Parte cerebrolesa

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«Adesso che si smetta di dire che si tratta di episodi isolati e che chi ha sbagliato pagherà, se le cose stanno così vuol dire che in Asm c’era un sistema per la sistematica spogliazione dell’azienda. Un sistema scelto, nominato e avallato per 5 anni dalla precedente amministrazione». Massimo Depaoli parla di “sistema” e coglie nel segno: “sistema Pavia” di privatizzazione del pubblico denaro (sottratti 25 euro a pavese, neonati inclusi); pubblici amministratori intenti a spartirsi il bottino con «operazioni fittizie che sarebbero state predisposte anche con la complicità di funzionari del Comune» (quali funzionari? bilanci comunali inveritieri? presto si saprà); uomini della Lega ladrona lì a spremere i feudi sotto controllo diretto (Chirichelli e Moro, Asm e Urbanistica sono state due tra le pietre angolari del “sistema”); “amici” e “amici degli amici” accorsi a piluccare ciò che resta, tra ricatti, minacce e le reciproche omertà di una cultura politico-clientelare-mafiosa che ammorba la pubblica amministrazione in misura ben più cospicua e attuale di quanto si è disposti ad ammettere.
Certo, caro sindaco, il contabile Antoniazzi non può aver fatto ogni cosa da solo. E indubbiamente, l’ex sindaco Alessandro Cattaneo – che incredibilmente si dichiara “parte lesa” – e quel suo branco di incapaci sono da ritenere, quanto meno, politicamente correi.
Ma questo immenso letame, lievitato come un
Blob sotto i nostri occhi, è anche un lascito schifoso del mancato controllo da parte di chi era invece tenuto a esercitarlo, opposizione inclusa. Di seguito una prima rassegna stampa, dalla “Provincia Pavese”, sul triste mercimonio. (G. G.)

Asm, quattro arresti. Chirichelli a S. Vittore di Maria Fiore
Scandalo dei 2 milioni spariti: ex presidente in manette con il suo dg Tedesi. In carcere anche Luca Filippi (Asm Lavori) e il contabile licenziato Antoniazzi

A distanza di quasi quattro mesi dall’arresto dell’ex contabile di Asm Pavia, arriva il colpo di coda delle indagini sullo scandalo dei soldi spariti dai conti della società. Ed è una sferzata che colpisce, travolgendoli, i vecchi vertici dell’azienda di via Donegani. I finanzieri si sono presentati ieri all’alba nelle abitazioni dell’ex presidente di Asm Pavia Giampaolo Chirichelli, dell’ex direttore generale Claudio Tedesi e dell’ex presidente di Asm Lavori Luca Filippi per notificare un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di peculato. Lo stesso provvedimento è stato consegnato in carcere a Torre del Gallo (dove si trova rinchiuso dal 16 ottobre) all’ex contabile di Asm Pavia, Pietro Antoniazzi. Per il gip Erminio Rizzi, che ha firmato le ordinanze, gli arresti sono giustificati dal pericolo di inquinamento delle prove e, solo per Antoniazzi, del pericolo di fuga. Gli indagati sono stati portati in istituti diversi: Chirichelli nel carcere di San Vittore e Filippi junior nel carcere di Voghera, mentre a Tedesi sono stati applicati gli arresti domiciliari nella sua abitazione. Perquisizioni, con sequestri di documenti e materiale informatico, sono state eseguite negli uffici della società di via Donegani e nelle abitazioni degli indagati. Secondo le indagini coordinate dal procuratore Mario Venditti e dal sostituto Paolo Mazza, gli arrestati avrebbero avuto un ruolo nella sparizione di oltre un milione e 870mila euro, distratti dalle casse di Asm Pavia e Asm Lavori e finiti su un conto, in una banca di Castel San Giovanni, intestato ad Antoniazzi e alla sua società Consula Srl. L’ex contabile era già finito in carcere, ma i finanzieri avevano trovato traccia di passaggi di denaro sul suo conto per circa 400mila euro. Gli accertamenti successivi dei militari del nucleo di polizia tributaria, guidati dal colonnello Cesare Maragoni, hanno permesso di ricostruire l’intera cifra. I soldi sarebbero finiti sul conto attraverso 13 note di accredito, in apparenza rivolte al Comune di Pavia ma in realtà destinate al conto di Antoniazzi. I soldi sarebbero usciti attraverso bonifici ma soprattutto assegni: titoli che portano la firma di Chirichelli, Tedesi e, per una cifra di 684mila euro, anche di Filippi junior. A spiegare il meccanismo, per l’accusa costituito da fatturazioni false e operazioni inesistenti, è lo stesso Antoniazzi durante l’interrogatorio di novembre: «Le impiegate emettavano il documento, mi facevo dare il libretto degli assegni dalla cassaforte, compilavo l’assegno per intero e poi lo portavo da Chirichelli, lui lo firmava, io tornavo in ufficio, facevo la fotocopia dell’assegno, sbianchettavo il mio nome sulla fotocopia, mettevo Comune di Pavia, rifacevo la fotocopia e la consegnavo alla contabilità». Per l’accusa, quindi, non solo Chirichelli era a conoscenza del meccanismo (avrebbe firmato assegni intestati ad Antoniazzi), ma avrebbe anche ricevuto, a detta dell’ex contabile, 450mila euro in contanti. E il resto dei soldi? Sul conto piacentino il denaro non c’è. Il sospetto è che sia finito su conti svizzeri riconducibili all’ex contabile. I finanzieri hanno già avviato rogatorie internazionali per trovarlo.

