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Mafia provinciale. Amarcord per la magistratura

Via Donegani. Da quelle parti passò anche tale Pietro Pilello di Palmi (Reggio Calabria), revisore dei conti di Asm Pavia, valente professionista che – secondo l’antimafia – era legato da un «patto occulto» con il collega tributarista nonché capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri. Negli anni in cui “compare Pino” stava scontando una condanna a nove anni di carcere per narcotraffico (peraltro trascorsa agli arresti domiciliari) tra i due massoni c’è stata «una compartecipazione ufficiosa alle cause civili di cui si dividevano i guadagni in nero».
In Asm Pavia il dottor Pilello viene chiamato il 29 giugno 2007 da Ettore Filippi (allora vicesindaco del centrosinistra, ora a giudizio per corruzione), di cui il calabrese era anche il commercialista, e riproposto dal consigliere comunale Giovanni Demaria di Rinnovare Pavia, la lista di Filippi a disposizione dei candidati di Neri. Nel 2010 ancora sedeva alla presidenza del Collegio sindacale di Amico Gas, compartecipata Asm.
 Sembra sia stato proprio lui a introdurre Filippi dal capo della ’Ndrangheta lombarda, al quale l’ex vicesindaco (passato armi bagagli e figli al centrodestra: con la Francia o con la Spagna…) si era rivolto per mendicare voti e candidati per la sua lista Rinnovare Pavia.
Oltre che in Asm Pavia, Pilello sedeva quale revisore dei conti in altre 27 società. Nel 2007 il potente commercialista massone e Agostino Saccà (ex direttore di Raifiction) vengono indicati tra i più risoluti nel reclutare parlamentari in svendita, per far cadere il governo Prodi, su mandato di Silvio Berlusconi (Saccà a Berlusconi: «Sto lavorando per far cadere il Governo e conto di riuscirci». Più recentemente, ritroviamo il Pilello quanto mai attivo nell’organizzare «cene elettorali con i boss». Ad esempio, nelle carte dell’inchiesta Infinito si narra quella in favore di Guido Podestà, il candidato di centrodestra alla presidenza della Provincia di Milano: il 29 maggio 2009 «tale Pilello Pina» sorella di Pietro, a nome del fratello «chiama Cosimo Barranca, capo della locale di Milano, per invitarlo ad una cena organizzata presso il ristorante il Cascinale». E l’invito fu accolto.
Scrive l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione in Porto Franco (2012): «Pietro Pilello è un uomo chiave del sistema di potere berlusconiano e di quello di Comunione e Liberazione a Milano. Di tanto in tanto, tra cose “inspiegabili” e fatti “penalmente irrilevanti” il suo nome spunta all’improvviso da intercettazioni e inchieste giudiziarie». Forgione accenna anche gli anni calabresi di Pilello: fuori dalla Piana, «il commercialista non lo conosceva nessuno, almeno fino ai primi mesi del 1992. In quel periodo, proprio da un’indagine sui traffici della cosca Pesce di Rosarno, i magistrati di Palmi arrivano alla massoneria e al capo della P2 Licio Gelli e cominciano a occuparsi pure di Pietro, il Venerabile della Piana. Nello stesso periodo, il 12 settembre, nel corso di un’indagine partita da Roma, si scopre che due autentici sconosciuti, Cecilia Morena e Giuseppe Cutrupi, avevano depositato 45 certificati di deposito del valore di 95 milioni l’uno, pari a 4 miliardi 275 milioni di lire, nella Banca Cooperativa di Palmi. Provengono tutti dal bottino di una rapina fatta due anni prima a Roma ai danni di un portavalori del Banco di Santo Spirito della Capitale. Chissà come avevano fatto ad arrivare a Palmi». Fatto sta che «a far piazzare i titoli nella piccola banca della Piana era stato Pietro Pilello». E come va a finire? Va a finire che «i magistrati sequestrano il conto corrente, ma dopo quindici giorni trovano e sequestrano altri 31 miliardi degli stessi certificati nella Cassa di Risparmio di Firenze. Secondo i magistrati di Roma che indagano sul furto dei certificati, e secondo quelli di Palmi che indagano sulla Massoneria, dietro l’operazione c’è sempre Pilello, questa volta in compagnia di un imprenditore marchigiano, Arturo Maresca, e di un ex direttore generale del ministero delle Finanze, Angelo Iaselli, iscritto alla P2 di Gelli».
Pilello fra l’altro è stato revisore dei conti alla Finlombarda Spa (la finanziaria della Regione Lombardia ai cui vertici siedeva l’ex presidente dell’Asm pavese, il leghista Giampaolo Chirichelli) e presso Amicogas – compartecipata della stessa Asm – nonché all’Ente autonomo Fiera internazionale di Milano, alla Metropolitana milanese e all’Agenzia sviluppo Milano metropoli. 
Agli inquirenti non resta che domandarsi come possa un tale «soggetto pienamente inserito in strutture societarie di alto livello […] essere in una condizione di sudditanza nei confronti di Barranca».

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