La controriforma

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Io voto NO
di Walter Veltri

Recentemente è stata definitivamente approvata la riforma Costituzionale, voluta da Renzi, che modifica diversi articoli dell’attuale Carta; tra questi: l’elezione della Camera e del Senato, le funzioni delle Camere, l’elezione del Presidente della Repubblica, l’elezione dei giudici della Corte Costituzionale, il titolo V della Costituzione che disciplina la competenza dello Stato e delle Regioni, le leggi di iniziativa popolare e il referendum.
E’ opportuno esaminare i singoli aspetti.

Elezione della Camera dei Deputati

I componenti resteranno 630. L’elezione avverrà con le modalità previste dalla legge elettorale “Italicum”. Essa dispone che alla lista che ottiene il 40% dei voti viene assegnata la maggioranza assoluta (340 deputati).
Se nessun partito raggiunge questa percentuale andranno al ballottaggio le due liste che hanno ottenuto più voti; non sono previsti apparentamenti con altre liste.
La lista che vince, pur avendo ottenuto soltanto il 25% dei voti al primo turno, si vede assegnata il 54% dei parlamentari.
Per avere rappresentanti bisognerà raggiungere il quorum del 3%. L’Italia sarà suddivisa in cento collegi i cui capilista verranno automaticamente eletti mentre gli altri dovrebbero essere eletti in base alle preferenze ricevute. Ma potrebbe non essere così in quanto i capilista, potendosi presentare in dieci collegi, determineranno l’elezione del secondo classificato indipendentemente dei voti di preferenza ricevuti.
Dunque l’“’Italicum” ripropone gli stessi meccanismi del “Porcellum” già dichiarati incostituzionali dalla Corte Costituzionale.
Oltre al “Porcellum” nella storia d’Italia soltanto altre due leggi elettorali avevano previsto il premio di maggioranza. La prima, nel 1924, fu la legge Acerbo (dal nome del deputato che la propose). Questa legge assegnava il premio di maggioranza al partito che avesse ottenuto il 25% dei voti. Naturalmente Mussolini vinse in quanto le elezioni si tennero in un clima di violenza. Non bisogna mai dimenticare che la Costituzione è il frutto delle guerra Partigiana che ha portato alla Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista. È per questo motivo che l’ANPI nazionale si è decisamente schierato contro questa riforma.
L’altra legge che prevedeva il premio fu la cosiddetta legge “truffa” del 1953, decisamente avversata dalle sinistre, PSI e PCI, che assegnava il premio di maggioranza alla lista o alla coalizione di liste che avrebbero ottenuto il 50,1%: cioè la maggioranza assoluta. Rispetto all’Italicum, la legge “truffa” era persino più democratica, in quanto allora andava a votare il 90% circa dei cittadini per cui la maggioranza assoluta rappresentava la maggioranza del Paese, mentre oggi i votanti sono il 60% circa, per cui si ottiene il premio di maggioranza pur essendo minoranza nel Paese.
Avendo la maggioranza della Camera l’incarico del Presidente della Repubblica al candidato premier e la fiducia della Camera saranno delle semplici formalità.
L’altra Camera – che mantiene l’attuale denominazione “Senato della Repubblica” – sarà composta da 95 persone: 74 tra i consiglieri e presidenti di regioni e 21 tra i sindaci (uno per ogni regione). Cinque di loro, scelti dal Presidente della Repubblica, resteranno in carica per sette anni, per la durata del mandato, per cui saranno ovviamente collegati al Presidente che li ha nominati con un’attenuazione della autonomia istituzionale. I Senatori conserveranno l’immunità parlamentare. Una legge ordinaria dovrà stabilire come saranno eletti se indirettamente dai consiglieri regionali o direttamente dai cittadini.