«Fatture false per sanare i bilanci» di Maria Fiore
Il magistrato: «Emerge un quadro desolante sulla gestione del denaro pubblico»

Un mare di fatture false, relative a operazioni mai eseguite, per appianare perdite e far quadrare i bilanci delle due partecipate. «Un quadro desolante sulla gestione del denaro pubblico, quello che emerge dalle indagini – commenta il procuratore Mario Venditti –. Gli sbilanci venivano occultati mediante il ricorso al più banale, efficace e truffaldino degli espedienti: la predisposizione di fatture maggiorate o per operazioni inesistenti». Le indagini, secondo il magistrato, sono la «dimostrazione della disinvoltura con cui i vertici delle due partecipate hanno gestito la contabilità e i bilanci delle società, utilizzate come una sorta di camera di compensazione per aggiustare i conti dell’amministrazione del Comune di Pavia». Il riferimento è a operazioni fittizie che sarebbero state predisposte anche con la complicità di funzionari del Comune, ma su questo possibile sviluppo delle indagini il procuratore non rilascia dichiarazioni. Nell’ordinanza di custodia cautelare, tuttavia, Antoniazzi parla del meccanismo degli storni di fatture, soprattutto relative al “verde”, emesse da Asm Pavia nei confronti del Comune: «Il Comune di Pavia ci ha chiesto di stornargli delle fatture molto vecchie, 2002, 20023, 2004, 2005 e 2006, perché non avevano più su quel capitolo di spesa soldi a sufficienza». Lo stesso meccanismo sarebbe stato applicato alle partecipate. Per Asm Lavori, secondo l’accusa, si chiese ad Antoniazzi di “aggiustare” la perdita di 500mila euro del 2013, «perché a giugno c’erano le elezioni». Solo i conti in ordine, inoltre, e i “buoni risultati” potevano giustificare i premi ai dirigenti.

Il manager leghista avrebbe intascato 450mila euro

Giampaolo Chirichelli (59 anni), manager sostenuto dalla Lega, che lo aveva anche candidato nel 2000 a sindaco di Pavia (vinse poi Albergati), è stato presidente di Asm Pavia dal 2009 al 2015. La procura di Pavia gli contesta di avere firmato alcuni bonifici e assegni bancari in cui compariva come beneficiario il contabile di Asm Pavia (poi licenziato) Pietro Antoniazzi. A metterlo nei guai, oltre alle firme, sono anche le dichiarazioni dello stesso responsabile finanziario, che nell’interrogatorio di novembre aveva spiegato ai magistrati di avere dato a Chirichelli circa 450mila euro in contanti: 40mila euro nel 2012, 180mila euro nel 2013, 215mila nel 2014.

