Borgarello: basta prese in giro!

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Perché abbiamo disertato l’ennesima “presentazione” del solito centro commerciale
di Paolo Ferloni *

L’attualità pavese impone ogni giorno diverse questioni più o meno spinose a un osservatore non sprovveduto, o non digiuno di nozioni scientifiche: amianto, dove e come smaltirlo; rifiuti, se differenziarli e riciclarli; fanghi, quanti e se spargerne nei campi; pirolisi, se sia pericolosa; autostrada, se sia solo un favore alla ‘ndrangheta; ponte della Becca, se farne uno nuovo e con quali soldi; polveri sottili, se esistano; cambiamenti climatici, se non siano un’invenzione di ambientalisti o dell’ONU. Non si sa mai…
In un contesto così divertente, si fa per dire, ogni tanto ritorna l’immagine, sfuocata e misera, ma sempre (quasi) nuova, da più scolorita simulazione, del progetto di centro commerciale a Borgarello.
E il quotidiano locale la riproduce stancamente, inventata al computer e sempre più finta.
Sì, perché i poveri giornalisti che se ne devono occupare non sanno più cosa scrivere, se non ripetere le sciocchezze che spargono da anni i promotori, Serughetti da Bergamo e i suoi seguaci, come se fossero notizie. Tre passi nel delirio: posti di lavoro, a centinaia o migliaia; tangenziali scorrevoli per il paese di Certosa attraversato da troppe auto pavesi. E magnifiche sorti e progressive: tanti traffici e traffico tanto. E soldi, soldi in quantità per il modesto Comune.
Basterebbe aver letto la sentenza del TAR Lombardia di cui diede notizia il 10 Agosto 2013 la Sezione pavese di Italia Nostra (http://www.italianostra.org/?p=30894). Associazione che con Legambiente e con gli avvocati Franco Maurici e Roberto Scola ottenne una sentenza definitiva, come quella ottenuta anche dai ricorsi dei Comuni di San Genesio e di Pavia. Tanto che la controparte non ebbe nemmeno un appiglio per ricorrere al Consiglio di Stato.
Gli amici di Borgarello ci hanno invitato a un’altra ripetitiva assemblea, per la sera di venerdì 6 maggio, ed ecco sul giornale il titolo enfatico “il megamarket si presenta”. E domenica 8 maggio: “Megamarket, tocca ai legali”. Perché intestardirsi a ingannare gli illusi, a minacciare improbabili pressioni al Sindaco e al Comune? Perché promettere altro denaro? E da chi e da dove verrebbe?
Il TAR disse chiaro e tondo che vicino al Naviglio e al Navigliaccio non si può costruire un bel nulla, stando alla legge regionale. Il parere del funzionario di Regione Lombardia che in Conferenza di Servizi nel 2011 fu favorevole, era un falso, forse avallato dai suoi superiori, chissà. Sarebbe stato utile rilevare quell’imbroglio, e chiedergli i danni. Erariali e morali. Infatti con quel voto la Regione voleva truffare se stessa, venendo meno alla propria legge.
Prive di ogni fondamento sono dunque tutte le chiacchiere successive, di ieri e di oggi, e non fanno più notizia. Borgarello le ha seppellite sotto il ridicolo, e sotto i risultati delle ultime elezioni amministrative. Non al Comune i promotori potranno chiedere danni. Li chiedano a se stessi: se continuano a sbandierare una grossa struttura inutile, che nessuno vuole, e non hanno ancora capito perché, ci sarà qualcosa di dannoso e sbagliato nelle loro motivazioni e nei loro scopi.
Ecco perché, in memoria di Franco Maurici e della sua schiena dritta, il vostro cortese invito, amici buoni e cari, era da rifiutare. Avremmo accettato soltanto per vedervi, ma ci saranno occasioni migliori. Amicus Plato, sed magis amica veritas.

* Movimento civico Insieme per Pavia

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