Società di capitali? No, grazie!

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Ex-municipalizzate e servizi pubblici: dove va la provincia di Pavia?
di Antonietta Bottini e Paolo Ferloni

L’intera pagina dedicata dal settimanale della diocesi di Pavia “il Ticino” del 27 Novembre 2015 alle prossime vicende della società LGH sembra suggerire che in Pavia città e provincia interessi a qualcuno la sorte dei servizi pubblici nei prossimi anni. In realtà sarebbe divertente accertare quanti pavesi sappiano cosa sia LGH, a chi appartenga e di cosa si occupi. Dove condizionale e congiuntivi sono d’obbligo non tanto per cura del bello stile, che oggi non commuove nessuno, quanto per amor di nuda verità, che forse sta a cuore a pochi, oltre che a chi scrive.

Cosa è LGH? Perché c’interessa?

Si comincia a divertirsi dall’ibrido acronimo del nome, LGH: esso sta per Linea Group Holding. Una parola latina-italiana, linea, e due in uno pseudo-moderno inglese, group = gruppo e holding = finanziaria, nel senso di società finanziaria, o meglio di “finanziaria di gruppo di linee”, che sinceramente in italiano non significa nulla. Dunque di tanto sofferto inglese non c’era alcun bisogno, se non per qualche frustrato cornacchione lombardo a cui piace rivestirsi di penne di pavone britanniche per fare un po’ di scena, ma tant’è, la società, poverina, fu chiamata così. Ma di cosa si occupa, allora?
Basta andare sul sito http://www.lgh.it/it per saperne forse qualcosa: la società si occuperebbe di ambiente (raccolta di rifiuti, loro trattamento e impianti connessi), energia (produzione e vendita di elettricità e gas naturale), teleriscaldamento, tecnologie informatiche. Non sembrerebbe una finanziaria, anche se al primo punto della sua cosiddetta “mission” (altra parola inutile in inglese = obiettivo, in italiano) c’è il compito di mantenere e sviluppare attività e servizi di interesse economico generale, come se fosse una banca. E altre chiacchiere assortite, tra cui il famoso ossimoro dello “sviluppo sostenibile”, sul quale si può discutere a lungo.
Poi sotto il titolo “Vision”, che in modesto italiano sta per “visione”, troviamo che la società si vedrebbe “crescere, creando valore”: vien da chiedersi se ormai, dopo otto anni di crisi, siano miraggi in pieno deserto, più che una visione di sé, o un’autostima. Va dato atto che il seguente titolo “Valori” torna a un più concreto ambito lombardo, anche se tinto dell’aggettivo disneyano “vincente”, in cui si parla di integrità e rispetto degli impegni delle regole (aziendali), e si straparla di “fare squadra”, moda che c’era già prima della crisi, da almeno dieci anni.
A chi appartiene LGH? A cinque soci:
– AEM Cremona s.p.a (31%, si veda il sito http://www.aemcremona.it/it);
– ASM Pavia s.p.a. (16%, http://www.asm.pv.it/);
– ASTEM s.p.a. Lodi (13%, http://www.astemlodi.it/);
– Cogeme s.p.a. (31%, http://www.cogeme.net/) di Rovato e altri comuni in Franciacorta;
– Gruppo SCS – SCRP (9%, siti http://www.linea-gestioni.it/ e http://www.scrp.it/) di Crema e altri comuni nella zona.
Per quanto riguarda Pavia e la Lomellina, la società LGH c’interessa perché dispone dell’inceneritore di Parona, costruito negli anni 1998-1999 e gestito da Lomellina Energia s.r.l. (http://www.lomellinaenergia.it/) che dopo il raddoppio, autorizzato nel 2004, può bruciare fino a 380.000 tonnellate all’anno di rifiuti, mentre la provincia di Pavia ne produce circa 200.000. Ancor più interessante è il fatto che tramite i suoi soci la società dispone di varie discariche e alcuni inceneritori, con retorica italiana chiamati pomposamente termovalorizzatori (parola intraducibile perché non esiste in nessun’altra lingua, a suo tempo inventata a scopo propagandistico dalla bresciana ASM) sul funzionamento e sulla gestione dei quali sarà il caso di tornare per una valutazione più approfondita.
La citata pagina de “il Ticino” è dedicata alla operazione di offerta di acquisto da parte del colosso bresciano-milanese A2A di una quota del 51% di LGH, operazione che sarebbe da discutere nel Consiglio Comunale di Pavia nella seduta in calendario per il prossimo 10 Dicembre. Su tale cosiddetta “fusione” è facile registrare commenti favorevoli, di carattere superficialmente quantitativo: grande è bello, dicono apertamente gli ottimismi condivisi da Bosone e Cattaneo. Invece l’intervista a Giuseppe Polizzi entra nel merito delle difficili questioni economiche e ambientali in gioco, presentando giustamente criticità e punti oscuri dell’operazione, alla quale si oppone il M5S, come la contestano i gruppi e partiti di sinistra presenti anche in altri comuni in cui i servizi sono gestiti da LGH.

