Operai e contadini

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Da mercoledì, in allegato alla “Provincia Pavese” non troverete un semplice libro, ma questo importantissimo libro di Clemente Ferrario. È la storia, riccamente illustrata, del movimento operaio e contadino di Pavia e provincia. Un grande sforzo di divulgazione culturale a un prezzo accessibile a chiunque: 14 euro, giornale incluso.

La civiltà del lavoro ha segnato la storia economica e sociale del territorio pavese, ha improntato di sé il suo paesaggio agricolo e configurato le mappe e la geografia delle sue città e dei suoi borghi, ma ha accompagnato anche le tappe del progresso civile e della partecipazione democratica.
Questo affresco storico del movimento operaio e contadino nel capoluogo e nella provincia pavese copre un arco di tempo che va dal 1853, quando le prime Società di mutuo soccorso piemontesi si riunirono a congresso ad Asti, fino agli ultimi anni del secolo scorso. Clemente Ferrario ha ricostruito il movimento chiarendone puntualmente differenze e contraddizioni, articolate sulle tre zone del territorio – il Pavese, l’Oltrepo e la Lomellina (anche se il Vigevanese sta un po’ a sé) – ma soprattutto badando a coglierne gli snodi fondamentali, le conquiste e le sconfitte. Tra leghe contadine e Camere del lavoro, è una lunga vicenda di scontri, anche interni al movimento, fino al buio periodo fascista, alla lotta partigiana e alle speranze della Liberazione. Poi, con il boom, arriva la crisi della manodopera contadina negli anni Sessanta e la drastica riduzione della classe operaia, soprattutto a Pavia, nei decenni successivi. Anche nella storia locale e nel ricostruire microstorie – ricorda Ferrario, citando Benedetto Croce – occorre «fissarci su quel particolare solamente che risponde a un problema e costituisce la storia viva e attiva, la storia contemporanea».
Le tante forme del lavoro di oggi, gli antichi e nuovi utensili, dal martello al computer, dalle provette alle gru, parlano di noi. Le lotte e le sofferenze del passato, insomma, devono aiutarci a capire l’oggi, il disorientamento sociale “dopo la fabbrica”. Il sindacato si riconverte in organizzazione sociale ma si accompagna a una pesante disoccupazione; la mondializzazione, con la sua spietata logica, diffonde il precariato e un terziario che deve continuamente riconvertirsi; le giovani generazioni sono ormai in gran parte tenute ai margini del mondo del lavoro. Questo soprattutto testimoniano le interviste che concludono il volume, con alcune vicende esemplari.

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