Nell’immensità

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Ieri Johan Cruijff è morto. Viva Johan Cruijff

Sarà stato il 1971. Quindicenne, mi trovavo ad Amsterdam, felice e squattrinato, reduce dai ne-fasti calcistici pavesi: un anno da ala sinistra nella squadra allievi degli Aquilotti in Borgo e qualche comparsata nella squadra juniores: juniores regionali: si giocava contro Milan, Atalanta, Brescia, Fanfulla… (e come dimenticare Atalanta-Aquilotti 1 a 2, reti di De Santi e Giovannetti; e come dimenticare la presenza in squadra di Zanoli, poi in serie B con il Como…)
Ero ad Amsterdam, dicevo, e l’Ajax era campione d’Europa. Di pomeriggio in bus, da piazza Dam andavo al vecchio stadio; lì fuori, sopra una zolla (non era un campo di calcio, era proprio una zolla verde) i campioni d’Europa tenevano le loro sedute di palleggio e, a seguire, la partitella defatigante sette contro sette tra la gente, poiché chiunque poteva sedersi a bordo-zolla e gustarsi lo spettacolino. Di più: poteva essere che un quindicenne qualunque arrivasse a tirare di calcio e non di coca col Pelè bianco, o con altri comuni immortali di nome Repp, Neeskens, Suurbier… Altro calcio, altra filosofia di sport e di vita.
Ciao Grande Johan. Giuàn ti serba in cuore. (G. G.)

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