Fai la cosa giusta

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«Favorire coalizione araba contro l’Is»
intervista di Massimo Sesena a Lucio Caracciolo

«La prima cosa da fare in Europa di fronte al riesplodere dell’offensiva dello Stato Islamico? Prendere atto che l’Europa ancora non esiste». È spiazzante la risposta che arriva da Lucio Caracciolo, giornalista, esperto di geopolitica e direttore di “Limes”, che proprio a Reggio Emilia presenta l’ultimo numero del periodico, dedicato agli equilibri e alla situazione del Mediterraneo.

Caracciolo, perché è così tranchant verso l’Europa?
«Perché osservo quel che sta accadendo in queste ore… La Francia ha dovuto reagire e lo sta facendo con questi bombardamenti su Raqqa. Gli altri Paesi? Intanto credo che dovrebbero cominciare a fare quel che non è stato fatto finora, ovvero lavorare sulla prevenzione, mettendo insieme le informazioni e il lavoro delle singole agenzie di intelligence. I tragici fatti di questi giorni dimostrano che su questo versante non è stato fatto nulla. E quello di cui si discute in queste ore non mi convince per niente: penso a restrizioni, chiusure di frontiere e leggi speciali. Tutte misure inutili».

Un attore importante del Mediterraneo è certamente la Turchia che ha ripreso in queste ore a bombardare i curdi…
«Non è un mistero che il Daesh sia stato foraggiato dalla Turchia e da altri stati anche Europei. Prima o poi, anche alla Turchia questi giochi si ritorceranno contro. I curdi hanno combattuto l’Is e non sono stati i soli, anche gli iraniani lo hanno fatto. Del resto, per quanto noi europei ci sentiamo colpiti, questa guerra non è soltanto contro di noi, ma è un conflitto interno al mondo islamico. Ed è lì che dobbiamo agire, se vogliamo ottenere dei risultati».

In che modo?
«Cercando di coalizzare il mondo arabo contro questa forza del male che ha come scopo primario quello di assoggettare proprio quei popoli».

In questi giorni c’è chi dice che fu uno sbaglio rovesciare dittatori come Gheddafi e Saddam…
«È una castroneria. Se questi dittatori fossero rimasti al loro posto avremmo avuto problemi di altro genere».

Anche gli Stati Uniti hanno un atteggiamento ambiguo. Non le pare?
«Gli Usa hanno un obiettivo anche se non lo confesseranno mai: tenersi il più possibile lontano da questo casino. E in parte, con l’invasione dell’Iraq hanno certamente contribuito alla nascita prima di Al Qaeda e poi dell’Is».

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