Direttore nei guai per le firme sui bonifici

Claudio Tedesi (56 anni), ingegnere di origine lodigiane, è stato direttore generale di Asm Pavia dal 2010 fino alla fine del 2015, quando è stato licenziato dal presidente Duccio Bianchi. A Tedesi la procura di Pavia contesta il concorso nel peculato: sarebbe sua la firma su alcuni bonifici e assegni intestati ad Antoniazzi. Tedesi, che si trova ai domiciliari, era già finito agli arresti per presunte irregolarità nella bonifica dell’ex Sisas di Pioltello. Tedesi era uscito assolto, invece, dal processo relativo alla bonifica dell’area ex Montedison a Milano Rogoredo. Era rimasto coinvolto anche nell’indagine sulla cosiddetta “Parentopoli” di Asm Vigevano, di cui è stato direttore generale dal 2002 fino al 2012.

A Filippi junior contestati assegni per 680mila euro

Luca Filippi (45 anni, nella foto) ex presidente di Asm Lavori e fino all’autunno del 2014 consigliere di Asm Pavia, è stato colpito dall’ordine di arresto mentre si preparava per il processo sull’uso della carta di credito della società a fini personali. A quella contestazione, che lo aveva portato in carcere nella primavera del 2015 e per la quale è prevista la prima udienza il 16 febbraio, ora si aggiunge l’accusa di avere messo la firma su assegni relativi a otto note di credito, per un importo di circa 680mila euro, intestati a Pietro Antoniazzi e alla società Consula Srl, riconducibile all’ex contabile di Asm Pavia. Filippi junior, accusato di peculato, è stato portato nel carcere di Voghera.

Il ragioniere è già in cella da tre mesi

Pietro Antoniazzi, 51 anni, contabile di Asm Pavia dal 2011 al settembre del 2015, quando fu licenziato dai vertici della società, è il personaggio-chiave dell’inchiesta. Antoniazzi, di origini piacentine, era stato arrestato il 16 ottobre scorso, dopo che era esploso lo scandalo della sparizione di 1,8 milioni dai conti di Asm Pavia. L’ammanco era emerso da alcune verifiche interne agli uffici e aveva spinto i nuovi vertici della società a presentare un esposto in procura. I finanzieri si erano attivati e avevano trovato traccia di due note di accredito, versate con bonifici bancari, su un conto aperto alla banca di Castel San Giovanni, intestato proprio ad Antoniazzi. Le verifiche successive hanno permesso di ricostruire i flussi di denaro relativi alla cifra totale di quasi due milioni di euro. Antoniazzi, che si trova in carcere a Torre del Gallo da oltre tre mesi, ha rilasciato dichiarazioni utili alle indagini in due interrogatori. Per due volte, tuttavia, gli è stata negata la libertà.

Depaoli: «Il Comune sarà parte civile nel processo» di Linda Lucini
L’attacco del sindaco: «Ora nessuno può più dire che si trattava di casi isolati. Era in atto un sistema per spogliare l’azienda: rubati a ogni pavese 25 euro»

