Una serata particolare

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La libertà non è star sopra un albero  di Emanuele Chiodini

Carissime e carissimi,
 l’azzardo proposto da Roberto Vernero e lo scrivente tenutosi la sera del 10 dicembre a San Martino Siccomario presso la sala “Einstein” del Centro culturale di Via Trieste ha avuto un senso e una buona partecipazione di pubblico.
In questi tempi di assottigliamento (per non dire annientamento, anestesia volutamente diffusa, veicolata, costruita ad hoc) della partecipazione attiva a momenti di riflessione su tematiche importanti, e che riguardano la vita di ciascuno di noi, perché polis e res publica siamo noi, dovremmo tenerlo sempre presente!, solo il fatto di aver destato l’attenzione per un’intera serata a un pubblico diligente e riunito per ascoltare argomenti e fatti rilevanti che investono il nostro territorio e la nostra società, è da ascrivere a positività.
Abbiamo ascoltato Giovanni Giovannetti che ci ha parlato di PPPasolini, non solo per ricordarne la figura a 40 anni dal suo assassinio, ma in quanto lettore principe di quello che è stato (e che continua ad essere) l’assetto del potere italiano: un coacervo di malversazioni e di luoghi inquinati. Noi stiamo dall’altra parte.
Abbiamo ascoltato la competenza, l’abnegazione, la volontà caparbia di Iolanda Nanni nel descrivere situazioni al limite dell’immaginabile, che lei segue personalmente da consigliere regionale, e che riguardano il governo del territorio della regione in cui abitiamo: come ad esempio la questione dell’ALER-Lombardia con i disastri che tale carrozzone si porta appresso causa una gestione criminale dei fondi pubblici per mano di un gruppo dirigente di incompetenti e di predoni; intanto le case popolari vanno a pezzi, con grave scorno di chi ci abita. Ci ha raccontato la situazione della Certosa di Pavia, (inteso come monumento storico-artistico) altro buco nero insostenibile, come di vergogna massima si puo’ parlare quando ha fatto riferimento di un’area agricola di vaste dimensioni posta tra Landriano e Carpiano piena di diossina e inquinamenti nocivi di ogni tipo sopra la quale si continua a coltivare e a far pascolare bestiame. A loro va così: noi stiamo dall’altra parte.
E poi Vito Sabato ci ha narrato la sua esperienza di “perseguitato per causa della giustizia”, da funzionario del comune di Pavia, osteggiato da lobby e soliti sottopoteri che non sopportano la sua azione di costante denuncia delle disonestà in cui è incappato più volte. Pagando di persona, perché per gli onesti, in questo paese va così. Noi dall’altra parte.
Un grazie particolare anche a Manuela Marziani per essere stata presente, per aver moderato il dibattito e per aver offerto alla discussione il suo contributo di giornalista onesta e perbene.
Da ultimo, possiamo dirvi che abbiamo intenzione di andare avanti.
Per due ragioni; perché a momenti di discussione e di informazione vera come quello di ieri sera dobbiamo tornare ad abituarci, uscendo dalle nostre crisalidi di anonima sottomissione ad un pensiero unico che ci vuole schiavi, inerti e inermi. Noi dall’altra parte.
E perché in questo nostro comune, San Martino Siccomario, bisogna tornare a ri-costruire una squadra di cittadini capaci, competenti, onesti e disponibili a servire la cosa pubblica che possa guardare all’immediato futuro come classe dirigente comunale. Perché di mezze figure, o di ometti di paglai, personalmente, io ne ho le tasche piene.
Dunque arrivederci ai prossimi appuntamenti che cercheremo di organizzare nel 2016.
Un caro saluto e tantissimi auguri di buone feste!

Giù dall’albero  di Roberto Vernero

Il mio personalissimo “perché” di questa serata, spero non vi sembri immodesto, è di provare a dare una scossa alle tante persone rassegnate al brutto andazzo socioeconomico in cui stiamo precipitando. Così come a quelle assopite nel relativo benessere di cui, per loro fortuna, ancora godono.
Qualcuno vuole chiamarmi gufo? Non c’è problema! I gufi nell’oscurità ci vedono bene! Del resto tutti insieme stiamo vivendo nell’oscurità di chi vuol tenere gli occhi chiusi… O, facendo un altro paragone ornitologico , la testa sotto la sabbia come gli struzzi.
Comincerei allora leggendo alcuni passaggi di un articolo di Ilvo Diamanti del 2008, pubblicato su “Repubblica”. [detto per inciso, il quotidiano “Repubblica” sta mutando linea editoriale, a me pare in senso filo-governativo. Forse anche per questo motivo in queste settimane sta cambiando Direttore!].
L’articolo si intitola: Maledetti professori e chi volesse lo troverà online.
In questa breve descrizione della parabola di questi protagonisti del mondo dell’istruzione si coglie a parer mio l’essenza di quella mentalità tipica dell’italiano medio che affligge davvero tutti noi, chi più chi meno, e che ritengo vera causa della maggior parte dei nostri problemi. L’idea cioè che intoppi e difficoltà sono sempre causati dagli altri e che noi non si può fare praticamente nulla per cercare di aggiustare le cose. Eh sì, sono sempre gli altri a comandare!

