I tre moscazzieri

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Autostrada Broni Mortara: balle regionali a peti unificati
di Paolo Ferloni *

Otto e mezzo sono gli anni trascorsi da quando, nell’aprile 2007, Beppe Grillo a Pavia nel suo spettacolo “Reset” arringava gli «Italianiiiiiii» – con tono vibrante imitato dal duce del ventennio -, invitando in quelle serate i pavesi a deridere il progetto dell’autostrada Broni-Mortara, perché se si gira per Broni non si trova nessuno che voglia andare a Mortara e se si va a Mortara non si trova nessuno che abbia da andare a Broni.
Al di là degli sghignazzi tra il pubblico e del giusto sarcasmo del comico, le battute sul progetto dell’opera lombarda inutile e dannosa erano state ispirate dagli ambientalisti pavesi, consultati da Grillo, com’era sua abitudine, per dare al suo spettacolo quella caratteristica di vivacità e di aderenza ai temi locali che ne facevano uno dei motivi di popolare divertimento. Infatti proprio poco prima, nel marzo 2007, erano state preparate e depositate alle autorità da Associazioni e Comitati ambientali le osservazioni critiche al pessimo progetto ed alla procedura arrogante.
Divertimento simile e piena ilarità ha destato allo stesso modo tra i buoni pavesi vedere a pagina 27 de “la Provincia Pavese” del 20 ottobre scorso le tre foto di Maroni, Chiamparino e Toti affiancate sotto il titolo altisonante su sei colonne “I tre governatori vogliono l’autostrada”, ironico e sarcastico a sua insaputa, poi si vedrà perché. Il semplice cittadino, ricordando Beppe Grillo, oltre a ridere di tutti e tre, avrà subito pensato che costoro, cioè i presidenti delle regioni Lombardia, Piemonte e Liguria, non hanno mai avuto da andare da Broni a Mortara né viceversa. Tanto più che la Liguria con la Broni-Mortara non ha nulla a che vedere, per chi sa un poco di geografia. Ma è stata tirata in ballo per un altro “grande” lavoro, cioè il cosiddetto “terzo valico” ferroviario, di cui hanno parlato i tre moschettieri della politica della “macroregione”, incontro reclamizzato largamente dalla stampa nazionale come promotore di chissà quali progressi del mitico Nord Ovest.
Che avevano mai da dire i tre presidenti ai cittadini della provincia di Pavia? Qual era la notizia? E che avevano da fare insieme, visto che sono membri dei tre partiti Lega Nord, Pd e Forza Italia, in apparenza distinti e quando si vota ostili gli uni agli altri? Forse in realtà erano e sono ben desiderosi di patrocinare affari in comune? A ben vedere il loro presunto accordo sull’autostrada Broni Mortara sembra più una finzione o un’invenzione dell’abile giornalista, secondo il quale i tre avrebbero scritto una lettera al ministro Delrio per chiedere un incontro in cui parlare di infrastrutture per il povero Nord-Ovest, grande regione ma fra le più misere d’Italia, lo sappiamo tutti. Sappiamo poi che i tre ai pavesi non hanno nulla da dire dal momento che i cittadini organizzati in Comitati si sono già più volte espressi contro il pessimo progetto del devastante muro di terra da accumulare alto sopra la pianura e poi spianare facendone una strada, progetto poche settimane fa dichiarato inaccettabile a Roma anche dalla Commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente, della quale sarà interessante leggere le conclusioni, quando saranno pubblicate.
Ma ai tre premeva dire al Governo che il progetto va bene, e che vogliono avere soldi per farlo, tanti soldi, e al giornalista premeva informarci, lomellini e pavesi ignari, di ciò che pensano in positivo i tre presidenti e i tre “sindaci del sì”. E quasi non sapessimo anche noi, come ci ha spiegato il giornalista Giovannetti su “il Lunedì” (2 novembre 2015) che «ogni mattina a Pavia, come sorge il sole, un trapanante si sveglia e allo specchio si domanda: “Che m’invento oggi per ladrare altro pubblico denaro?”». Domandina che qualcuno si pone non solo a Pavia, ma a Vigevano, a Mortara, a Robbio e a Sartirana, ad esempio, e pure a Milano, Torino e Genova: si vorrebbe capire se di pubblico denaro ne ruba più il burattinaio o un po’ anche i burattini.