«Adesso che si smetta di dire che si tratta di episodi isolati e che chi ha sbagliato pagherà, se le cose stanno così vuol dire che in Asm c’era un sistema per la sistematica spogliazione dell’azienda. Un sistema scelto, nominato e avallato per 5 anni dalla precedente amministrazione. Ovviamente come Comune ci costituiremo parte civile». Il sindaco Massimo Depaoli è sconcertato di fronte ai nuovi arresti. Ad ogni domanda risponde allargando le braccia, come se si sentisse impotente di fronte a ciò che man mano vede emergere dall’inchiesta: «In tutta Asm non c’era un bilancio preventivo, è chiaro che in un marasma del genere i margini di manovra erano altissimi. In azienda nessuno parlava, anche se dall’esterno segnali venivano mandati. Non possiamo certo dire che quest’inchiesta è del tutto inaspettata». E poi Depaoli non smette di ripetere la cifra al centro dell’indagine: «Quali altri servizi avrebbe potuto avere la città con quel milione e 800mila euro spariti da Asm? Sono soldi dei cittadini: se li dividiamo per ogni abitante sono 25 euro a testa, bambini compresi». «Questa vicenda conferma i sospetti che avevamo sulla cattiva gestione di Asm – commenta il nuovo presidente di Asm Duccio Bianchi – Ci auguriamo che la magistratura risolva la questione e metta davvero un punto a capo. Purtroppo l’impatto di quest’indagine è forte sul lavoro quotidiano di Asm, soprattutto in alcuni settori gravati con attività di supporto che, seppur onerose, facciamo volentieri collaborando con la magistratura». L’assessore alla Partecipate Giuliano Ruffinazzi è netto: «E’ chiaro che l’arresto dei vertici sia amministrativi sia politici getta un grave e pesante sospetto sulla responsabilità della politica in merito alle scelte e alle nomine di questi 5 anni. Nessuno vuol trarre conclusioni anticipate, tuttavia questo è il terzo intervento della magistratura riguardo ad Asm» . Ma possono sparire nel nulla 2 milioni di euro senza che nessuno in Comune se ne accorga? «Qui non arrivava nessuna informazione, neppure i verbali del cda . Quando siamo arrivati abbiamo dovuto ricostruire 5 anni di verbali e di attività» Sulla vicenda interviene anche il segretario del Pd Stefano Ramat: «Esattamente un anno fa l’amministrazione Depaoli estrometteva dalla gestione della cosa pubblica le persone oggi protagoniste delle cronache. Persone nominate dalla giunta Cattaneo con legami strettissimi con tutte le componenti della maggioranza che sorreggeva quella amministrazione. Piena fiducia nella magistratura e nessun dato di fatto gino all’ultimo grado di giudizio, ma giornate come queste gettano delle profonde ombre su quelle componenti politiche, tutte del centrodestra, a cui i soggetti arrestati dicevano in modo chiaro anche sulla stampa di rispondere». Infine Giuseppe Polizzi (M5S) chiede alla giunta Depaoli di procedere in tempi rapidi a un controllo a tappeto sui conti di tutte le società partecipate dal Comune di Pavia: «Questa ennesima vicenda – spiega il consigliere di opposizione – è un’ulteriore dimostrazione della necessità di un deciso cambio di rotta nelle modalità di nomina e di controllo dei vertici delle partecipate. La giunta Depaoli, purtroppo, aveva preferito dare continuità al vecchio sistema, incurante dei rischi ad esso connessi» .

Cattaneo: «Io sono parte lesa» di Linda Lucini
Centinaio: «Raggirati da chi aveva la nostra fiducia, chiedo scusa ai pavesi»

«Mi sento di dire che il Comune che rappresentavo ne esce come parte lesa, noi prendiamo schizzi che non meritiamo». L’ex sindaco Alessandro Cattaneo (Forza Italia) cerca di farsi da parte dopo l’ondata di arresti che ha portato in carcere i vertici da lui messi a guidare Asm: «Li abbiamo nominati in una logica di maggioranza, mi spiace che venga offuscato il lavoro fatto. Mi pare ingeneroso liquidare come tutto negativo: un conto sono le truffe, un conto il resto. Ripeto io parlo da vittima. E poi nel cda di Asm ad avere una funzione di controllo c’era un consigliere del Pd, così come c’erano i revisori dei conti». Gian Marco Centinaio (Lega) pur dichiarandosi garantista, si schiera sulla linea di chi sbaglia paga: «Innanzitutto chiederei alla magistratura di essere più veloce possibile perchè servono certezze di colpevolezza, ma se sarà così Giampaolo Chirichelli è fuori dalla Lega. Non solo: mi prenderò la responsabilità di chiedere scusa ai pavesi per aver presentato il suo nome anche perchè da parte nostra ci sentiamo raggirati da una persona in cui avevamo fiducia». Sulla stessa linea il consigliere del Carroccio Matteo Mognaschi: «Vogliamo che i magistrati vadano fino in fondo e, se qualcuno ha utilizzato la Lega per fare illeciti, va subito messo da parte. Mi sembra più che doveroso un provvedimento di sospensione di Chirichelli dalla Lega in attesa di capire come evolverà questa vicenda. Una richiesta che io avanzerò già stasera nel direttivo cittadino». «Non condanno nè assolvo, aspetto le risultanze del lavoro della magistratura – spiega il segretario provinciale Roberto Mura – Ad ogni modo ho subito informato Matteo Salvini e Paolo Grimoldi dell’arresto di Chirichelli». Cristina Niutta (Scelta Civica), assessore poi dismessasi proprio sul caso Asm spara: «La precedente amministrazione ha abdicato al proprio compito di indirizzo e controllo rispetto alla sua più importante società. Questo lo ammette lo stesso Cattaneo nella relazione consiliare da lui sottoscritta. Oggi, se il quadro accusatorio verrà confermato, capiamo come il cda di Asm Pavia utilizzava il suo essere svincolato da controlli politici. Ora si guardi al futuro. Si cerchi di recuperare il maltolto alla città e si mettano in atto azioni per impedire che fatti del genere si possano ripetere. Vanno ridotte drasticamente il le società partecipate, troppo spesso usate come poltronifici e luoghi di esercizio del clientelismo più sfrenato».

