Castelli di sabbia

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Escavazione al ponte della Becca. La denuncia del Wwf
di Giovanni Giovannetti

Ponte della Becca. L’orizzonte delle indagini andrebbe ora allargato all’asportazione di sabbia, per aspirazione, proprio nei pressi dei piloni incriminati: un business milionario: da chi venne autorizzata? E dire che Gilberto Pacchiarotti, a nome del Wwf, per tempo avvertì dei rischi per il ponte causati dal vero oro, ovvero l’escavazione: «Ponte a rischio, bloccate gli scavi alla Becca». Lo si può leggere in una nota del 2005 all’Aipo (l’Agenzia interregionale per il fiume Po): «Le escavazioni – scrisse Pacchiarotti – riguardano tutta la barra sabbiosa esistente in prossimità del ponte della Becca. Tutti gli studi sulla dinamica fluviale di questo tratto indicano un abbassamento dell’alveo di circa 1,50 metri».
Già allora, il ponte aveva mostrato «gravi indicazioni di cedimento delle pile a causa delle eccessive escavazioni già effettuate in passato. Tanto che la viabilità locale, a causa di questi rischi, viene proibita al traffico pesante […] La barra sabbiosa rappresenta indubbiamente un parziale ostacolo al deflusso delle acque del Ticino, ma non certamente compensativo dell’abbassamento dell’alveo di un metro e mezzo. C’è il ragionevole rischio che a seguito dell’eliminazione di tali depositi, il fiume aumenti la velocità di deflusso, determinando un ulteriore abbassamento del fondo dell’alveo con possibili ripercussioni anche sulla stabilità dei ponti di Pavia. Anche le località a valle, infatti, rischiano di avere maggiori rischi di inondazioni a causa della probabile accelerazione dell’onda di piena verso il ponte De Gasperi, fra Spessa e Arena, rendendo fra l’altro obsoleti gli argini da poco elevati. […] Le escavazioni vengono effettuate per mezzo di draghe di fiume che permettono, senza alcuna possibilità di controllo, di asportare sabbia fino ad oltre una decina di metri di profondità. Ricordiamo che tuttora il ponte è in precarie condizioni di stabilità strutturale per una forte riduzione dell’appoggio dei piloni, causata dai precedenti prelievi di inerti».
Secondo Pacchiarotti, «la vera motivazione dei lavori in corso sembra essere l’attracco per barche da diporto, adesso parzialmente occluso dai depositi sabbiosi accumulati negli ultimi cinque anni. […] Le escavazioni non rispecchiano minimamente il piano di navigazione turistica approvato dall’autorità in materia».
Il piano regionale di navigazione turistica cui accennò Pacchiarotti portò alla scellerata «escavazione di 20mila metri quadrati di terreno al ponte della Becca» (lo riferì l’allora responsabile provinciale della Regione Giampaolo Ioriatti), nella prospettiva di un piano di recupero dei Navigli (mai avanzato) e la suggestione di un percorso navigabile da Locarno a Venezia (chiederemo a “Chi l’ha visto”).

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