portano i loro figli a giocare a calcio. Queste persone hanno uno status ibrido e non possono essere tesserate». Già sabato sulla sua pagina Facebook aveva preannunciato provvedimenti nei confronti della società per la sua scelta presa «senza nulla concordare con l’amministrazione comunale»: «Ognuno pensa di poter fare quello che vuole – aveva scritto – dimenticandosi che ci sono regole da rispettare. Questa “trovata” avrà un seguito nelle prossime ore». 

    Iniziativa a costo zero

    «L’idea di farli allenare – dice Fabio Garavaglia, presidente della cooperativa Faber – è venuta perché, tra questi ragazzi, ci sono anche due libici che giocavano nei professionisti, insieme a diversi altri che praticavano il calcio nei loro Paesi, come la Nigeria o il Ghana. Era un’opportunità d’integrazione, ma anche una possibilità per trovare qualche talento. Abbiamo raccolto una quarantina di adesioni. Avevamo concordato di fare due allenamenti la settimana, di mattina, quando i campi sono inutilizzati, ed eravamo pronti a pagare le spese per l’uso di spogliatoi e docce, 750 euro al mese». E adesso? «Avrò un incontro con il prefetto. Intanto ho già trovato la disponibilità di un altro campo. Sono pronto anche a mettere a disposizione un terreno di mia proprietà a Vigevano».

    * “La Stampa”, 22 settembre 2015

  3. ggiovannetti Says:

    Mortara, sindaco leghista toglie il campo alla squadra dei profughi: “Status ibrido”

    E’ diventato un caso politico la vicenda della squadra amatoriale di richiedenti asilo, ospitati in Lomellina, che non potrà più allenarsi allo stadio della cittadina in provincia di Pavia. A imporre il divieto è stato il leghista Marco Facchinotti. Subito una interrogazione parlamentare e l’offerta di ospitalità da Pavia.

    I profughi non possono allenarsi sui campi di calcio del Comune di Mortara, città amministrata da un monocolore leghista. La società locale, che milita in Seconda categoria, ha annunciato oggi la revoca dell’accordo verbale che aveva preso nei giorni scorsi con la cooperativa Faber, che ospita 131 richiedenti asilo in quattro strutture lomelline, di cui due proprio a Mortara. Volevano far giocare una quarantina di ragazzi, tra i quali due libici che nel loro paese militavano tra i professionisti: “Poteva essere un’occasione di integrazione – ha spiegato il presidente della cooperativa, Fabio Garavaglia – ma anche la possibilità di scoprire qualche talento tra questi ragazzi”.
    Hanno avuto il tempo di fare un solo allenamento, poi il Comune ha imposto alla società il dietrofront: se non fosse tornata sui suoi passi, avrebbe rischiato la revoca della convenzione per la gestione dei campi, per la quale percepisce un contributo dal Comune di 40 mila euro all’anno.  “Far giocare queste persone – dice il sindaco Marco Facchinotti – ci sembra uno sgarbo alle famiglie che portano i loro ragazzi a calcio. Noi non vogliamo che persone con uno status ibrido si allenino sui campi da calcio del Comune di Mortara”.
    La decisione del primo cittadino leghista è diventata presto un caso politico, con tanto di interrogazione urgente al ministro degli Interni Alfano, a firma di un gruppo di deputati e senatori Pd: “Il ministro Alfano verifichi il comportamento del sindaco di Mortara, Marco Facchinotti, che ha costretto la locale squadra di calcio a revocare l’uso del campo d’allenamento ad una cooperativa di migranti. Oltre ad essere una scelta politica di chiaro stampo discriminatorio e razzista, i giovani calciatori sono stati definiti di ‘stato ibrido’, ci chiediamo su quali basi la Giunta abbia potuto assumere tale decisione, impedendo di fatto ai giovani di utilizzare la struttura sportiva? Si tratta di una iniziativa gravissima, profondamente ingiusta e diseducativa, che va censurata a tutti i livelli”.
    Martedì, dopo aver appreso la notizia, il sindaco di Pavia Massimo Depaoli, alla guida di una giunta a maggioranza dem, ha commentato il fatto sulla sua pagina Facebook definendo “allucinante” la scelta dell’Amministrazione comunale mortarese. Ed è andato oltre contattando Nicola Bignotti, direttore generale del Pavia Calcio (LegaPro), trovando l’accordo per far disputare una partita amichevole tra la squadra allenata da mister Michele Marcolini e la formazione dei rifugiati, guidata da un tecnico delle giovanili del Mortara Calcio. La formazione dei profughi potrebbe essere accolta a Pavia già nei prossimi giorni per sostenere qualche seduta di allenamento.

    “Il Fatto Quotidiano”, 22 settembre 2015

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