L’ascesa e la caduta del manager leghista di Fabrizio Merli
La carriera di Chirichelli da Pavia fino ai vertici di Finlombarda

Leghista praticante, ma non credente. Dovendo riassumere Giampaolo Chirichelli, questa è la prima definizione che si affaccia alla mente. Parlando con chi ha consumato le suole delle scarpe nei corridoi di palazzo Mezzabarba o a piazza Italia, nessuno ricorda un’uscita “forte” di Chirichelli, una sparata contro i “terroni”, un cappio sventolato. Nulla. Chirichelli viene al più descritto come un tecnico abile nel “fare surf” sulle onde che, in oltre vent’anni, hanno attraversato il movimento nato dalle discussioni tra Umberto Bossi e l’imprenditore di Redavalle, Franco Castellazzi. Giampaolo Chirichelli nasce il 21 marzo 1957 a Pavia. Si diploma in ragioneria al Bordoni, si laurea in Economia a Pavia e dal 22 ottobre 1990 è iscritto all’ordine dei dottori commercialisti. La prima istantanea sui banchi della politica è del 1993. Anno storico, per la Lega pavese. Il Carroccio si prende il Comune, con il sindaco Rodolfo Jannaccone Pazzi, e la Provincia, con il presidente Enzo Casali. Chirichelli è assessore al bilancio in piazza Italia. Ha intuito per tempo che ai lumbard servono quadri di alto profilo e giocherà quasi tutta la sua carriera politica su questo registro. Nel 1997, Casali lascia il posto al forzista Silvio Beretta. L’anno prima, nel ’96, a palazzo Mezzabarba era stato eletto un medico proveniente dall’esperienza al quartiere Pavia storica: Andrea Albergati. All’amministrazione di centrosinistra, Chirichelli fa un’opposizione attenta, senza sconti, soprattutto sui temi economici. Nel frattempo, Chirichelli lavora anche ad ampliare la propria forza professionale. Ha un bellissimo studio in largo Panizza condiviso con la moglie, l’avvocato Amarillide Sempio, esponente di una delle più ricche famiglie della borghesia lomellina. Vola spesso a Dubai, a Mosca, a Londra per affari. Un giorno, a un amico, confida: «Voglio conseguire il brevetto per pilotare gli aerei da turismo, così posso andare a prendere l’aperitivo all’isola d’Elba». Poi, con un velivolo decollato dall’aeroporto di Rivanazzano, sorvola il Ticino e la città di Pavia a quota talmente bassa che le autorità di controllo dello spazio aereo sono costrette a intimargli di evitare voli “radenti” sui centri abitati. Gli affari vanno bene. Quando viene pubblicato il suo nome tra i maggiori contribuenti confida: «Che soddisfazione essere davanti a Tremonti». Ma la politica gli somministra un primo, amaro calice. Nel 2000, il sindaco uscente Albergati si presenta alle urne per il bis. Il centrodestra decide di contrapporgli proprio Chirichelli. A Pavia arrivano i nomi di maggiore peso del centrodestra nazionale, da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi per sostenere il commercialista pavese nella scalata al palazzo. Ma l’onda della Lega ha perso il vigore del 1993. Al ballottaggio, il 30 aprile 2000, il commercialista con il fazzoletto verde nel taschino si ferma al 42,3 per cento, lasciando strada all’Albergati bis, con il 57,6 per cento. Una mano perfida verga una scritta a vernice in piazza del Carmine: «Chirichelli, ciapa sù». Lo scivolone alle comunali non è inutile. Chirichelli comprende che si può esercitare potere senza essere, necessariamente, sotto ai riflettori. Il suo curriculum parla chiaro. diventa vice presidente di Isa Spa (l’Istituto per lo sviluppo agroalimentare) e, poi, presidente del consiglio di gestione di Finlombarda, la “cassaforte” di Regione Lombardia. Una società pubblica che gestisce contributi alle aziende per 3,5 miliardi di euro l’anno. Frequenta le riunioni di via Bellerio, anche se racconta di avere informazioni più utili dall’autista di Bossi che dai vertici