«Il “professore“, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino.
Non importa che insegni alle medie o alle superiori o anche all’università (almeno quando è precario). La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti ormai guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un’immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a modello dai giovani, nel progettare la loro carriera futura.
[…]
Siamo nell’era del “mito imprenditore”. Dell’uomo di successo che si è fatto da sé. Magari piccolo ma bello… E ricco! E potente! È l’”l’Italia che produce”. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.
Competenze apprese “fuori” da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema – la scuola pubblica – divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.
I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più.
Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).
Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima.
Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati.
Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza – e scoraggia – i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati.
Peraltro molti, moltissimi. La maggioranza.
Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per “progetto” dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo… Ciò alle medie, alle superiori, all’università… In parallelo calano di continuo i fondi pubblici destinati alla ricerca e all’insegnamento. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene a meno che non gli si promettano sgravi ed agevolazioni. Ma allora, diciamocelo, che razza di iniziativa privata è??»
Ora veniamo al cuore del discorso: Maledetti professori. Responsabili di queste generazioni senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori, loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società davvero così civile! Una società ordinata, integrata, ispirata da buoni princìpi e tolleranza reciproca. Non è forse così??
Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze ed ai limiti della scuola.
Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno – o quasi – ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori.
Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze intellettuali, le reti di conoscenze e le apparenze. Più dell’informazione critica, le veline. Una società in cui conti – anzi, esisti – solo se frequenti i media, meglio se social. Dove puoi dire la tua, diventare “opinionista” anche (per non dire soprattutto!) se non sai nulla. Se sei una Miss Italia che non conosce nemmeno la storia del Novecento, un tronista o un “amico”. Tanto di ogni informazione si leggono sostanzialmente solo i titoli, o quando va bene il “riassunto”… Quasi mai c’è voglia di approfondimento, a meno che si tratti di gossip!
Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende – per propria professione – di aver qualcosa da insegnare agli altri.
Dunque, una società senza “studenti”.
Perché mai dovrebbe aver bisogno di docenti?
Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare».

