Pasolini compie 94 anni

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di Giovanni Giovannetti

Il 5 marzo è il compleanno di Pasolini. Lavorando a un libro su di lui, sono da mesi quasi costantemente in sua compagnia. Assieme abbiamo ripercorso alcuni tra i momenti più tristi della storia di questo nostro logoro Paese. Anni che vanno da romanzi come Ragazzi di vita (gli stessi delle grandi speculazioni immobiliari demovaticane e dei servizi segreti golpisti e bombaroli fuori da ogni controllo istituzionale) all’incompiuto Petrolio, un acclarato e misconosciuto affondo sul nuovo Potere piduista, stragista e più che fascista. Avrei pensato di cavarmela aggiornando in poche righe un precedente libro su di lui, scritto a quattro mani con Carla Benedetti. Invece sono andate progressivamente lievitando le connessioni tra i suoi testi (Scritti corsari e Petrolio in particolare) e la storia italiana, sommersa, reale eppure non ancora assunta di quegli anni, ahinoi così attuali.
Sabato 5 marzo alle ore 17 ne parlerò alla Biblioteca comunale di Novate Milanese; e il giorno dopo, alle ore 20.30, al Tammitu di Mogliano Veneto, patria di Giuseppe Berto, in una serata-concerto su Pasolini, Petrolio e Mattei.

Ci sono posti infami, dove madri e bambini
vivono in una polvere antica, in un fango d’altre epoche.
Proprio non lontano da dove tu sei vissuto,
in vista della bella cupola di San Pietro,
c’è uno di questi posti, il Gelsomino…
Un monte tagliato a metà da una cava, e sotto,
tra una marana e una fila di nuovi palazzi,
un mucchio di misere costruzioni, non case ma porcili.
Bastava soltanto un tuo gesto, una tua parola,
perché quei tuoi figli avessero una casa:
tu non hai fatto un gesto, non hai detto una parola.
Non ti si chiedeva di perdonare Marx! Un’onda
immensa che si rifrange da millenni di vita
ti separava da lui, dalla sua religione:
ma nella tua religione non si parla di pietà?
Migliaia di uomini sotto il tuo pontificato,
davanti ai tuoi occhi, son vissuti in stabbi e porcili.
Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.

Pier Paolo Pasolini, A un papa
(in La Religione del mio tempo, 1961)

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