Funzioni delle Camere

Spetta esclusivamente alla Camera dei deputati dare la fiducia al Governo, oltre ad esercitare la funzione di indirizzo politico e quella di controllo del Governo.
Al Senato della Repubblica è delegata la rappresentanza delle istituzioni locali, provvedendo a raccordare lo Stato agli altri enti costitutivi della Repubblica I senatori verificheranno l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori.
Il potere legislativo spetta alla Camera mentre il Senato oltre a concorrere all’approvazione delle leggi soltanto nelle materie previste dalla Costituzione può intervenire nelle materie di competenza della Camera. Infatti ogni disegno di legge approvato dalla Camera è trasmesso immediatamente al Senato il quale, su richiesta di un terzo dei componenti, può disporre di esaminarlo. Se vengono avanzate delle proposte di modifica la Camera si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato non chieda di esaminare il provvedimento, la legge viene promulgata.
Questo balletto tra Camera e Senato deve avvenire nei termini, alquanto brevi, previsti dalla riforma per cui diventa difficile immaginare che il Senato avrà voce in capitolo considerato che i Senatori, essendo consiglieri regionali o Presidenti di Regioni e Sindaci, dedicheranno quasi la totalità del tempo all’attività politica nei rispettivi territori che li dovrà eleggere mentre a Roma svolgeranno qualche formalità.
Cessa dunque il “Bicameralismo perfetto”, indicato come il responsabile della lentezze nell’approvazione delle leggi ed uno dei motivi per giustificare la riforma.
Questa motivazione è una grandissima mistificazione. Oggi in Italia, nessuno conosce il reale numero delle leggi o degli atti aventi forza di legge, le fonti più accreditate stimano in circa 50.000 le leggi attualmente in vigore, mentre in Gran Bretagna sono 3.000, la Germania ne conta 5.500 e la Francia 7.000. Il vero problema del nostro Paese è la qualità delle leggi che debbono essere comprensibili da tutti i cittadini e che non si prestino a diverse interpretazioni, e non la quantità delle leggi.
Con la riforma la Camera perde quasi completamente il potere di iniziativa legislativa, già adesso sta avvenendo, in quanto l’88% delle proposte di legge sono di iniziativa del Governo; a queste vanno sommati i Decreti legge su cui viene posta sistematicamente la fiducia, per cui il Parlamento è completamente esautorato e i Parlamentari di maggioranza sono dei semplici yes-men e ciò avviene nel più assoluto silenzio del Presidente della Repubblica.
La riforma codifica questa situazione: «Il Governo può chiedere alla Camera di deliberare entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di 70 giorni dalla deliberazione».
Non è più la Camera a decidere autonomamente l’ordine dei lavori ma le viene imposto dal Governo.
Se la riforma entra in vigore la Camera espressione della sovranità popolare perde la centralità legislativa prevista, mentre aumentano in misura abnorme i poteri dell’Esecutivo senza che vengano introdotti i necessari contrappesi.
La Camera oltre a dare la fiducia al Governo e avere la potestà di legiferare ha anche il potere di deliberare lo stato di guerra. La norma prevede infatti che «la Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra». Ammesso che i 630 deputati siano tutti presenti, in soli 316 possono decidere l’entrata in guerra dell’Italia. Quindi la riforma affida alla sola maggioranza il potere di dichiarare guerra.

Elezione del Presidente della Repubblica

L’elezione del Presidente, essendo un organo di garanzia e rappresentante dell’unità della nazione, dovrebbe avvenire con il più ampio consenso del Parlamento, come peraltro previsto dalla Costituzione. Invece con la riforma non è più necessario il contributo anche delle opposizioni ma sono sufficienti i voti della sola maggioranza. La norma prescrive che dal quarto scrutinio è necessaria la maggioranza dei 3/5 dell’assemblea cioè 292 voti mentre dal settimo scrutinio la maggioranza dei 3/5 dei votanti. Quindi dal settimo scrutino, se vota il 50% dell’assemblea (basteranno 365 presenze per rendere valida la seduta), il Presidente viene eletto con 146 voti i 3/5 dei votanti. Avremo così un Presidente prigioniero della maggioranza e quindi del Governo con tutte le conseguenze che ne possono derivare.

Elezione della Corte Costituzionale

Attualmente dei quindici giudici 5 sono nominati dal Presidente della Repubblica, 5 dalle supreme magistrature ordinarie ed amministrative, 5 dal Parlamento in seduta comune. Per potere eleggere i Giudici Costituzionali oggi è necessario un accordo tra maggioranza ed opposizione in Parlamento, come è avvenuto recentemente. Con la riforma, dei 5 componenti di competenza del Parlamento 3 sono eletti dalla Camera e 2 dal Senato. Anche in questo caso i Giudici Costituzionali, che sono i custodi della Costituzione, devono la propria elezione alla sola maggioranza. Manterranno la libertà di giudizio? Inoltre non si riesce a capire la ratio di questa scelta: 630 deputati eleggono tre giudici mentre 100 senatori ne eleggono 2.

