Tu se’ lo mio maestro

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Chiesa del Carmine, lunedì 26 ottobre 2015, ore 11

«Il babbo ci ha lasciati serenamente». Caro Franco, è il messaggio di tua figlia Fabrizia venerdì sera agli amici.
Eri il migliore tra noi; un modello, il più alto, per competenza tecnica ed elevato profilo morale; e risulta impossibile elencare qui minutamente le tue numerosissime competenti battaglie, tutte vinte, a tutela dei beni comuni e del nostro diritto a vivere in una città senza corruzione e malaffare.
Basti allora il ricordo del tuo apostolato in Italia Nostra, per amore di città e cittadini, paesaggio e beni monumentali. Ne reca luminosa testimonianza la tua prefigurativa battaglia sull’ultimo infausto Piano di governo del territorio: volevi salvare il volto medievale cittadino e il suo impianto romano, minacciato da betoniere e speculatori; esortavi a considerare il centro storico quale monumento unitario. Qualcuno ti ha infine dato ascolto: quel “Piano” è ora sottoposto a revisione.
Basterebbe. Ma come dimenticare il tuo accorato appello per salvare il complesso monumentale della Certosa; i fondi sono stati infine ottenuti. Come dimenticare la campagna per impedire un altro inutile Centro commerciale presso Borgarello, destinato a consumare territorio vergine agricolo, alterando delicati equilibri ambientali peraltro senza vantaggi per l’occupazione.
Altra benemerita battaglia, grazie a te vinta, quella avversa alla orrenda lottizzazione abusiva “sulla Greenway”, in pieno parco della Vernavola, deliberata scriteriatamente in Comune da maggioranza di centrodestra e minoranza di centrosinistra (unici contrari, i consiglieri Ferloni e Vigna). Caro Franco, fosti tu con Roberto Scola a scrivere nel 2010 il vittorioso ricorso al Tar e al Consiglio di Stato, salvando così quel lato del Parco proprio là dove, nel febbraio 1525, ebbe il suo epilogo la Battaglia di Pavia, vinta da Carlo V di Spagna, persa da Francesco I di Francia.
Ben altre le tue battaglie: ad esempio, la denuncia del gravoso illecito urbanistico di Green Campus al Cravino; o, speculare, quella contro la lottizzazione abusiva di Punta Est al Vallone, cui dobbiamo le minacciose croci a morto dipinte, nell’inverno 2012, all’ingresso del tuo studio in via Roma.
Caro Franco, hai agito sempre nel segno della più assoluta gratuità, così come gratuitamente andava il tuo patrocinio legale a chi tra noi veniva querelato nel tentativo di congelarci e congedarci. Così come, anni prima, avevi difeso gratuitamente gli operai della Necchi.
Commovente era poi la tua cocciuta avversione per le nuove tecnologie. Amavi carta, penna e libri, scrivevi a mano, ed era poi affare nostro o di tua moglie Anna trascrivere ogni cosa al computer.
Sì, eri un generoso signore vecchio stampo con la passione per il bello; proprio come ti ha ben dipinto Carlo Gariboldi ieri sul quotidiano locale: un rivoluzionario, poiché un sentimento “normale” e persino filo-conservatore come l’indignazione, al pari della coerenza, di questi tempi può sembrare “rivoluzionario”.
Caro Franco, sono tempi di soverchiante ipocrisia, tempi in cui pare destabilizzante lo stesso principio di verità, invece che normalizzante.
Verità contro menzogna. La tua grande competenza l’hai sempre messa al servizio di noi tutti. Già negli anni Settanta eri l’ascoltato consulente, su questioni di urbanistica, dell’allora sindaco Elio Veltri; dal 1999 al 2004 sei anche stato Consigliere comunale: un’esperienza per te deludente, tanto che hai preferito non ricandidarti, pur senza rinunciare al metodico studio delle carte nonché all’azione.

Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ha fatto onore.

Parole dell’amato Dante a Virgilio (Inferno, Canto I).

Tu, nostra guida.
Tu, il nostro risoluto motivatore.
Tu, il più giovane fra noi.

Oggi piango la morte dell’amico. Un amico – Fabrizia non me ne voglia – che per me è stato padre. E ora sta a noi – a noi cresciuti al tuo fianco e ad ogni altro cittadino di buona volontà «borghese o proletario o aristocratico» per dirla con Mino Milani – raccogliere il tuo testimone, con eguale intelligente determinazione. «Purché degni di te».
Ma già sono altri tempi. Se oggi i tuoi amati nipoti Carlo e Francesca, e i nostri figli loro coetanei, possono ambire speranzosi ad avere un futuro; se la comunità pavese può mostrarsi migliore di una certa sua classe dirigente; se la borghesia cittadina può provare orgoglio, e non solo vergogna per se stessa, è grazie al generoso spessore, all’incantevole intransigenza e alla passione civile di persone come te.
Ciao Grande Amico e Combattente. Tu sempre con noi, noi sempre con te.

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Una Risposta to “Tu se’ lo mio maestro”

  1. Giuseppe Scala Says:

    La scomparsa dell’Amico Franco lascerà un vuoto
    a chi ha avuto l’onore di conoscerlo e stimarlo non solo
    per la sua professionalità ma anche per la sua carica umana.
    Giuseppe Scala

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