Fatta questa premessa, do qualche spiegazione sulla locandina che ho “inventato” sperando di aver attirato il meglio possibile l’attenzione di chi si è fermato a guardarla.
Ho pensato al titolo “Vatileaks… Pavialeaks” perché tutti o quasi penso abbiano sentito parlare degli scandali vaticani tornati recentissimamente alla ribalta dopo la pubblicazione dei nuovi libri dei giornalisti Nuzzi e Fittipaldi ed il relativo processo in cui pure loro sono finiti imputati. Così sotto questo titolo ho pensato di riportare la citazione evangelica “Non c’è nulla di nascosto che non sarà conosciuto”.
Ebbene, di scandali emersi da rivelazioni provenienti da persone informate sui fatti, oltre che a Roma, ce ne sono (troppi purtroppo!) anche nelle nostre realtà locali.
Così come ci sono anche uomini, come Giovanni Giovannetti e Vito Sabato, con il coraggio di denunciare, sia sui media che alle Autorità preposte, le tante malefatte di quel bel po’ di amministratori e funzionari pubblici che han scelto la bella vita accettando in cambio sguazzare nella corruzione. Con la complicità di altrettanti privati, beninteso!
La prima conseguenza per chi denuncia di solito consiste nell’essere investito con fior di querele dai vari personaggi chiamati in causa. Addirittura, questo è quanto ho capito esser accaduto a Vito Sabato, succede che l’Autorità Giudiziaria, paradossalmente la stessa Autorità che sta accertando, anzi spesso ha già accertato gli illeciti, va a colpire pure chi le storture le ha portate alla luce.
C’è stata infatti una condanna in relazione a delle esternazioni pubbliche di Vito, degli sfoghi c’è da scommettere, in quanto, per usare una metafora pugilistica, nel combattimento gli è venuto da imprecare per essere ripetutamente colpito sotto la cintura.
A differenza di giornalisti come Nuzzi e Fittipaldi, anche loro appunto finiti sotto processo per il Vatileaks 2 (però almeno con il paracadute dei lauti guadagni che presumibilmente ricavano dalle copiose vendite dei rispettivi libri sull’argomento), i nostri Sabato e Giovannetti se la smazzano sostanzialmente da soli o al più con l’aiuto di poche persone solidali. Ad esempio uomini come l’avv. Franco Maurici recentemente scomparso cui, deo gratia, è stata almeno tributata proprio in questi giorni una civica benemerenza alla memoria.
Avendo con sé grandi risorse economiche e di potere, gli accusati che diventano accusatori oltre all’arma della querela ne usano però anche altre:
1. L’intimidazione (non solo psicologica, pure pratica!)
2. L’isolamento all’interno del tessuto sociale.
Quest’ultimo “effetto speciale” non è complicato da ottenere in comunità notoriamente “sfilacciate” come le nostre. In esse, un po’ come succede nelle greggi, ci sono soprattutto pecore che amano il quieto vivere. Proprio queste “pecore”, quando vedono i lupi tirar fuori i denti, tendono non a fare gruppo bensì a spingere ai margini quei membri che i lupi osano sfidarli. Qualcuno la vede come una sfida coraggiosa, tanti altri piuttosto come una sfida temeraria.
Il faro che guida certi comportamenti pecoreschi spesso non è nemmeno tanto la paura quanto l’individualismo. Anche per questo non di rado capita di vedere comportamenti simili verso gli esemplari più deboli ed ammalati della comunità. Si tende infatti ad escludere, invece di accogliere, chi è “altro” e non rispecchia i nostri abituali canoni “estetici”. Sapete perché dico estetici? Perché il metro di giudizio spessissimo è purtroppo l’apparenza invece del contenuto
Spero così di esser riuscito a spiegare per quali motivi ho inserito nella locandina la frase relativa allo “stato di salute civica delle nostre comunità”.
Per concludere, arrivando alla (mala)politica che scaturisce dal senso civico (profondamente malato) di cui abbiamo appena detto, citerò ora un ragionamento che Giovannetti scrive sul suo Blog con riferimento alla figura di Pierpaolo Pasolini. Pasolini il grande intellettuale, regista (anche del capolavoro “Uccellacci e uccellini” da cui ho tratto qualche spunto grafico giocandovi un po’ sulla locandina) ma soprattutto POETA e addirittura, me lo si passi, profeta. Perché è innegabile come le sue “profezie” sul declino morale dell’Italia si siano avverate.
Di Pasolini ricorre il 40° della morte. In circostanze ancora tutte da chiarire e sembra legate, incredibilmente, ai personaggi oggi, 2015, protagonisti di Mafia Capitale. Di Pasolini il nostro Giovannetti è indiscusso conoscitore. Ecco dunque la sua riflessione:

«Pasolini voleva processare il Palazzo, ma davvero, in un tribunale: un processo a quella Democrazia Cristiana che, ormai dimentica della sua origine popolare e contadina, trescava spiaggiata e fissa nel cono d’ombra della Chiesa, lasciando così campo libero (parole testuali di Pasolini) ad un «nuovo fascismo ben più pericoloso del fascismo storico. Quel nuovo Potere economico- finanziario che Pasolini vedeva ben simboleggiato da Eugenio Cefis, capo di Montedison e della P2, tanto da farne costante argomento nei suoi articoli “corsari” e “luterani”, molti dei quali pubblicati sul “Corriere della Sera”»

Il “cono d’ombra” in Vaticano c’è ancora, eccome! E i vari Vatileaks sono senz’altro espressione delle manovre per ostacolare i tentativi di pulizia e rinnovamento guidati da papa Francesco.
Mi concentro però soprattutto sull’altro termine evocato: “nuovo fascismo”.
Non posso che auspicare che le persone qui presenti aumentino ulteriormente, se lo ritengono, la loro attenzione ai discorsi che stiamo facendo.
Non posso infatti che sperare di trasmettervi un minimo l’idea che ormai è davvero improcrastinabile il momento di schierarsi attivamente al fianco di chi la guerra giusta (morale ma non per questo meno dura!) la sta già combattendo da tempo. Proprio come Vito e Giovanni, partigiani (termine che pronuncio a costo, immagino, di scandalizzare qualcuno) cui dovremmo almeno provare a dimostrare riconoscenza e solidarietà.

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Una Risposta to “Una serata particolare”

  1. emanuele chiodini Says:

    Grazie Giovanni, daremo seguito all’iniziativa dedicando una serata totalmente alla figura di PPP. Restando sempre in contatto…:-)

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