Tre martiri

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Ferruccio Ghinaglia, Giovanni Salvadeo, Eliseo Davagnini

La fotografia di Luigi Moisello riprende l’imponente corteo che a Pavia accompagna Ferruccio Ghinaglia, nell’aprile 1921, lungo corso Garibaldi fino al cimitero.
Il giovane comunista cremonese venne ucciso dai fascisti all’uscita del ponte coperto in Borgo Ticino a Pavia la sera del 21 aprile 1921, là dove lo ricorda un monumento. Come ha scritto Clemente Ferrario in Operai e contadini (Effigie, 2004), Ghinaglia «era un giovane buono, aperto, umanissimo, e i pavesi non sanno darsi pace per non aver saputo difendere la sua promettente giovinezza»
. Il giovane studente arriva a Pavia diciottenne, nel 1917, vincitore di una borsa di studio presso il Collegio Ghislieri. Richiamato alle armi, riprende gli studi nel 1920 e subito assume la direzione della Federazione giovanile socialista, sempre più chiaramente inquadrata nella frazione comunista del partito. Dirigente di grande prestigio e popolarità, Ghinaglia è vicino alle posizioni di “Ordine Nuovo”, il settimanale torinese di Antonio Gramsci. È assai attento alle organizzazioni sindacali e alle loro battaglie: quando si chiude il grande sciopero bracciantile lomellino con il concordato di Mortara del 21 aprile 1920, nasce il “fiduciario d’azienda”. Questa figura, legata all’idea ordinovista del “consiglio di fabbrica”, è certamente voluta da Ghinaglia. Con la scissione di Livorno il giovane studente del Ghislieri ha un ruolo di primo piano nel nuovo Partito comunista. Ma i tempi sono cambiati e nei primi mesi del 1921 lo squadrismo agrario-fascista è all’attacco. Ghinaglia proclama la necessità di una ferma resistenza. La sera del 21 aprile 1921, lascia la Casa del popolo per recarsi a un’assemblea della cooperativa di Borgo Ticino, ma appena varca il ponte un agguato fascista lo uccide.
Ghinaglia non fu l’unico martire. «Tutte le sere da Mortara partono camions carichi di uomini armati, che indossano la camicia nera e impugnano i gagliardetti neri con il teschio e le tibie incrociate», scrive Clemente Ferrario: «A uno a uno, tutti i paesi circostanti sono colpiti da incursioni rapidissime, che non incontrano alcuna resistenza. La tecnica è sempre la stessa: si circonda, nel cuore della notte, la casa del “capo” locale, sia esso il sindaco socialista, o il capolega, o il segretario della sezione comunista, o il presidente della cooperativa; lo si invita sotto pena di morte a uscire, gli si impone di dimettersi, lo si “bandisce” per sempre dal paese. Molti si piegano, altri scelgono la via dell’emigrazione, altri ancora resistono e pagano con la vita il loro coraggio. Tra questi i capolega di Tromello Giovanni Salvadeo, ucciso sulla soglia di casa a colpi di mazza, sotto gli occhi della moglie e dei figli. Talvolta si fa irruzione nella Casa del popolo per percuotere selvaggiamente chi vi si trova, per bruciare le suppellettili in strada, per sfasciare le botti di vino nelle cantine». Nel febbraio 1922 i fascisti assaltano la coopertiva di Mezzano di San Martino, uccidendo il socialista Eliseo Davagnini.
Ancora Ferrario: «L’offensiva squadrista, una vera e propria guerra di movimento, fa le sue prime prove contro le leghe contadine, contro le quali soprattutto è diretta. Ma presto raggiunge la città. La stessa Pavia, dove la sera del 21 aprile 1921 è assassinato Ferruccio Ghinaglia. Lo studente del collegio Ghislieri, fautore di una decisa resistenza ai fascisti, parlando in Borgo Ticino due sere prima della sua morte, ha chiamato intorno a sé i giovani del rione, con i quali ha atteso e attaccato lungo l’argine del fiume, un camion di squadristi di ritorno da una delle loro scorrerie. Colti di sorpresa, gli squadristi hanno dovuto abbandonare il loro mezzo, disperdendosi precipitosamente. Il mattino seguente, all’Università, Ghinaglia è minacciato da un gruppo di studenti fascisti per quanto è accaduto la sera prima. La vendetta fascista lo raggiunge la sera del 21 aprile, all’uscita del Ponte coperto siul Ticino, dalla parte del Borgo. Pavia dà una forte risposta al terrorismo fascista con una grande partecipazione ai funerali dello studente. La città è ferma. I negozi abbassano le saracinesche in un’atmosfera di commozione e di sgomento. Ghinaglia era un giovane buono, aperto, umanissimo, e i pavesi non sanno darsi pace per non aver saputo difendere la sua promettente giovinezza».

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Una Risposta to “Tre martiri”

  1. Aldebaran, il Saltuario di Informazione Says:

    […] ciò che a partire dal 1919 le forze reazionarie le avevano strappato con violenza anch’essa vigliacca, ovvero squadrista: […]

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