del Carroccio. Colleziona incarichi molteplici, fa il curatore fallimentare e liquidatore per società di primo livello. Nel 2010, da presidente di Finlombarda, propone l’unificazione delle finanziarie regionali di Lombardia, Piemonte e Veneto. Nel frattempo, a Pavia, Albergati ha consegnato la poltrona di sindaco a Piera Capitelli ed è andato a occupare la presidenza di Asm. Quando, con una “congiura di palazzo”, la sindaca di centrosinistra viene detronizzata, l’onda della Lega Nord torna a gonfiarsi e ad esercitare il suo richiamo sul commercialista. È il 2009, si vota e i pavesi scelgono il volto nuovo di Alessandro Cattaneo, felice intuizione del faraone Giancarlo Abelli. Forza Italia si prende il municipio, alla Lega va l’Asm e Chirichelli ne diventa presidente. Per diverso tempo, Cattaneo è soddisfatto. I bilanci di fine anno sono positivi. Dall’azienda di via Donegani non esce mezza informazione. Chi chiede notizie all’addetto stampa, Renzo Cavioni, viene a sapere solo che «Asm è una società per azioni e quindi c’è il segreto industriale». Ma ancora una volta, il “surfer” Chirichelli scavalla la cresta dell’onda e inizia la discesa. Il primo segnale arriva da Walter Veltri, consigliere di “Insieme per Pavia” e dal blogger ed editore Giovanni Giovannetti. Chiedono perchè il presidente e buona parte del Cda si siano assegnati un rimborso spese forfettario da 2.500 euro al mese. Cattaneo dice di non saperne nulla, Chirichelli spiega di avere viaggiato come Marchionne per piazzare i bond di Linea group, la holding alla quale appartiene Asm Pavia. Alla fine, senza clamore, capitola e restituisce circa 57mila euro. Ma il vento, ormai, spira da un’altra parte. In giunta, l’assessore alle partecipate, Cristina Niutta, chiede conto al sindaco dell’opacità di Asm, un mondo nel quale nemmeno l’assessore riesce ad entrare. Raccontano che, in una riunione, Chirichelli apra la mano mostrando le dita dal pollice al mignolo. “Cinque”, come i cinque consiglieri comunali che la Lega ha a palazzo Mezzabarba. Più che sufficienti per far cadere la giunta. E Cattaneo cede, togliendo le deleghe all’assessore Niutta e, successivamente, cambiando incarico anche alla dirigente dei servizi finanziari, Daniela Diani, che iniziava a manifestare serie perplessità sui rimborsi spese e sui conti in generale. La data che fa da spartiacque in tutta questa vicenda è il 9 giugno 2014. Contro tutti i pronostici, Massimo Depaoli diventa sindaco per il Pd e il centrodestra passa all’opposizione. Chirichelli, però, non molla. Come un soldato giapponese si “barrica” nella sede di via Donegani. Al sindaco, che dice esplicitamente di non avere più fiducia in lui, ribatte in un’intervista di “rispondere soltanto alla Lega”. È una guerra di trincea e Depaoli riuscirà a sfrattare il Cda nominato da Cattaneo solo l’11 febbraio 2015. Nel frattempo, intorno al commercialista iniziano i crolli. Si scopre che Asm lavori ha chiuso il bilancio con una perdita di 600mila euro. Luca Filippi Filippi, ex componente del Cda di Asm ed ex presidente di Asm lavori, viene arrestato con l’accusa di avere speso i soldi pubblici dell’azienda per vacanze e spese personali. Il sindaco Depaoli e il nuovo presidente di Asm, Duccio Bianchi, dicono di avere scoperto che dai conti dell’ex municipalizzata mancano 1,8 milioni di euro e portano tutte le carte in procura. Viene arrestato Pietro Antoniazzi, ex direttore finanziario di via Donegani, con l’accusa di avere dirottato i soldi della partecipata su un suo conto personale tramite una serie di assegni firmati dallo stesso presidente. Chirichelli dice che ogni mattina firmava decine di documenti. La procura non la pensa così. E l’onda si infrange.

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