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Il referendum è uno degli strumenti con i quali la Costituzione prevede che il popolo eserciti la propria sovranità. Grazie al referendum abrogativo, noi, il popolo, possiamo incidere direttamente sull’ordinamento senza l’interposizione di coloro che, sempre più spesso, non percepiscono l’onere e l’onore di rappresentarci.
Il Governo, che sopravvive grazie alla fiducia di un Parlamento eletto con una legge dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale e sostenuto dalla maggioranza più trasformista della storia repubblicana, invita, con proclami di craxiana memoria, i cittadini ad astenersi e auspica il fallimento del referendum del 17 aprile. Quello stesso Governo che, alla luce dei fatti più recenti, protegge gli interessi di multinazionali, lobby, parenti e amici, ora vorrebbe negare agli italiani la possibilità di esprimersi sulle politiche energetiche, sui beni naturali, sulla salute pubblica e, in generale, sul futuro di questo Paese.
Il Governo ha paura del confronto e delle proprie ragioni, e – più che agli interessi del Paese – bada agli interessi dei petrolieri che pagano all’Italia le royalty più basse d’Europa, e senza vergogna alcuna arriva al punto di svilire la più alta forma di democrazia diretta prevista dalla Costituzione.
Da anni l’intera comunità scientifica mondiale denuncia la gravità del cambiamento climatico, Papa Francesco con l’enciclica Laudato Si’ ha lanciato un enorme e disperato grido d’allarme, alla Cop21 di Parigi 190 capi di Stato e di Governo hanno riconosciuto l’urgenza di intervenire e hanno preso impegni a partire da un immediato taglio dei finanziamenti alle famigerate fonti fossili. Sebbene troppo lentamente, l’Europa e il mondo cominciano ad attuare politiche virtuose.
L’Italia, grazie ad un Governo fossile che considera un optional la corrispondenza tra dichiarazioni ed azioni, persevera a distruggere i territori, a riscaldare un pianeta che soffoca sempre più, ad impoverire intere regioni, a infestare il Paese incurante del conto di tumori e patologie.
Dopo aver ridotto all’osso i tempi per la campagna informativa, previsto un’unica giornata di voto alla modica spesa di 300 milioni di Euro (evitabili se si fosse potuto votare in giugno con le amministrative), ora il Governo, d’intesa con le multinazionali, ci racconta che il referendum è inutile, ci tratta come ignoranti incapaci di comprendere e di decidere il proprio futuro e i partiti che lo sostengono fanno una vergognosa campagna per scongiurare il primo confronto con gli elettori. Il fallimento del referendum garantirebbe unicamente la vittoria per quella politica che tanto disprezziamo e legittimerebbe il rapporto malato tra potere e profitto a scapito di un Paese ridotto sempre più alla classica bad company.
Per queste ragioni domenica 17 aprile andremo a votare, affermando con un convinto SÌ il nostro desiderio di aspirare ad un futuro sostenibile, alla tutela dell’ambiente e dei beni comuni, alla riaffermazione del nostro essere cittadini e dei nostri diritti. Per queste ragioni sogniamo un “mare di sì”, perché il 17 aprile ogni “sì” rappresenterà un riscatto cittadino e la volontà di riaffermare quella sovranità del popolo prevista dalla Costituzione.

Edoardo Gandini, Giovanni Giovannetti, Paolo Ferloni, Pier Francesco Damiani, Elio Veltri, Carmen Silva Valter Veltri, Cesare Vitali Dalla Mariga, Alessandro Arrigo

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