Competenze dello Stato e delle Regioni

La riforma delinea una competenza esclusiva dello Stato e una delle Regioni eliminando la legislazione concorrente, con buona pace per il federalismo.
È stata inoltre introdotta la cosiddetta “clausola di supremazia statale”: ai fini della tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica oppure per la tutela dell’interesse nazionale, il Governo può chiedere che la competenza passi allo Stato anche per le materie di esclusiva competenza delle Regioni.
Inoltre è previsto che ad altre Regioni, in presenza di alcuni requisiti, può essere attribuito lo “Statuto speciale”. Invece di toglierlo alle regioni che ne sono provviste ne aumentano il numero.

Leggi di iniziativa popolare

Viene aumentato da 50.000 a 150.000 il numero di firme necessarie per la presentazione da parte dei cittadini di disegni di legge. Ciò rappresenta un duro colpo a questo strumento di democrazia diretta.

Referendum abrogativo

Anche in questo caso è modificato l’istituto del referendum abrogativo con l’introduzione di un doppio quorum: se la richiesta è sottoscritta da 500.000 elettori per la validità della consultazione sarà necessaria la maggioranza degli aventi diritto; se viene sottoscritta da 800.000 elettori sarà sufficiente la partecipazione della maggioranza dei votanti all’ultima elezione della Camera dei deputati.

Questa non è una riforma ma una controriforma che accentra maggiormente il potere nelle mani di un’oligarchia rappresentata dai gruppi dirigenti dei partiti i quali secondo l’art. 49 della Costituzione, mai attuato, «dovrebbero concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale» e non ad occupare le Istituzioni.
Dall’esame della riforma risulta chiaramente che le motivazioni addotte per giustificare la modifica della Costituzione e che vengono continuamente propinate agli Italiani (cioè: velocizzare l’approvazione delle leggi e contenere i costi della politica) sono delle pure e semplici bugie perché, come si è evidenziato in precedenza, l’Italia ha il più alto numero di leggi rispetto agli altri Paesi europei e per contenere i costi della politica sarebbe stato molto più semplice dimezzare il numero dei parlamentari su cui a parola tutti da sempre sono a favore.
La riforma serve soltanto al partito di turno di governare senza controlli con una Camera addomesticata e con gli organi di garanzia totalmente assoggettati alla maggioranza.
Inoltre la riforma stravolge completamente l’assetto dell’attuale Carta in quanto sposta la centralità dalle Camere al Presidente del Consiglio senza approntare i necessari pesi e contrappesi.
Non bisogna mai dimenticare che la Costituzione è nata dalla Resistenza e dalla lotta partigiana. Per dare all’Italia, liberata dall’occupazione nazi-fascista, una Costituzione laica, democratica, antifascista migliaia di cittadini, di diverso orientamento politico, hanno lottato, sono morti e hanno subito torture per cui è dovere di tutti noi opporci.
Quelle donne e uomini non solo hanno lottato per liberare il paese ma anche per la giustizia sociale. Purtroppo oggi le disuguaglianze sono aumentate, i diritti dei lavoratori sono calpestati, la sanità e la scuola vengono privatizzate, persino l’acqua viene data in gestione alle multinazionali nonostante la stragrande maggioranza degli italiani aveva chiesto, con il referendum, che rimanesse pubblica.
Per avere il diritto di eleggere i propri rappresentanti, per evitare che venga assegnato il premio di maggioranza alla lista minoritaria e per non consentire di fare scempio della Costituzione, chiediamo ai cittadini di firmare ai banchetti la richiesta di referendum.

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Una Risposta to “La controriforma”

  1. Sulla riforma ci si confronta sul merito | Luis Alberto Orellana Says:

    […] Mi permetto di segnalarvi il lungo e approfondito scambio di opinioni sulla riforma costituzionale che è avvenuto fra me e Walter Veltri. E’ stato ospitato, nelle ultime settimane, nel blog “direfarebaciare” di Giovanni Giovannetti, che ringrazio.Se avete la pazienza di leggere qui trovate tutto il nostro scambio dialettico.Miei commenti puntuali alle obiezioni di Veltri sulla riformahttps://sconfinamento.wordpress.com/2016/09/05/ri-costituente-2/ che erano state pubblicate a maggio scorso: https://sconfinamento.wordpress.com/2016/05/03/la-controriforma/ […]

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