Il giorno dopo lo stesso quotidiano locale, con enfasi ancor più umoristica, alla pag. 33 titolava di nuovo su sei colonne: “La Regione finanzia il tratto mancante” mettendo in mezzo la foto di un viadotto finto su un prato finto. L’annuncio – truffa dice che “la Regione Lombardia mette sul piatto 360 milioni, inseriti nel piano triennale delle opere del Pirellone licenziato negli scorsi giorni dalla giunta…”, cioè l’abile giornalista presenta una sciocchezzuola inutile – una posta di bilancio preventivo del 2018! – e cerca di farla passare per notizia normale. Ma per capire che sia una bugia colossale basta chiedersi: la Lombardia può finanziare qualcosa in Piemonte? La Lombardia ha 360 milioni da mettere su qualche piatto? Mai più: lo stesso presidente di Sabrom, Belloni, seriamente intervistato dal Barberis, cade dal pero e, stupefatto, la qualifica come «novità assoluta» perché sa bene che mettere quella voce nel bilancio regionale di previsione del 2018 è una pia illusione, tanto più che si parlerebbe di project financing sostenuto da privati. E si sa che “finanza di progetto” dei privati è, come già si è visto con la Brebemi, una truffa pubblica, cioè serve solo a imbrogliare i più creduloni del Nord, quelli che votando Lega si credevano “padroni in casa nostra” mentre Bossi e i capi rubavano i soldi romani. Il bravo Barberis riferisce poi la contrarietà del Presidente della Provincia di Pavia. Giusto. Ma la sua prosa, sotto quel titolo entusiasta, non spiega perché Provincia, tanti sindaci e i tecnici del Ministero siano contrari.
Non c’è due senza tre: giovedì 22 ottobre “la Provincia Pavese” sempre nella pagina della Lomellina titola di nuovo su sei perentorie colonne: «Regione rilancia: “l’autostrada si farà”» per dare largo spazio alla stessa non-notizia del giorno prima, o meglio alle vanterie del giovane assessore regionale, reduce dal bidone della Brebemi tra Brescia e Milano da poco inaugurata, l’autostrada famosa perché vuota. È questo il triste simbolo, per ora, della crisi economica in cui versa anche la Lombardia. Per essa Maroni e Renzi hanno stanziato 350 milioni di euro per rimediare alla totale assenza del privato e sullodato project financing: con inutile spreco di fondi statali, cioè di tutti noi.
Chi ha suggerito le sparate regionali, e chi ha consigliato di farne il piatto forte, speriamo indigesto, dell’incontro dei tre presidenti? Una supposta “volontà politica”? Che volontà è mai?
Avremmo altre ipotesi, se si parla di affari e di soldi. È la volontà – o le chiacchiere – di chi fa il burattinaio, di chi gestisce macchine per movimenti di terra e di rocce, di chi ha da nascondere rifiuti tossici e nocivi per massimizzare i guadagni (come faceva il bergamasco Locatelli nei cantieri della Brebemi e della Val d’Astico) e in generale di chi non sa nulla di qualità dell’ambiente, produzioni agricole di eccellenza, paesaggi e bellezze paesistiche, corridoi ecologici, corpi idrici, e statistiche economiche, cioè di chi si contenta di una solida ignoranza.
È l’ignoranza che si coltiva volentieri in ambienti leghisti e forzitalioti, dove il volere del capo fa la cultura del semplice membro. Ed è obbligatoria tra gli affiliati alla ‘ndrangheta o alla mafia che tra Lombardia e Piemonte prosperano indisturbate; in Lomellina, ad esempio, criminali ben organizzati nelle locali della ‘ndrangheta operano da almeno trent’anni, tra incendi dolosi, usura e violenze, come regolarmente fa sapere sia “la Provincia Pavese” sia la stampa nazionale. Costoro non sentono il bisogno di una cultura ambientale, né di capire perché alla gente una nuova autostrada non piace.
Perché il presidente Maroni e gli altri due suoi colleghi dovrebbero dare prova di miglior cultura? Per smuovere il progetto Broni-Mortara dal chilometro zero non occorre. Per permettere a chi ne ha le forze e le macchine di muovere terra e roccia da scavo, basta l’assenza delle autorità regionali e statali, e che paghi Pantalone, cioè noi, meglio se a nostra insaputa.
All’inizio si è detto: il titolo (del 20 ottobre 2015) è ironico a sua insaputa. Umortistici anche quelli dei giorni seguenti. Perché? Sarebbe bastato vedere il contesto: ad esempio a pag. 23 del giornale l’articolo su quattro colonne di Paola Dellagiovanna: «Interporto, si sciopera “Rischiano in novanta”» e leggere le cronache successive della medesima collaboratrice sullo stesso tema. Da cui si comprende perché la gente non ne può più di altre autostrade e di altre logistiche, visti i guai del Centro logistico di Tortona, poco lontano da Mortara e da Broni, i cui lavoratori si agitano a difesa del posto di lavoro, minacciato dalla crisi incombente nonostante la felice posizione di Rivalta Scrivia quasi all’incrocio delle due direttrici principali Milano-Genova e Torino-Piacenza.
Curiosa, beffarda, tragica coincidenza: mentre i tre moschettieri autostradali si rivolgono a Delrio battendo cassa per conto terzi, nell’ambito territoriale dei tre presidenti tra Piemonte, Liguria e Lombardia la crisi sta mordendo gli incolpevoli e sfortunati lavoratori di una grossa logistica, abituati a vivere di trasporti su gomma. Morale della storia: è bene leggerlo tutto e meditarlo, il quotidiano locale, anche per i suoi giornalisti. Così si capisce e s’impara, volendo.

* Movimento civico Insieme per Pavia

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