Servizi pubblici locali e ambito provinciale

Come risulta anche dalle questioni politico-giudiziarie di ASM Pavia degli ultimi tempi, si sa che manca alla politica e agli amministratori pubblici della nostra provincia una visione generale di gestione e governo dei servizi pubblici locali.
In tutto il settore sono in atto movimenti societari e operativi che comportano scelte e cambiamenti:
prossima scadenza per mettere a gara il servizio di distribuzione gas in tutti i 4 ambiti,
prossima formalizzazione della joint venture Water Alliance (cui partecipa Pavia Acque Srl),
offerta avanzata da A2A per acquisizione del 51% di LGH, come si è visto sopra.
Tuttavia nessuna discussione, nessun progetto di azione comune, nessuna sinergia, nessuna idea di condivisione e soprattutto nessuna seria correlazione con la crisi produttiva ed economica che la civiltà occidentale sta attraversando nel contesto globale viene avanzata da coloro che hanno responsabilità e poteri decisionali nei nostri Comuni e nelle Società che gestiscono i nostri servizi.
D’altra parte una situazione gestionale così frammentata come quella presente in provincia di Pavia non ha uguali, come risulta dal quadro seguente:
ben otto società si occupano di gestione dell’acqua in partecipazione con Pavia Acque Srl (Asm Pavia, ASM Voghera, ASM Vigevano, AS Mortara, Acaop, Broni-Stradella, Cap Holding, CBL);
A2A ha acquistato la Ecodeco e gestisce l’inceneritore di Corteolona e la raccolta dei rifiuti in diversi comuni;
LGH che controlla Lomellina Energia ed è partecipata da ASM Pavia, come già detto;
GDF Suez che controlla la centrale termoelettrica di Voghera;
senza dire di ulteriori numerose società controllate da quelle principali sopra elencate e affidatarie ciascuna di qualche piccolo segmento di gestione o qualche specifico servizio.
Eppure, poiché i servizi devono essere gestiti rispettando determinati parametri di qualità, di efficacia e di efficienza è chiaro che l’azienda che li gestisce deve avere personale, strutture, attrezzature adeguate a garantire capacità gestionale operativa ed economica.
Allo stato attuale dette capacità scarseggiano o mancano, e perciò tutto il sistema societario vigente in provincia di Pavia è facile oggetto di offerte per acquisizioni e accorpamenti da parte delle più grosse società che si configurano come “multiutility”. È questa una parola di moda in Italia, che invano un paziente e serio lettore cercherebbe in un dizionario americano o inglese, perché non esiste: infatti esiste solo in italiano, nel bastardo italiese di chi pensa – senza sapere perché – che una società di servizi per i cittadini debba essere una s.p.a. e serva solo a far soldi.
Accorpamenti, acquisizioni e fusioni sono una prospettiva inquietante per gli utenti, cioè per noi che abitiamo in questo territorio e che utilizziamo (e paghiamo) per i servizi pubblici, principalmente acqua, gas, energia, calore, e poi trasporti, mense, farmacie eccetera; è facile prevedere che queste tendenze alle cosiddette economie di scala e al predominio di logiche della finanza, secondo la moda, si traducano in scelte anti-ambientali, in scadimenti qualitativi e in declino dei servizi.
Possiamo e vogliamo perciò chiedere conto ai nostri amministratori locali di come intendono salvaguardare il patrimonio e i servizi delle ex-municipalizzate. Si rendono conto che il modello gestionale delle Società di capitali ci ha condotti sull’orlo di una totale espropriazione dei servizi in tutto il territorio provinciale – e financo della possibilità di esercitare un controllo effettivo sui servizi forniti e sui bilanci delle società?
Che cosa dunque impedisce l’affermazione di un progetto di AZIENDA SPECIALE CONSORTILE per l’intero ambito provinciale, che metta in condivisione – finalmente – il patrimonio, il know how di lavoratori e di strutture, dunque la capacità di governo dei servizi acquisita in oltre cent’anni dalle prime formazioni delle ASM?

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