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Pier Paolo Pasolini, si avvicina l’ora della verità

Sarà una Commissione d’inchiesta monocamerale a indagare sulle circostanze che portarono alla morte del poeta, regista e scrittore. L’iter partito un anno fa – giugno 2015 – con una proposta di legge sottoscritta da una sessantina di parlamentari – prima firmataria la deputata friulana Serena Pellegrino – è ora a una svolta. L’ufficio di presidenza della Camera ha avviato la discussione in commissione affari costituzionali. Poi la strada dovrebbe essere in discesa. Toccherà al Parlamento approvare a giugno, al massimo luglio, la legge, e quindi far partire la Commissione d’inchiesta.

Dopo quarant’anni resta ancora irrisolto l’omicidio: e quanto sappiamo di esecutori (almeno sette persone) e dei possibili mandanti è frutto di indagini giornalistiche, una verità storica maturata nel tempo, sempre più distante da quella giudiziaria che condannò il minorenne Pino Pelosi (indotto ad autoaccusarsi da ambienti contigui a destra eversiva e P2) a poco più di 9 anni di carcere. Non per caso, al comma b dell’articolo 1 della proposta di Commissione si legge: «Esaminare e valutare le possibili connessioni tra l’omicidio di Pier Paolo Pasolini e gli omicidi di Enrico Mattei e di Mauro De Mauro nonché con l’operato della loggia massonica “Propaganda 2” facente capo a Licio Gelli e dei suoi iscritti o con altre organizzazioni criminali».
A chiedere una commissione d’inchiesta era stato già l’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer.
Ma l’idea naufragò. Serena Pellegrino, però, a quel «sogno di restituire la verità a Pier Paolo Pasolini» non ha mai rinunciato. Nemmeno quando l’ultima indagine della Procura di Roma venne archiviata a maggio dello scorso anno dal Gip.
Il caso era stato, infatti, riaperto dopo che sui vestiti del poeta erano state ritrovate macchie di sangue con tracce di Dna appartenenti ad altre persone e non a Pino Pelosi, riconosciuto finora come l’unico esecutore della morte di Pasolini.
Ma a mettere quella che pareva essere la parola fine sull’intera vicenda, era stato il giudice per le indagini preliminari, che aveva accolto la richiesta d’archiviazione, avanzata dalla Procura.
«Non ci fermiamo qui», aveva promesso Serena Pellegrino: «Come esiste una commissione d’inchiesta su Aldo Moro, vogliamo che ne venga istituita una anche su Pasolini. Pasolini deve avere la stessa dignità di Moro». «Noi vogliamo riabilitare Pasolini a 360 gradi. Per troppo tempo c’è stato silenzio, anche a livello politico, intorno a questa vicenda. L’ultima archiviazione giudiziaria è stata come avere ucciso per la seconda volta Pasolini».
Per un anno la proposta di legge è rimasta ferma nei cassetti nell’ufficio di Presidenza. Ora entro giugno dalla Camera dovrebbe arrivare il via libera definitivo. I nuovi inquirenti avranno 18 mesi per scoprire quanto più possibile sul delitto.
Per scoprire la verità sulla morte del poeta si era mossa anche la società civile. In pochi mesi la petizione lanciata sul portale Change.org dall’avvocato Stefano Maccioni, legale del cugino dello scrittore, per istituire la commissione d’inchiesta monocamerale, aveva raccolto 10.795 firme. Tra le firme della petizione appare anche quella del premio Nobel Dario Fo.
La coscienza insomma di non essere più da soli davanti a questa ennesima battaglia, che ha sortito il primo effetto. «È una grande vittoria – esulta Serena Pellegrino – È un passo verso la verità che tutti auspichiamo».

PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE

Art. 1.
(Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini).

1. È istituita, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, di seguito denominata «Commissione», con il compito di:
a) analizzare la dinamica del delitto, sulla base dei dati acquisiti attraverso le precedenti inchieste giudiziarie e degli elementi emersi successivamente, al fine di individuare il movente e gli esecutori dell’omicidio;
b) esaminare e valutare le possibili connessioni tra l’omicidio di Pier Paolo Pasolini e gli omicidi di Enrico Mattei e di Mauro De Mauro nonché con l’operato della loggia massonica «Propaganda 2», facente capo a Licio Gelli, e dei suoi iscritti o con altre organizzazioni criminali;
c) analizzare le modalità di azione delle amministrazioni dello Stato in relazione al delitto al fine di valutarne, in particolare, la completezza e l’attendibilità;
d) individuare eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute.

Art. 2.
(Composizione della Commissione).

1. La Commissione è composta da venti deputati nominati dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo costituito.
2. Il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei componenti, convoca la Commissione per la costituzione dell’ufficio di presidenza.
3. La Commissione, nella prima seduta, elegge il presidente, due vicepresidenti e due segretari, ai sensi dell’articolo 20, commi 1, 2, 3 e 4, del Regolamento della Camera dei deputati.

Art. 3.
(Poteri e limiti della Commissione).

1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.
2. La Commissione ha facoltà di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti. Gli atti e i documenti acquisiti sono comunque coperti dal segreto di cui all’articolo 4 qualora attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari.
3. La Commissione stabilisce quali atti e documenti diversi da quelli di cui al comma 2 non debbano essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso.
4. Ferme restando le competenze dell’autorità giudiziaria, per le audizioni e le testimonianze davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli 366 e 372 del codice penale.
5. Per i segreti di Stato, d’ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti in materia.

Art. 4.
(Segreto).

1. I componenti la Commissione, i funzionari e il personale di qualsiasi ordine e grado addetti alla Commissione stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta oppure ne viene a conoscenza per ragioni d’ufficio o di servizio sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda le notizie, gli atti e i documenti acquisiti nelle sedute segrete ovvero gli atti e i documenti di cui all’articolo 3, commi 2 e 2.
2. La diffusione in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, di atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali è stata vietata la divulgazione è punita ai sensi delle leggi vigenti.

Art. 5.
(Collaborazioni).

1. La Commissione può avvalersi dell’opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e delle collaborazioni che ritiene necessarie.

Art. 6.
(Organizzazione interna).

1. L’attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima dell’inizio dei lavori. Ciascun componente può proporre la modifica delle norme regolamentari.
2. Tutte le volte che lo ritenga opportuno la Commissione può riunirsi in seduta segreta.
3. Per l’esercizio delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dal Presidente della Camera dei deputati.
4. Le spese per il funzionamento della Commissione, nei limiti di euro 20.000 per l’anno 2015, di euro 70.000 per l’anno 2016 e di euro 40.000 per l’anno 2017, sono poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati.

Art. 7.
(Durata).

1. La Commissione conclude i propri lavori entro diciotto mesi dalla sua costituzione ed entro i successivi due mesi presenta alla Camera dei deputati una relazione finale sull’attività svolta.

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