Piano Solo

by

di Giovanni Giovannetti

La testimonianza del “pavese” Provino Salvaneschi –  ex ufficiale dell’Aeronautica militare, oggi ottantenne – su un “Piano Solo” prima del “Piano Solo”, ovvero il progetto di un colpo di Stato militare nel 1962, poi rientrato, fautore il capo del Sifar generale Giovanni De Lorenzo. All’ora x, numerosi «politici di sinistra, alti funzionari, magistrati, dirigenti d’azienda sarebbero stati deportati nella base interforze di Decimomannu in Sardegna a bordo di aerei C119», cortesemente offerti dall’Aeronautica militare.

Il 27 giugno 1968 muore di morte violenta il colonnello dei Servizi Renzo Rocca, vittima di un finto suicidio a Roma. Lo stesso anno sul periodico “Mondo d’oggi” Mino Pecorelli mise in relazione la morte di Rocca con quella del presidente dell’Eni Enrico Mattei; verrà fermato col versamento di 50 milioni, subordinati alla chiusura del giornale. Ottenuto il congedo, Rocca stava svolgendo indagini sulla morte di Mattei per conto del presidente della Fiat Vittorio Valletta. La prova del guanto di paraffina sulla mano di Rocca che, secondo la versione ufficiale, si sarebbe sparato, diede esito negativo.
Il colonnello era stato il collettore dei “contributi” anticomunisti dal mondo industriale (in cambio di commesse militari e licenze d’esportazione d’armi). Deponendo il 15 febbraio 1967 di fronte alla Commissione d’inchiesta Beolchini sugli illeciti dossier del Sifar (i Servizi segreti italiani del generale Giovanni De Lorenzo), Rocca aveva riferito sugli stretti rapporti di amicizia e mutuo soccorso tra Eugenio Cefis e il generale golpista e “gladiatore” Giovanni Allavena, tessera P2 n. 1615 nonché fiduciario del capo del Sifar generale De Lorenzo, da cui nel 1965, dopo Egidio Viggiani, aveva ereditato il Sifar; amicizia cominciata quando erano allievi all’accademia militare di Modena (con Cefis al timone, il fratello di Allavena divenne concessionario Eni).
Il servizio di intercettazione abusiva del dossieraggio Sifar dipendeva dal generale piduista: 157.000 fascicoli illegali tra il 1959 e il 1966 su politici, militari, ecclesiastici, scrittori (anche Pasolini!), giornalisti, sindacalisti. I dossier finivano in copia alla Cia, a cui il Sifar e De Lorenzo di fatto rispondevano.
I colonnelli Rocca e Armando Lauri dissero ai commissari anche del presunto colpo di Stato Pacciardi del 1960, che prefigurava il trasferimento del capo dello Stato Giovanni Gronchi dalla tenuta presidenziale di San Rossore alla Corsica.
Secondo l’ex ufficiale dell’Aeronautica militare Provino Salvaneschi, quanto si sa sul Piano Solo sarebbe «una mistificante parodia» poiché il vero Piano Solo – voluto dal Presidente della Repubbilica Antonio Segni e abbozzato nel 1962 – intendeva fronteggiare un eventuale colpo di Stato comunista sostenuto da forze armate dell’Est: «Nel giugno 1962 venni avvicinato dal tenente colonnello Agostino Buono [uno dei pretoriani del generale Giovanni De Lorenzo al Sifar] che mi affidò la pianificazione esecutivo-operativa di un Piano per la difesa dello Stato. Abitavo a Roma in via Ascanio Rivaldi 30, quartiere Monteverde, proprio sopra l’appartamento del parlamentare comunista Giancarlo Pajetta, una casa assai frequentata da esponenti del partito come Emanuele Macaluso e Miriam Mafai. Così come per altri dirigenti comunisti, anche il telefono di Pajetta era sotto controllo del Sifar [senza alcun mandato da parte della Magistratura]. Il Piano Solo prevedeva l’immediato trasporto alla base di Decimomannu in Sardegna (a bordo di due aerei C119 dell’Aeronautica militare pronti al decollo da Ciampino) di almeno 60 tra politici di sinistra, alti funzionari, magistrati, dirigenti d’azienda… il loro elenco veniva costantemente aggiornato. Segretezza e fattore sorpresa erano fondamentali: in 40-45 minuti avremmo potuto imbarcare gli “ostaggi” sui C119, come da accordi tra De Lorenzo del Sifar e il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Aldo Remondino.
Era questo il Piano, da noi detto Piano Solo, poiché stava in piedi da solo. All’ora x, tutto sarebbe avvenuto in modo coordinato, senza clamore».
Salvaneschi ricorda anche le schedature: «Era sufficiente avere qualche parente iscritto al Pci per vedersi precluso l’accesso alla carriera militare, e per sposarsi occorreva il nulla osta: bastava che la promessa sposa avesse un parente iscritto al Pci e il nulla osta veniva negato».

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